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Martedì, 16 Luglio 2024 - 00:32

Vivere di rendita o anche solo arrotondare le entrate di famiglia con i proventi dell'affitto. Un'ottima idea per far fruttare il patrimonio immobiliare, gravato dalle tasse e dall'incubo green sollevato dai burocrati europei, ma anche una potenziale fonte di guai. Vediamo allora alcuni consigli pratici per dare in locazione una casa senza problemi.

  • Prima regola: scegliere con grande cura gli inquilini, incontrandoli di persona per apprezzarne grado di precisione e affidabilità (non solo di reddito). Può sembrare un consiglio banale, ma non è così. Perchè saranno queste le persone che abiteranno l'immobile e che quindi potrebbero provocare danni alla proprietà. Per non parlare del rischio che le scadenze di pagamento non siano rispettare.
  • Seconda regola: stipulare un contratto di locazione chiaro e dettagliato. Il contratto, che ha valore legale, è bene che indichi con chiarezza tutte le condizioni dell'affitto, inclusi i termini di pagamento, le rispettive responsabilità nel caso si rendano necessarie delle riparazioni e le norme della casa.
  • Terza regola: evitare accordi verbali o scritture private. Solo un contratto chiaro e completo previene infatti malintesi futuri e offre protezione a entrambe le parti. Esistono anche dei contratti tipo.
  • Quarta regola: pretendere sempre una cauzione in deposito. Questo denaro si rivelerà molto utile nel caso la proprietà venisse danneggiata o l'affittuario non versasse le rate relative all'ultimo periodo di locazione.
  • Quinta regola: assicurare l'immobile. Meglio ancora se la polizza copre anche eventuali danni materiali causati dall'inquilino. Come per esempio la rottura del vetro di una finestra.

In generale, può essere inoltre opportuno rivolgersi a una agenzia immobiliare del settore o a una piattaforma online di property management. Per esempio questa miniguida è stata realizzata con l'aiuto di Domeo, start-up nata nel 2021.

Leggi anche: Come aprire una attività in franchising evitando brutte sorprese. Qui, invece, il fondo che aiuta gli italiani a comprare casa.

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Caro Aboubakar Soumahoro, le scrivo questa cartolina perché sto apprezzando molto il suo tentativo di riprendersi la scena. Sono sempre stato un fan delle imprese impossibili, e la sua, di tutte, mi sembra la più impossibile.

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di GIOVANNI BIRINDELLI

Le leggi dell'economia dimostrano che a regime, in assenza di Stato, cioè in presenza di libero scambio (a partire dal quello nel settore del denaro), la prosperità sarebbe tale che le persone che non hanno nulla da scambiare sarebbero poche eccezioni, e sempre meno nel tempo.

Inoltre, l'assistenza di Stato consente alla persona di deresponsabilizzarsi anche in relazione alla solidarietà: se qualcuno a me vicino sta male, dato che a lui ci pensa lo stato, io possono permettermi di venire meno al mio dovere (non etico ma umano) di aiutarlo.

La solidarietà è tale solo se è volontaria. La generosità col denaro degli altri (la cosiddetta "solidarietà sociale") non è solidarietà ma il suo opposto: quello che uccide la solidarietà e la cultura stessa della solidarietà. Nelle parole di Milton Friedman "il periodo d'oro del laissez-faire, la metà e la fine del diciannovesimo secolo in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, vide una straordinaria proliferazione di organizzazioni e istituzioni caritatevoli private. Uno dei principali costi dell'espansione delle attività assistenziali governative è stato il corrispondente declino delle attività caritatevoli private".

Premesso questo, nei limiti in cui si è a favore del principio di uguaglianza davanti alla legge, non si può coerentemente essere a favore del suo contrario: e cioè che una particolare organizzazione, a differenza di chiunque altro, abbia il diritto di rubare (sottrarre con la forza) denaro ad altri a fin di bene.

Infine, nei limiti in cui si fosse contrari alla schiavitù indipendentemente dal suo utilizzo a fin di bene, non si può coerentemente essere a favore dell'imposizione fiscale (o di altra violazione del principio di uguaglianza davanti alla legge) a fin di bene.

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Non era difficile, anzi non era proprio possibile sbagliarsi sulle reazioni comuniste dei comunisti dopo l'attentato a Trump, trattandosi di materiale umano scadente, prevedibile nelle sue vertiginose bassezze, patologicamente nostalgico del terrorismo vile, che gode ma non abbastanza se non ci scappa il morto. "Me lo fai tu il pezzo, Max?". "Sì, te lo faccio io". Nel prevederle sono andato sul sicuro, e mi son riso degli inesorabili commenti dei comunisti, che son gente di merd* particolarmente nella versione sfaccendata e anonima da forum: ma dove li vedi, ma ti sei inventato tutto, ma dici solo balle. Invece già i social, che però rispecchiano piaccia non piaccia certa psicologia reale, s'intasavano di invettive, rimpianti, allusioni, insinuazioni, ricostruzioni, ma cretine, retrologie, ma idiote, tecnicalità balistiche da centro sociale, adepti di Ilaler Salis, la nonviolenta che spaccava le teste (secondo la magistratura ungherese), già le Myrta e i Saviano si producevano in rettopensieri, se volete nel senso fisiologico, che di fatto consideravano un eguale concetto: ecco, adesso ci tocca pure tenercelo come vittima quell'infame. Compagni, who else?

Ecco, appunto, Saviano: come sempre spicca nel parlare e far parlare di sé e nel caso, clinico, che andiamo a considerare oggi, riesce nell'impresa del tutto antiletteraria di vergare una frase del tutto sbomballata, scampanata, sconslusionata, tipica di chi, non avendo gran dimestichezza con la parola scritta, si nasconde dietro i veli di un nonsenso che impacchetta, accartocciandola, la falsa coscienza e per sovrappiù quella vera; laddove quella vera tradisce un sentimento non nuevo, ma schizoide: da una parte, la gioia rabbiosa, comunista, per il sangue versato (da Trump), dall'altra il rimpianto per quel gol sbagliato a porta vuota, mitigato dalla consapevolezza calcolatoria. Saviano non è uno scrittore, è un brand manager, o placer, uno che sa solo mettere al posto giusto la marca, cioè se stesso. Ma il suo capolavoro formula X va ripreso alla lettera, se no, su questo niente, si capisce meno di niente".

"Sangue sul visto di Donald Trump. La storia politica insegna che il proiettile che manca il bersaglio lo rafforza. Il proiettile che ha sibiliato all'orecchio di Trump, ferendolo, ha trasformato Trump in vittima. Chi in queste ore si danna per quei pochi centimetri che avrebbero permesso al proiettile di chiudere la partita con uno dei peggiori leader politici dei nostri tempi, non si rende conto che nessuna cospirazione può sostituire la democrazia, nella violenza la democrazia muore".

Quando si buttano via 8 euro al mese per poter scrivere cazzate estese. Adesso ci divertiamo, ma con gran pena, a fare un po' di esegesi, prima spiccia, poi approfondita. L'esegesi spiccia è: cazzo, potevano farlo fuori, quanto mi dispiace, però siccome io so' Saviano e so' cchiu intelliggient 'e voi, vi impartisco che è meglio accussì. Questo il Lialo dell'antimafia in purezza. Ma, per dirla come Spalletti, se noi si va a vedere tra le pieghe degli schemi applicati alle parole tattiche, si trova molto, molto di meglio.

  1. "Sangue sul visto di DT": non Trump è stato ferito, non gli hanno sparato in faccia; c'è il tentativo di ridimensionare, di svilire l'attentato (mai affermato terminologicamente, non a caso): sangue, così, come per una zanzara molesta o un graffio inflittosi da solo. Insomma il sangue di Trump è meno sangue perché Trump, un po' alla cover de l'Espresso, è meno umano, è un non uomo, sarà pure ricco sfondato, che sui comunisti esercita sempre una fascinazione irresistibile, definitiva, ma resta un untermensch. "La storia politica insegna", e siamo già alla presunzione canterina, degregoriana, "la storia sono io, attenzione".
  2. "Il proiettile che manca il bersaglio lo rafforza": ecco sgorgare prorompente il rimpianto, meschinello, dolente. E difatti: "Ha trasformato Trump in vittima". Ora, messa così, la faccenda porta a ritenere che uno, solo perché gli hanno sparato in faccia, recita, la mena, insomma ci marcia; tipo Saviano con la scorta, senonché che a lui nessuno gli ha mai sparato manco i coriandoli, a Trump sì, a pallettoni e questo fa soffrire doppiamente Bob l'Amerikano. Speriamo solo che, come nella famosa vignetta di Forattini con Scalfari che si gambizzava dopo l'attentato brigatista a Montanelli, Bob nostro non proceda di conseguenza.
  3. "Chi in queste ore si danna" è una allusione ai compari: sì, compagni, lo sappiamo, sta cosa che se l'è scampata per mezzo centimetro ci fa girare i coglioni, porco qua e porco là, ma la volete capire ("non si rende conto", uguale non vi rendete conto) che se lo pigliavano in mezzo agli occhi avevamo chiuso?
  4. Sul "peggiore leader dei nostri tempi" c'è poco da dire al netto della spocchia patetica di un analista da scuola serale: il luogo comune, il cliché di un comunista con attico a Central Park, uno, possiamo ripeterlo, please?, condannato per plagio, occasionalmente. Uno che pesca qua e là e fa ammuina, aumm aumm, jamme, jà. E che deve fa uno accussì se non riciclare luoghi comuni(sti) altrui? Sto dicendo che se il giudizio negativo su Trump viene da Rampini, io mi fermo a rifletterci; se viene da Saviano, io mi fermo al bar a prendere una gazzosa con alka selzer.
  5. Il finale è da batteria dei fuochi pirici: "Nessuna cospirazione può sostituire la democrazia, nella violenza la democrazia muore": direbbe eer Braciola: "ma che cazzo stai a dì?"; diciamo noi, che siamo evoluti (più o meno, ma più di un comunista senz'altro): sì, ma cospirazione in che senso? Quella di chi pensa che Trump si sia fatto sparare da solo (allora lo vedi che lo dicono?), oppure la cospirazione di Trump, che effettivamente si è fatto sparare da solo? Sarà un cavillo, ma cova una differenza sostanziale: chi è che inventa, alla fine? Perché se il cospiratore è Trump, ne discende un rosario di conseguenze che adesso sarebbe lungo affrontare ma ci sono e chiunque se le può rappresentare. Non sto insinuando che Saviano sia talmente sottile, sia così scrittore da averlo fatto apposta: è la falsa, o cattiva coscienza, a consigliarlo, e così finisce per guidarlo sui sentieri di un ermetismo finto, insopportabile, ambiguo, allusivo. Anche quanto a professione di antiviolenza, irricevibile in un fan di teppisti nell'alone del terrorismo estetico, uno che ha appena postato, alludendo senza margine di dubbio a Giorgia Meloni, la canzoncina dei 99 Posse: "ho un rigurgito antifascista iiih se vedo un punto nero ci sparo a vista iiih".

Ma torniamo a bomba, anzi a raffica. Nei commenti alla sparata narcisistica del nostro guaglione nessuno capisce niente però tutti, quasi tutti, ciascuno con gli strumenti analitici di cui dispone, avvertono quella certa brezza fetida di detto e non detto, di dire una cosa per significare il suo contrario: e si scatenano, il pensiero più gentile è "fai schifo". C'è chi inserisce un cesso con la catenella. E allora andiamocene un po' a spasso per il sentimento popolare (viaggia su meccaniche divine…): "Questa poi ce la spieghi" (e il nostro Musso, prontissimo: "Io? Chiedilo a lui!"); "Sei chiaramente disturbato…"; "Perché non cominci a dare il buon esempio?" (perché non è capace, non ne ha mai fornito uno, ecco perché); "Questo post rientra nell'istigazione all'odio" (ecco uno più lucido degli altri); "Cioè stai dicendo 'peccato'?" (come sopra); "Ti sarebbe piaciuto?"; "Sei un CIALTRONE!"; "Sei il solito ipocrita", "minchia che tipo di uomo sei", "post terrificante, l'odio nasce anche da qui" (correct, sir), "che falsa pantomima scritta; questo il tuo livello?" (yes, sir), e vabbuò. Eccetera, eccetera, eccetera.

Sia il vostro parlare sì sì, no no: tutto il resto viene dal Saviano. Che sarà pure uno scrittore se vi pare, ma a volte ricorda invece quel petulante antimafia che andava a presentare i suoi scritti antimafia (e antimeloni, via) ai festival antimafia organizzati da un impresario antimafia che poi finisce dentro per mafia.

Max Del Papa, 15 luglio 2024

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Many claim that the problem with fractional reserve banking is that it loans money into existence. This is true, but under normal circumstances the money loaned by commercial banks disappears when loans are repaid or defaulted on, and this, therefore, doesn't create a permanent inflation in the money supply.

Government intervention, however, converts temporary money into permanent money through bailouts like the Troubled Asset Relief Program. They purchase loans that would have been defaulted on, preventing the evaporation of credit.

When banks hold assets that are at risk of default, they face having to write them off and making a loss, which would evaporate them as part of the money supply. Bailouts turn such disappearing assets into permanent ones.

Without government bailouts, banks would be unwilling to make loans that are unlikely to be repaid, thus limiting their willingness to loan large amounts of credit into existence, keeping the money supply more stable. At any time, some proportion of money supply would still be temporary. This proportion would somewhat fluctuate with economic conditions, and the temporary money would be functionally indistinguishable from permanent money until a loan is repaid. But there would not be continual net inflation of the money supply.

The symbiotic relationship between the government and financial institutions ensures that when high-risk assets inevitably fail, the state steps in to purchase them. This arrangement incentivizes banks to continue producing worthless assets, knowing they will be able to sell them. However, seeing this creation of toxic assets as just excessive risk-taking in reaction to having a safety net of bailouts misses the larger dynamic. Praxeologically, the production of toxic assets is the rational supply of a good in high demand. These financial instruments can be sold for a higher value than it costs to make them, making their production profitable.

Banks thereby perform the function of government contractors, producing a "worthless financial asset." Similar to how defense contractors produce fighter jets or fish farms produce caviar for state banquets, banks create toxic assets knowing the government will purchase them. This demand ensures that banks continue to produce high-risk financial instruments. The financial sector profits from creating these products despite knowing they may become worthless. It is their worthlessness that causes them to be valued as a purchase, since that rationalizes the bailout.

In praxeological terms, the financial sector and government participate in a cooperation that perpetuates this cycle. Financial institutions create high-risk assets, knowing they will be bought by the government because of the need to prevent economic collapse. This crisis theater maintains a façade of urgent necessity, masking the underlying relationship that benefits both the financial elites and political actors. It ensures continuous profit for the financial sector and retains power for those who appear to be responding to crises they help perpetuate.

By continually handing free money to the rich, the government facilitates a transfer of purchasing power from the population to the elites. This economic structure skews wealth distribution. The entities that receive the free money have the opportunity to invest in assets like tech stocks and real estate, which is where such new money usually lands first.

In a true free market, wealth accumulation would rely more on productive enterprise and value creation rather than financial engineering and rent seeking, resulting in a more equitable distribution of wealth based on merit and productivity. Thus, the current system perpetuates inequality where state policies and inflationary practices favor the rich at the expense of the broader population.

Karl Marx and the Left misdiagnose the root cause of economic inequality. It's not the ownership of the means of production that gives capitalists an unfair advantage but continuously doling out free money to the rich. Through bailouts and other inflation, the state funnels new money to the wealthy, while everyone else has to work for it. This interventionist policy ironically perpetuates the very inequality they decry. In a truly free market, absent of state interference, wealth distribution would align more closely with individual productivity and innovation, reducing artificial inequality and creating a fairer economic system based on merit. Thus, their support for state intervention sustains the economic disparities they aim to eliminate, inverting the reality of how inequality arises.

Many businesses today, especially in the tech sector, function more as inflation-capturing devices than traditional profit-generating enterprises. They prioritize attracting fiat investment from the recipients of new money to tap into the vast pools of money created by banks. After that come the second layer of inflation capturers, who get the money that trickles down from the first layer. The closer to the inflation fan you are, the better you do. Today the success of businesses largely depends on how close to the inflation source they are. Overall, the economy is largely skewed to growth toward the money spigot rather than fulfilling real peoples' needs.

Investors are those with early access to newly created money starting to buy up assets in the economy. This dynamic explains why tech giants grow disproportionately large - they happen to excel at positioning themselves within the flow of newly created money, benefiting from inflated asset prices and speculative investment environments. Productivity and traditional value creation take a back seat to capturing and capitalizing on inflation-driven investment, reinforcing wealth disparities fostered by state monetary intervention. This process distorts market signals, misallocates resources, and perpetuates an economic environment where success ties more to financial maneuvering than genuine productive output.

Via inflation, big players continually receive free money. This allows them to generate vast sums of money with minimal effort, whereas ordinary people must work and produce tangible goods or services for the money to trickle down to them, being paid at reduced purchasing power as earned money is just a small part of the money gained in the system. In a truly free market, purchasing power would directly correspond to productive labor, ensuring a more equitable distribution of wealth. Work would be more highly rewarded, and even modest employment would provide substantial purchasing power, reducing the need for a welfare state. The current system fosters a parasitic class benefiting from monetary manipulation rather than productive contribution. Marx's analysis, focusing on the ownership of the means of production and advocating for state intervention, inadvertently exacerbates the problem. State mechanisms intended to reduce inequality instead perpetuate it by maintaining an economic environment where financial elites thrive on inflationary policies and bailouts, further widening the wealth gap and entrenching systemic inequality.

The problem is not insufficient regulation of the financial sector. All the banks need to create toxic assets is something to bet on. If you ban one way to bet, they just bet on something else or create a derivative of it. You can't ban it all. A normal market would be self-correcting. Faced with losses when a bet goes sour, they would be unwilling to make an unsafe bet. Thus, the real problem is that government intervention makes that temporary money permanent.

During the era of industrial capitalism, power resided with industrial capitalists who created tangible products and infrastructure, driving progress and lifting society. In contrast, the current financial elite manipulate the allocation mechanisms themselves without producing real value, resembling medieval palace elites. This financial parasitism undermines the productive economy, concentrating wealth and power among those who excel at gaming the system rather than creating real economic value. This dynamic reflects a regression to exploitative, feudal-like power structures under the guise of modern financial capitalism, perpetuating inequality and economic instability.

Note: The views expressed on Mises.org are not necessarily those of the Mises Institute.


Many claim that the problem with fractional reserve banking is that it loans money into existence. This is true, but under normal circumstances the money loaned by commercial banks disappears when loans are repaid or defaulted on, and this, therefore, doesn't create a permanent inflation in the money supply.

Government intervention, however, converts temporary money into permanent money through bailouts like the Troubled Asset Relief Program. They purchase loans that would have been defaulted on, preventing the evaporation of credit.

When banks hold assets that are at risk of default, they face having to write them off and making a loss, which would evaporate them as part of the money supply. Bailouts turn such disappearing assets into permanent ones.

Without government bailouts, banks would be unwilling to make loans that are unlikely to be repaid, thus limiting their willingness to loan large amounts of credit into existence, keeping the money supply more stable. At any time, some proportion of money supply would still be temporary. This proportion would somewhat fluctuate with economic conditions, and the temporary money would be functionally indistinguishable from permanent money until a loan is repaid. But there would not be continual net inflation of the money supply.

The symbiotic relationship between the government and financial institutions ensures that when high-risk assets inevitably fail, the state steps in to purchase them. This arrangement incentivizes banks to continue producing worthless assets, knowing they will be able to sell them. However, seeing this creation of toxic assets as just excessive risk-taking in reaction to having a safety net of bailouts misses the larger dynamic. Praxeologically, the production of toxic assets is the rational supply of a good in high demand. These financial instruments can be sold for a higher value than it costs to make them, making their production profitable.

Banks thereby perform the function of government contractors, producing a "worthless financial asset." Similar to how defense contractors produce fighter jets or fish farms produce caviar for state banquets, banks create toxic assets knowing the government will purchase them. This demand ensures that banks continue to produce high-risk financial instruments. The financial sector profits from creating these products despite knowing they may become worthless. It is their worthlessness that causes them to be valued as a purchase, since that rationalizes the bailout.

In praxeological terms, the financial sector and government participate in a cooperation that perpetuates this cycle. Financial institutions create high-risk assets, knowing they will be bought by the government because of the need to prevent economic collapse. This crisis theater maintains a façade of urgent necessity, masking the underlying relationship that benefits both the financial elites and political actors. It ensures continuous profit for the financial sector and retains power for those who appear to be responding to crises they help perpetuate.

By continually handing free money to the rich, the government facilitates a transfer of purchasing power from the population to the elites. This economic structure skews wealth distribution. The entities that receive the free money have the opportunity to invest in assets like tech stocks and real estate, which is where such new money usually lands first.

In a true free market, wealth accumulation would rely more on productive enterprise and value creation rather than financial engineering and rent seeking, resulting in a more equitable distribution of wealth based on merit and productivity. Thus, the current system perpetuates inequality where state policies and inflationary practices favor the rich at the expense of the broader population.

Karl Marx and the Left misdiagnose the root cause of economic inequality. It's not the ownership of the means of production that gives capitalists an unfair advantage but continuously doling out free money to the rich. Through bailouts and other inflation, the state funnels new money to the wealthy, while everyone else has to work for it. This interventionist policy ironically perpetuates the very inequality they decry. In a truly free market, absent of state interference, wealth distribution would align more closely with individual productivity and innovation, reducing artificial inequality and creating a fairer economic system based on merit. Thus, their support for state intervention sustains the economic disparities they aim to eliminate, inverting the reality of how inequality arises.

Many businesses today, especially in the tech sector, function more as inflation-capturing devices than traditional profit-generating enterprises. They prioritize attracting fiat investment from the recipients of new money to tap into the vast pools of money created by banks. After that come the second layer of inflation capturers, who get the money that trickles down from the first layer. The closer to the inflation fan you are, the better you do. Today the success of businesses largely depends on how close to the inflation source they are. Overall, the economy is largely skewed to growth toward the money spigot rather than fulfilling real peoples' needs.

Investors are those with early access to newly created money starting to buy up assets in the economy. This dynamic explains why tech giants grow disproportionately large - they happen to excel at positioning themselves within the flow of newly created money, benefiting from inflated asset prices and speculative investment environments. Productivity and traditional value creation take a back seat to capturing and capitalizing on inflation-driven investment, reinforcing wealth disparities fostered by state monetary intervention. This process distorts market signals, misallocates resources, and perpetuates an economic environment where success ties more to financial maneuvering than genuine productive output.

Via inflation, big players continually receive free money. This allows them to generate vast sums of money with minimal effort, whereas ordinary people must work and produce tangible goods or services for the money to trickle down to them, being paid at reduced purchasing power as earned money is just a small part of the money gained in the system. In a truly free market, purchasing power would directly correspond to productive labor, ensuring a more equitable distribution of wealth. Work would be more highly rewarded, and even modest employment would provide substantial purchasing power, reducing the need for a welfare state. The current system fosters a parasitic class benefiting from monetary manipulation rather than productive contribution. Marx's analysis, focusing on the ownership of the means of production and advocating for state intervention, inadvertently exacerbates the problem. State mechanisms intended to reduce inequality instead perpetuate it by maintaining an economic environment where financial elites thrive on inflationary policies and bailouts, further widening the wealth gap and entrenching systemic inequality.

The problem is not insufficient regulation of the financial sector. All the banks need to create toxic assets is something to bet on. If you ban one way to bet, they just bet on something else or create a derivative of it. You can't ban it all. A normal market would be self-correcting. Faced with losses when a bet goes sour, they would be unwilling to make an unsafe bet. Thus, the real problem is that government intervention makes that temporary money permanent.

During the era of industrial capitalism, power resided with industrial capitalists who created tangible products and infrastructure, driving progress and lifting society. In contrast, the current financial elite manipulate the allocation mechanisms themselves without producing real value, resembling medieval palace elites. This financial parasitism undermines the productive economy, concentrating wealth and power among those who excel at gaming the system rather than creating real economic value. This dynamic reflects a regression to exploitative, feudal-like power structures under the guise of modern financial capitalism, perpetuating inequality and economic instability.

Note: The views expressed on Mises.org are not necessarily those of the Mises Institute.


Solo i superficiali, a questo punto, possono ritenere che il caso Toti sia soltanto da trattare alla stregua di una singola vicenda giudiziaria. Certo, c'è un'inchiesta (fondata, a mio avviso, più su un discutibile e fragile teorema che non su prove certe) e in prospettiva ci sarà un processo. Ma la partita è ormai molto più ampia, e guai a chi - dentro e fuori i confini della politica ufficiale - dovesse stentare a comprenderne la reale portata, per almeno tre ragioni.

La prima. È in corso - più o meno consapevolmente - un "test": si tratta di verificare se anche nel 2024 vale il format (collaudatissimo dal 1992) per cui si può senza particolare sforzo stringere e costringere l'avversario politico nel vicolo cieco della confessione e delle conseguenti dimissioni. Per ora Giovanni Toti ha eroicamente resistito, e qui ci si augura vivamente che continui a farlo. Sarebbe un'autentica rivoluzione.

La seconda. Da qualche decennio, vige un meccanismo di processo mediatico per cui - per mesi interi, prima del processo - passa solo la versione accusatoria, con la vittima sacrificale muta e costretta a un autentico rituale di degradazione davanti all'opinione pubblica. Almeno due volte in due mesi, da quando è costretto agli arresti domiciliari, Toti, che resta un abile giornalista, ha saputo organizzare una controffensiva mediatica (o almeno un contropiede), usando lo stratagemma di un suo memoriale e poi di una lettera all'avvocato, riuscendo a "bucare" il muro della versione unica accusatoria. Anche questo cortocircuito è di estrema rilevanza.

La terza. È finalmente partito il treno della riforma della giustizia, guarda caso in coincidenza con questa vicenda. La prima tranche (positiva nei contenuti ma limitata) è stata approvata, mentre la seconda (ben più rilevante, che include la separazione delle carriere e richiederà quattro passaggi parlamentari) è stata appena avviata. Se il centrodestra vuole realizzare una missione storica (purtroppo fallita in passato) deve insistere e accelerare. Sarebbe un evento memorabile, politicamente e civilmente. La posta in palio è altissima.

L'articolo Caso Toti, molto più di una singola vicenda giudiziaria proviene da The Watcher Post.


Home / Asia SPINGE Bitcoin sopra i 63.000$: è il TRADE del momento

THE ORANGE COIN UP

Bitcoin cavalca la questione Donald Trump: piazze asiatiche LONG su BTC.

Gianluca Grossi 15/07/24 9:00 News

Come prevedibile, l'Asia ha piazzato il trade dei trade, l'unico possibile nelle attuali condizioni del mercato, pesantemente condizionate da quanto avvenuto tra sabato e domenica e del quale abbiamo già parlato qui in modo diffuso. Sì, la questione è quella relativa all'importante shift in termini di aspettative elettorali per le elezioni di novembre negli USA - uno shift che favorisce grandemente Bitcoin e il resto del comparto crypto.

Non è accaduto lo stesso all'oro - ritenuto da sempre bene rifugio e che in genere in momenti di grande confusione si rende estremamente più appetibile. Il vero re di una fase che passerà alla storia - e che i nostri nipoti troveranno sui loro libri di scuola - è Bitcoin, all'inizio di una settimana che andrà comunque analizzata.

Andrà analizzata in relazione agli eventi macro che potrebbero condizionare il tentativo di ritorno di Bitcoin nel vecchio range dal quale era uscito in senso negativo soltanto la scorsa settimana. Una situazione che continueremo a monitorare anche in tempo reale sul nostro Canale Telegram.

Bitcoin è il vero re della riapertura delle borse dopo l'attentato a Trump

I giornali specializzati in economia e finanza lo chiamo Il Trade, con tanto di lettera maiuscola. Lo avevano già confermato i movimenti durante il finesettimana e la conferma definitiva è arrivata alla riapertura delle borse asiatiche, per quanto altri dati macro non sono certamente di quelli che avrebbero dovuto aiutare Bitcoin e il mondo crypto in generale. Ma andiamo con ordine.

La lettura che tutti o quasi gli operatori di mercato hanno fornito della situazione delle ultime ore è lineare: il fatto che Donald Trump sia uscito rinforzato dall'attentato avrà delle ripercussioni elettorali e aumenta la possibilità che il candidato repubblicano esca vittorioso dalle elezioni di novembre.

E questo - per i motivi che abbiamo spiegato qui - è positivo tanto per Bitcoin quanto invece per il mondo crypto. Cosa che sembrerebbe essere anche il leitmovit delle prime operazioni della settimana sulle piazze asiatiche, che sono state contraddistinte da una corsa importante proprio per Bitcoin, Ethereum e più in generale il resto del comparto.

Gli altri eventi importanti della settimana

Sarà una settimana che si aprirà con un'altra apparizione di Jerome Powell in pubblico, alle 18.30 ora italiana di lunedì 15 luglio.

Ci sarà poi, rimanendo al mondo crypto, con ogni probabilità l'approvazione definitiva degli ETF su Ethereum, che non dovrebbero ormai avere alcun ulteriore motivo di rallentamento da parte di SEC.

Sulla situazione inoltre di Ethereum, Alex Lavarello ha aperto con una approfondita analisi di tanti dati, principalmente onchain, che aprono a scenari molto interessanti.

La settimana del 15 luglio non poteva aprirsi in modo migliore e senza un evento esterno come quello che si è verificato negli USA tra sabato e domenica, difficilmente avremmo potuto aspettarci una svolta, in termini di prezzo e di sentiment - di questo livello.


di ANDREW TORBA* Dopo l'attentato a Trump, ce' solo una cosa che mi preme sottolineare: ho capito che non voglio più avere alcun tipo di associazione con i liberals (leggasi progressisti americani, sinistra americana, partito democratico americano, nazicomunisti, ndr). Nessuna. Né in comunità, né in chiesa, né da nessuna parte. Le ragioni di questa decisione…

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L'attentato nei confronti di Donald Trump pur nella sua drammaticità in realtà non stupisce. Non stupisce perché da ormai vari anni nei confronti del Tycoon e del mondo repubblicano è in corso una delegittimazione che ha fatto sì che Trump venisse indentificato non nell'avversario politico da contrastare in modo democratico ma nel nemico da sconfiggere a tutti i costi.

È chiaro che poi salti fuori il pazzo che compie gesti come quello di ieri, per colpa di quei cattivi maestri che tornano in auge. Poi ci sono i cosiddetti esperti, quelli che si ritengono sempre gli unici detentori della verità.

Francesco Giubilei, 14 luglio 2024

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L'episodio di violenza che ha visto protagonista Donald Trump durante un suo comizio in Pennsylvania ha scatenato una serie di dibattiti e preoccupazioni sull'efficacia delle misure di sicurezza dedicate agli ex presidenti degli Stati Uniti. Un individuo, in seguito identificato come Thomas Matthew Crooks, ha violato con preoccupante facilità i protocolli di sicurezza, posizionandosi in un punto strategico per colpire, causando un'ondata di critiche verso il Secret Service e le forze di polizia per il mancato intervento preventivo.

La reazione alla falla di sicurezza non si è fatta attendere, con figure pubbliche come Elon Musk che hanno apertamente criticato la gestione della sicurezza, sollevando dubbi sulla competenza e sull'eventuale sottovalutazione dei rischi da parte dei responsabili. L'evento tragico, per molti, avrebbe potuto essere evitato se fossero stati ascoltati gli avvisi di alcuni partecipanti al comizio, che avevano segnalato la presenza di un uomo armato di fucile su un tetto adiacente, una posizione che garantiva una chiara visuale sul palco.

Ex membri dell'FBI hanno espresso il proprio stupore per quello che sembra essere stato un grave errore di valutazione, sottolineando come fosse impensabile non sorvegliare un punto così esposto e potenzialmente pericoloso. Le loro dichiarazioni hanno alimentato il dibattito pubblico sulla necessità di rivedere radicalmente le procedure di sicurezza, ampliando i perimetri di sicurezza e prestando maggior attenzione alla scelta dei luoghi destinati agli eventi pubblici. Il tetto su cui si trovava il corpo dell'attentatore era solo a 150 metri dal palco di Trump, una distanza da cui le reclute americane si esercitano a colpire una sagoma umana con l'M-16, di cui l'Ar-15 trovato in mano all'attentatore è la versione civile semiautomatica.

Le indagini condotte dall'FBI hanno confermato chi fosse l'aggressore, ma hanno lasciato irrisolte diverse questioni, inclusa quella se Crooks agisse da solo o avesse dei complici. È stato altresì chiarito che non erano state fatte richieste specifiche per un incremento delle misure di sicurezza da parte del team di Trump prima dell'evento, aggiungendo ulteriori domande sull'efficacia e sulla preparazione dei servizi preposti alla protezione.

Nonostante alcune segnalazioni di testimoni, riportate dalla Bbc e dal New York Post, indicassero la presenza di un individuo armato su un tetto poco prima degli spar, queste non sono state inizialmente prese in seria considerazione dalla polizia. Tali testimonianze, ora parte integrante dell'inchiesta, sollevano dubbi significativi riguardo alla prontezza e alla competenza delle forze dell'ordine nel gestire situazioni di emergenza. "Ho detto agli agenti dei Servizi segreti che c'era un uomo armato di fucile sul tetto ma loro hanno continuato a guardare noi senza fare niente, ha detto un testimone. "Stavamo facendo una festa e quando abbiamo sentito parlare Trump siamo usciti e ci siamo avvicinati al campo, vicino agli alberi. Non potevamo vederlo ma sentire sì". La sua testimonianza è sconvolgente: "A un certo punto - ha aggiunto - abbiamo notato un tipo che stava strisciando su un tetto, armato di fucile, era a una cinquantina di metri da noi. Abbiamo guardato con attenzione quel tipo, si vedeva chiaramente che aveva un fucile. La polizia era tutta attorno e noi abbiamo detto: ehi, lì c'è uno armato di fucile, ma loro hanno reagito tipo 'cosa sta succedendo?' e non hanno fatto nulla, hanno guardato me, mentre io continuavo a dire 'guardare quello sul tetto'".

Nessuno, però, ha informato gli agenti all'interno a protezione dell'ex presidente. "Ho pensato - ha continuato il testimone - perché Trump continua a parlare? Perché non lo hanno portato via dal palco? Io intanto ho continuato a fissare quel tipo sul tetto, l'ho fatto per tipo due-tre minuti, mentre i Servizi segreti guardavano noi. E a un certo punto ho sentito cinque colpi".


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Problemi di logistica e addestramento: la resistenza per ora avrà pochi jet. Anche secondo «Foreign Policy» l'Occidente è ambiguo. Dmytro Kuleba protesta. Mosca: «Se i missili Usa saranno in Europa, colpiremo le capitali».

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Home / BREAKING: ETF Ethereum in borsa IN QUESTA DATA

ECCO GLI ETF ETHEREUM

Abbiamo la data per gli ETF Ethereum: ecco quando verranno lanciati

Gianluca Grossi 15/07/24 21:44 News

Secondo Eric Balchunas, specialista ETF di Bloomberg, finalmente ci siamo. Martedì 23 luglio sarà la data di lancio presso le borse USA degli ETF Ethereum. Sempre secondo quanto è stato riportato dallo specialista, SEC avrebbe richiesto gli ultimi aggiornamenti - che dovrebbero comprendere anche le commissioni - entro mercoledì 17.

Questo porterebbe all'ok a mercati chiusi lunedì 22 con lancio già martedì 23 luglio. Manca ancora l'ufficialità, ma la fonte è di quelle affidabili, soprattutto quando si tratta di retroscena che arrivano da Wall Street o dai principali regolatori dei mercati degli Stati Uniti.

Si chiude così un'epopea che si è trascinata molto a lungo e che vedrà finalmente il lancio di prodotti molto attesi sulla più rilevante delle piazze finanziarie mondiali. Avresti ricevuto questa notizia in anteprima sul nostro Canale Telegram. Entra per rimanere sempre aggiornato.

23 luglio 2024: arrivano gli ETF Ethereum negli USA

Ci siamo: il più importante specialista di mercato ETF negli USA, Eric Balchunas, il lancio degli ETF su Ethereum negli USA avverrà il 23 luglio. SEC avrebbe infatti richiesto l'ultimo aggiornamento, quello che introdurrà per tanti gestori anche le commissioni, per poi offrire un OK lunedì 22 luglio a borse chiuse.

Questo porterebbe al lancio degli ETF effettivamente sui mercati martedì 23 luglio. La notizia è ancora da confermare, per quanto la fonte sia tra le più affidabili.

Martedì 23 luglio partiranno tutti i prodotti che sono in attesa di ok, compreso il vecchio $ETHE di Grayscale, che rimarrà osservato speciale per capire come potrebbero muoversi i mercati.

Un'ottima notizia

La notizia arriva in un momento felice per il mondo crypto, per quanto la risposta dei mercati non sia stata immediata. Siamo comunque all'interno di un mini-ciclo, anche di news, molto positivo, che parte dalla fine del dump targato Sassonia e passa anche per la questione Trump.

Il candidato presidente Repubblicano ha nominato pochi minuti fa come candidato vice-presidente JD Vance, storicamente molto vicino alle istanze crypto.

Così come sta aumentando l'impegno, nello spazio Ethereum, da parte di giganti come BlackRock, come spieghiamo in questo video che alleghiamo.

Le condizioni sembrerebbero, nonostante i volumi bassi tipici dell'estate. La grande paura che aveva caratterizzato le scorse settimane sembrerebbe essere finalmente alle spalle, per un ritorno in trend di un ciclo che è forse iniziato, ma che ha ancora tanta strada da fare.

Appuntamento dunque il 23 luglio, a meno, a questo punto, di clamorosi stravolgimento.


La cosa incredibile che oggi vale la pena di leggere è quello che fa giustamente notare La Verità, ovvero la frase incredibile di Stefano Feltri. Come saprete, Stefano Feltri non c'entra niente, per fortuna, né con Vittorio Feltri né con suo figlio Mattia Feltri che scrive sulla Stampa. Era invece il direttore del Domani, ma pure De Benedetti l'ha preso a calci nel sedere per la sua incapacità di guidare il giornale. Oggi me ne sono reso conto anche io perché quello che riporta La Verità è incredibile.

"Ormai è sempre più chiaro che questa non è una campagna elettorale", scrive Feltri il giorno dopo che hanno provato ad ammazzare Trump. "È una guerra civile scaturita da Trump, vittima della violenza che ha generato da anni". Avete capito? Ora è Trump quello che ha alimentato una guerra civile. Questa è la tesi, non solo di Feltri, ma dei tanti del suo giro.

Poco importa insomma se Trump, come abbiamo visto, ha rischiato di essere ucciso: questa situazione è semplicemente colpa della campagna elettorale fatta da The Donald. Trump è vittima della violenza campagna elettorale che lui stesso ha fatto? Toc toc, Stefano Feltri! Ti sei forse dimenticato che nel frattempo i democratici volevano togliergli la scorta? Toc toc! Ti sei forse perso la frase di Kamala Harris dove dice che non vuole più vedere Trump dietro ad un microfono di una campagna elettorale?

Stefano Feltri è sempre vestito bene, con il suo occhialino e con quel look un po' nerd. Per fortuna di tutti noi, non ha un AK-35, ma attraverso la forza delle pallottole (non molto diffuse) della sua scrittura riesce a dire delle cose pazzesche. Sapete che vi dico? Per una volta capisco bene De Benedetti.

Nicola Porro, dalla Zuppa di Porro del 15 luglio 2024


La celebre polemica di Einaudi contro i trivellatori di Stato e l'attualità delle sue idee contro dazi e aiuti pubblici all'industria.

Rubrica "Einaudi: il pensiero e l'azione"

L'articolo Einaudi: il pensiero e l'azione - "I trivellatori di Stato" con Roberto Ricciuti proviene da Fondazione Luigi Einaudi.


Lo sconcerto è tanto dopo la decisione della seconda corte d'assise di Roma di accogliere le richieste dei domiciliari per Gabriel Natale Hjorth. Rosamaria, la moglie di Mario Cerciello Rega è totalmente sconvolta dalla notizia che ha appreso. Come sua abitudine, non intende commentare, ma è pervasa da un profondo senso di sfiducia.

Non conosciamo ancora le motivazioni che la corte ha preso per ridurre drasticamente le pene ai due americani e già uno dei due viene mandato ai domiciliari nella splendida cornice di Fregene. Mario Cerciello Rega, valorosissimo servitore di Stato, è morto sotto i colpi di undici coltellate, ma evidentemente non si era inteso che i fendenti non fossero terminati il 26 luglio di cinque anni fa…! Viene piuttosto voglia di pensare che ci sia "una Giustizia al contrario".

Avv. Massimo Ferrandino Difensore della sig.ra Rosamaria Esilio vedova Cerciello Rega

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Home / Crypto e Bitcoin: BOOM in finanza tradizionale. +1,44 miliardi!

BOOM FINANZA CRYPTO

Dati incredibili quelli di Coinshares: +1,44 miliardi di dollari in una sola settimana su Bitcoin e crypto.

Gianluca Grossi 15/07/24 14:35 News

Un'altra settimana incredibile per i prodotti finanziari che hanno in cassa criptovalute. Sì, parliamo principalmente di ETF - che nella settimana che si è appena chiusa hanno raccolto 1,44 miliardi di dollari, secondo i dati diffusi da Coinshares.

Si tratta di un'ottima settimana anche rispetto alle top del 2024, per un anno che ad oggi vale quasi 18 miliardi di inflow complessivi, trainati in larga parte dagli ETF su Bitcoin lanciati negli USA a gennaio.

Una corsa importante che puoi venire anche a discutere sul nostro Canale Telegram Ufficiale - dove diffondiamo le principali notizie in anteprima e dove ti proponiamo anche una chat con la nostra redazione e con più di 27.000 dei nostri lettori.

L'incredibile corsa degli ETF crypto

Una settimana da urlo. Secondo i dati che sono stati raccolti infatti da Coinshares, nel giro degli ultimi 7 giorni nei prodotti finanziari a tema crypto e Bitcoin sono finiti ben 1,44 miliardi di dollari. Una cifra importante, tenendo anche conto del fatto che stavamo vivendo, almeno prima di domenica, una fase di prezzi invero assai incerti, per quanto in recupero.

Gli ETF hanno comunque deciso di accumulare, nonostante le paure per la liquidazione dei Bitcoin in possesso della Sassonia.

A guidare sono stati quasi esclusivamente gli ETF su Bitcoin negli USA e dunque il mercato degli Stati Uniti.

AREA GEOGRAFICA NETFLOW
Australia +5,8 milioni di dollari
Brasile +1,3 milioni di dollari
Canada +24,2 milioni di dollari
Hong Kong +54,6 milioni di dollari
Germania +11,7 milioni di dollari
Svezia +1,6 milioni di dollari
Svizzera +57,5 milioni di dollari
Stati Uniti +1.247 milioni di dollari
Dati Coinshares

Uno stacco enorme, con tutto il resto dei mercati al di fuori degli USA che pur avendo degli inflow, sono distanti anni luce rispetto alle performance dei titoli quotati a New York.

Un buon segnale in attesa degli ETF Ethereum

Nella settimana che dovrebbe essere quella dell'ok agli ETF su Ethereum - questi numeri ricordano l'enorme importanza e superiorità dei mercati USA rispetto a quelli del resto del mondo, almeno per questo tipo di prodotti.

Degli ETF Ethereum abbiamo già parlato, anche in questo video, dove ti spieghiamo perché si tratterà di un passaggio di impatto potenzialmente enorme sul medio e lungo periodo proprio su $ETH. D'altronde, basta guardare ai numeri di cui sopra, nonostante ci troviamo già a 6 mesi dal lancio di prodotti che hanno già accumulato miliardi.


Che negli Usa si respirasse un clima infame, fatto di intolleranza, aspre divisioni e odio dilagante lo si sapeva gia da tempo. Così come era noto che per i democratici a stelle e strisce Donald Trump rappresentasse un nemico da combattere ed abbattere ad ogni costo e con ogni mezzo possibile, lecito o no. Più difficile era invece ipotizzare che dopo i vari, ma vani, tentativi di eliminare politicamente il tycoon mediante il ricorso all'arma giudiziaria, si passasse direttamente al tentativo di eliminazione fisica, fortunatamente poi fallito anche quello.

Quei proiettili hanno solo ferito in maniera non grave The Donald, il quale non si lascerà certo intimidire dall'ignobile attentato subito in Pennsylvania. Anzi, al contrario, Trump è più che mai combattivo e deciso a portare a termine il cammino che potrebbe ricondurlo verso la Casa Bianca quattro anni dopo averla lasciata tra mille polemiche per fare spazio a Joe Biden. E con ogni probabilità, quegli stessi spari che nelle intenzioni degli attentatori avrebbero dovuto mettertelo definitivamente Ko, finiranno invece col rappresentare l'assist decisivo per il tycoon, l'ultimo tassello mancante per inaugurare negli Usa una nuova era Trump. È l'evento che fa saltare il banco. L'istantanea che farà la storia.

Leggi anche:

L'episodio cruento che chiude in anticipo una campagna elettorale già comunque ampiamente indirizzata verso i repubblicani. La pietra tombale sui residui sogni di gloria dei democratici. Game over.

Salvatore Di Bartolo, 15 luglio 2024

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Non sono lettore abituale dell'editoriale-omelia del sabato di Romano Prodi sul Messaggero. Ma questa settimana il titolo ha acchiappato il mio click: "La risposta necessaria ai salari bassi". E non poteva essere diversamente, dato il tema. L'ultima, solo in ordine cronologico, ossimorica emergenza permanente, causa di costernazione oltre che di impoverimento del paese.

Che suggerisce, Prodi? Al tempo. Prima vediamo la descrizione del contesto da egli fornita. Che parte da qui:

In questo quadro l'Italia, recuperato dopo il Covid una parte del cammino perduto nel decennio precedente, crescerà quest'anno intorno a 0,9%. Con questo risultato, certamente modesto, ma leggermente migliore rispetto alle previsioni, abbiamo superato del 3,6% il nostro Pil del 2019. Tuttavia, unico tra i grandi paesi europei, non abbiamo ancora raggiunto il livello del lontano 2008.

La citazione di Panetta

Prodi prosegue evidenziando quello che segnalo da tempo, e cioè che la crescita dell'occupazione, essendo superiore a quella del Pil, è causa ed effetto di un'economia a produttività stagnante o in via di ulteriore cedimento. Poi, Prodi cita le parole del governatore della Banca d'Italia, Fabio Panetta, che sarà il prossimo premier di emergenza alla prossima crisi economico-istituzionale (perché il premierato nel frattempo sarà stato bocciato).

Panetta, giorni addietro, intervenendo all'assemblea dell'Abi, ha detto quanto segue:

Si discute inoltre della crescita dei salari, tuttora robusta. Anche in questo caso un'attenta analisi dei dati attenua i timori. Dopo le perdite degli anni scorsi, l'attuale aumento delle retribuzioni rappresenta un inevitabile recupero del potere d'acquisto, destinato ad affievolirsi a mano a mano che si ridurrà la perdita da recuperare.

Ecco, attenzione a questo punto. Panetta parlava di rischi inflazionistici, e in questo modo ha allontanato quelli di matrice salariale. Ma la sua è anche una risposta a quanti, nel governo e nella maggioranza, fanno la ruota per segnalare che il recupero dei salari reali rappresenterebbe un punto di svolta, il cui merito sarebbe da attribuire alla fantomatica politica economica dell'esecutivo. Ebbene no, dice Panetta.

Chiuso l'inciso. Prodi invece riprende la frase di Panetta, e la volge a questo modo:

Ancora più significativa risulta l'osservazione del Governatore riguardo alla media dei salari italiani che, nonostante qualche recente aumento, risultano ancora ad un livello così basso da rendere sostanzialmente necessaria la loro rivalutazione. Un aumento che, almeno entro certi limiti, è oggi possibile senza il pericolo di tensioni inflazionistiche.

A occhio e naso, non mi pare il concetto espresso da Panetta, tranne la frase conclusiva. Quindi forse Prodi si riferiva a questo specifico passaggio del governatore:

Inoltre, i minori costi degli input produttivi intermedi e i cospicui profitti sin qui accumulati consentono alle imprese di assorbire la crescita salariale senza trasferirla sui prezzi finali. Infine, l'incremento del costo del lavoro da un lato e il calo dei prezzi dell'energia e del costo del capitale dall'altro favoriranno un aumento del rapporto capitale-lavoro e della produttività, contribuendo anche per questa via a contenere le pressioni inflazionistiche.

Che, ribadiamo, allontana il rischio di matrice salariale per l'inflazione italiana, che infatti è tra le più basse d'Europa. Forse Prodi intendeva affermare che, visto lo stock di profitti cumulati dalle imprese e le migliorate condizioni di costo dei fattori produttivi, sarebbe possibile premere sull'acceleratore e concedere aumenti ai lavoratori. Non so.

Il "controverso" salario minimo

Prodi arriva quindi al "che fare?", ed elabora partendo dal salario minimo, che in molti a sinistra vedono come la leva per sollevare il mondo:

I dati esposti in precedenza ci obbligano a prendere prima di tutto in considerazione il controverso capitolo del salario minimo.

Si tratta di un traguardo raggiunto dalla quasi totalità dei paesi europei e per noi necessario. Dobbiamo essere però consapevoli che, da solo, non è in grado di riportare al livello dovuto il mondo del lavoro italiano.

Abbiamo infatti un tasso di occupazione più basso della media europea, una quota troppo elevata di giovani fuori dal sistema di lavoro e di istruzione (16,1% contro l'11,2%), una quota fuori misura di part-time involontario (10,2% contro il 3,6%) e un insufficiente grado di istruzione e preparazione professionale.

Il salario minimo è "controverso" e da solo non basta a combattere la povertà lavorativa, a causa del ridotto numero di ore medie determinato dal part-time involontario ma, anche e soprattutto, dalle scarse qualifiche e formazione. Necessario ma non sufficiente, pare argomentare Prodi.

Il primo punto l'ho segnalato quasi un anno addietro, attirandomi critiche di essere una sorta di affamatore del popolo lavoratore. Ma, vedete, se le ore mediamente lavorate (in chiaro) restano poche pro capite, anche eventuali aumenti del salario minimo non servono allo scopo, anche ipotizzando che tale aumento non venga compensato da un aumento di immersione, ad esempio col part time involontario.

Il secondo punto toccato da Prodi è fondamentale: come è possibile alzare il salario minimo se le qualifiche e la formazione dei destinatari sono talmente basse ed esigue che sarebbe una pura distruzione di valore aggiunto, quindi di aumento di disoccupazione o di nero?

Ecco, onore al merito di Prodi, che si mostra realista ed economista. Il salario minimo, a favore del quale Prodi pure si era speso lo scorso anno, non gli appare la soluzione. Punto.

E allora, che fare? Qui Prodi la prende molto larga, e non sfugge alla suggestione dello slogan:

Non quindi bonus o sussidi, ma una mobilitazione nazionale di lungo periodo per spingere la società e il sistema produttivo italiano verso quella maggiore efficienza necessaria per invertire la drammatica perdita del potere d'acquisto dei nostri salari.

La mobilitazione nazionale, fa fine e non impegna

Una "mobilitazione nazionale" vuol dire tutto e nulla. E, soprattutto, implica un'attività di lunga lena, non certo immediatamente produttiva di risultati. E, ancora una volta, Prodi la manda a dire a quella parte di sinistra che risolverebbe tutto con patrimoniali e tasse, per alzare i salari: "non bonus o sussidi". Eppure, proprio un sussidio è la chiave di volta della proposta di legge sul salario minimo di ampia parte dell'opposizione di sinistra.

Ecco, game over. La soluzione non ce l'ha Prodi né altri. Il nostro sistema produttivo presenta ampie fasce di arretratezza e distruzione di produttività che si autoalimentano, con immigrazione di non qualificati ed emigrazione di cervelli. Una sorta di auto-affondamento, in pratica. Resta da capire in che modo il Prodi di luglio 2024 riesca a coordinarsi col Prodi che, a settembre 2023, affermava:

Sul salario minimo ho letto tutti, giuristi, sindacati e faccio un ragionamento molto semplice: se noi non garantiamo sei euro netti all'ora a chi lavora, perché questo sono i 9 euro lordi, siamo un Paese che deve vergognarsi di se stesso. Siamo al di sotto del minimo vitale per una persona che deve vivere.

Forse intende che possiamo permetterci i 9 euro lordi orari ma questo non risolverebbe comunque, per i motivi detti? Oppure che dobbiamo sussidiare i 9 euro in modo che, da lordi, divengano netti? Ma questo lo sta tentando il governo Meloni con la decontribuzione, cioè un "bonus" e un "sussidio". Che, peraltro, si mette di traverso ai rinnovi contrattuali di quelle fasce di reddito.

Torno a ripetermi: e se, invece, non pensassimo a riformare la contrattazione collettiva, decentrandola a livello aziendale e territoriale, e puntellandola col salario minimo, che in questo quadro avrebbe senso? Questo Prodi non lo suggerirà mai, temo. Meglio una "grande mobilitazione" che sfidare un tabù.


Da una parte un vecchio che fa pena, Biden, che però ha dietro di sé il potere di un Impero che non vuole riconoscere l'esistenza di un mondo ormai multipolare, dall'altra Trump. Una volta ha perso perché hanno truccato le elezioni, ora non lo possono più fare e dunque va fisicamente eliminato. Tanto più che tra lui e Biden non c'è partita.

In Occidente attaccano Russia e Cina per mancanza di democrazia, negli Stati Uniti democrazia significa cercare di eliminare fisicamente il nemico quando sai di aver perso. In Europa si continua a parlare del pericolo violento delle destre e intanto vittime della violenza sono politici di destra.

L'operazione, programmata o meno a questo punto non ha importanza e conta il dato oggettivo, non è riuscita. A questo punto ai Dem non resta che trovare un candidato nuovo contro Trump. Ma dopo quello che è successo sarà comunque difficile farcela.

La storia ha già il suo eroe e la sua vittoria potrebbe evitarci la continuazione di questa assurda nuova guerra fredda e l'inizio di un nuovo periodo di pace. Ma i colpi di coda in questi mesi sono sempre possibili.

Certo è che questi colpi di coda dovessero fallire, i veri sconfitti di questo conflitto sono l'Unione Europea e tutti quei capi di governo che si sono completamente allineati a Biden.

Trump tratterà con Putin la resa dell'Ucraina e cosa faranno i capi di governo europei: continueranno la guerra da soli?

Paolo Becchi, 15 luglio 2024


di REDAZIONE Il presidente Javier Mile e il ministro dell'Economia, Luis Caputo (ministro dell'Economia), hanno annunciato dagli Stati Uniti l'inizio di una nuova fase del programma economico, sottolineando che a partire da lunedì prossimo il governo applicherà una politica di zero emissioni di denaro e di congelamento, e addirittura di riduzione, della base monetaria (in caso di…

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Home / Perché Donald Trump e Bitcoin vanno in parallelo, spiegato semplice

TRUMP BTC

Un rapporto raccontato in modo dozzinale. La spiegazione semplice del rapporto tra Bitcoin e Donald Trump.

Gianluca Grossi 14/07/24 17:48 News

C'è tanto da spiegare dei curiosi movimenti di Bitcoin alla notizia dell'attentato che ha colpito Donald Trump. A pochi minuti dalla diffusione della notizia, BTC ha perso circa un punto percentuale, per poi piazzare una delle migliori giornate delle ultime settimane. Ci eravamo lasciati questa mattina con uno speciale per fare qualche valutazione più accurata ed ora siamo pronti a offrirvi al guida definitiva per capire - soprattutto se non siete del mondo crypto e Bitcoin - il legame tra la campagna elettorale di Donald Trump (e la sua eventuale vittoria) e l'andamento dei prezzi degli asset di questo comparto.

Le risposte - assai banali in verità - che continuiamo a leggere sui social non raccontano neanche una parte della verità e del rapporto relativamente complesso tra politica USA e Bitcoin. E aiutano poco a capire perché Donald Trump è ormai correlato 1:1 all'andamento di questo comparto.

Ti ricordiamo inoltre che puoi venire a chiederci aiuto o ulteriori delucidazioni sul nostro Canale Telegram, il canale dove diffondiamo contenuti esclusivi, notizie in anteprima e dove avrai anche la possibilità di parlare in filo diretto con la nostra redazione.

Bitcoin in parallelo con Donald Trump: cosa sta succedendo in America

Parte un proiettile, Bitcoin perde quasi 500$ di valore sulle piazze crypto. Il proiettile si rivela privo di conseguenze per Donald Trump, e Bitcoin piazza una delle sue migliori performance delle ultime settimane.

Trump BitcoinIl mercato Bitcoin risponde alla notizia dell'attentato

Coincidenza? Dopo qualche ora è evidente che non lo sia. Il prezzo di Bitcoin segue 1:1 la traiettoria di Donald Trump. E nel caso di oggi, anche quella dei proiettili. È un'amicizia, un cammino in comune, che arriva da vicino, che potrebbe andare lontano almeno fino alle elezioni di novembre e che è stata unilaterale o quasi.

  • Donald Trump a caccia di voti

L'opportunità per Trump di portarsi a casa i tanti single-issue voter che mettono Bitcoin al di sopra di tutto non è frutto di nessun arguto calcolo politico. L'amministrazione Biden è stata disastrosa per il settore, con l'ala sinistra del Partito Democratico, quella guidata dalla Sen. Elizabeth Warren che ha più volte attaccato il settore frontalmente, fino a minacciarlo di renderlo illegale.

Ci sono stati attacchi alle società che fanno mining negli USA, con nuove norme che le obbligano a report tanto cervellotici quanto dannosi per l'industria. E sempre la senatrice Warren si è candidata promuovendosi come generale dell'esercito anti-crypto. Mettere le mani su quel punto percentuale (secondo le stime che troviamo più credibili) che tiene tanto a Bitcoin, non ha richiesto nessuna strategia politica complicata.

  • La partecipazione a Bitcoin 2024

A meno che non venga annullata dopo gli eventi tra sabato e domenica, Donald Trump dovrebbe anche partecipare a Bitcoin 2024, una delle convention più importanti del settore, a capo di una lunga delegazione di politici pro BTC. Una notizia questa arrivata la scorsa settimana e che dovrebbe rinforzare i propositi di apertura a questo mondo da parte del candidato repubblicano.

  • Il voto libertarian

Altra questione, che dovrebbe essere chiara per chi segue la politica USA. C'è un voto libertario, in parte raccolto nel Partito Libertario, in parte invece composto di cani sciolti, che fa gola al Partito Repubblicano.

Trump libertarianDurante la convention del Partito Libertario Donald Trump ha anche incassato fischi

E c'è anche qui una strategia per portarsi a casa quei voti, da parte di Trump, mettendo sul tavolo qualche promessa. Oltre a quelle su Bitcoin - che sono state ripetute proprio alla convention del Partito Libertario, anche la promessa di liberazione di Ross Ulbricht, creatore di Silk Road, che secondo Trump potrebbe ricevere la grazia nel caso di elezione di Donald alla Casa Bianca.

  • Bitcoin l'americano

L'ultima delle questioni riguarda gli ideali tipicamente dell'America della Rivoluzione che si sarebbero incarnati anche in Bitcoin. Le critiche a Federal Reserve e al mondo del denaro fiat non sono certamente nate con Bitcoin negli USA - e sono estremamente popolari tra frange politiche spesso senza rappresentazione che si richiamano proprio agli ideali della Costituzione Americana: Life, Liberty, Pursuit of Happiness, ovvero Vita, Libertà e Ricerca della Felicità - con il governo federale che dovrebbe intromettersi il meno possibile in tutte e tre le vicende.

Difficile però associare la campagna elettorale di Donald Trump - per quanto il Partito Repubblicano abbia ancora diversi rappresentanti che citano spesso quegli ideali - a questa frangia, da sempre scettica di un Partito Repubblicano che trovano… irriconoscibile da sempre.

I bitcoiner sostenitori di Trump?

Il mondo degli appassionati di crypto e Bitcoin è in verità eterogeneo anche sul piano politico. Per quanto forse gli account più rumorosi su X possano essere accostati alla destra americana, c'è in realtà poca omogeneità tra le visioni politiche di ciascuno. Così come c'è poca omogeneità su diversi temi della politica americana.

Se è vero che è raro incontrare Bitcoiner, mutuando ancora termini dalla cultura USA, vicini alle posizioni woke, è altrettanto vero che tanti dei personaggi più vicini a Bitcoin sono storicamente lontani da Donald Trump.

Pensare che questo sia un matrimonio che poteva essere anticipato da sempre e che sarebbe avvenuto comunque senza il chiaro schierarsi di Donald Trump a favore dell'indusria… è argomento buono per i detrattori di Bitcoin. Detrattori che stanno esaurendo gli argomenti forse più ragionevoli e che - come spesso accade - sono costretti a disegnare alleanze e intelligenze che purtroppo esistono solo nella loro testa.

O, più in breve, se Trump utilizza Bitcoin a scopo elettorale, è vero anche il contrario: molti dei detrattori di Bitcoin, tanto in Italia, quanto in Europa e negli USA, sono mossi da motivazioni più politiche che tecnologiche. Più di propaganda elettorale che di serio ragionamento su una questione che è tra le più importanti per il mondo di oggi, quella di un denaro libero.


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Il filosofo boccia la Settimana di Trieste a sfondo piddino: «Scomunicata la Dottrina sociale, Chiesa ridotta ad agenzia moraleggiante. Zuppi e Mattarella officiano il culto laico della Carta come opera rivoluzionaria».

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Diciamoci la verità. Se oggi la vittima di un "tentato omicidio di un ex presidente", questo il reato per cui si indaga dopo i colpi di pistola al comizio di Trump, fosse stato Joe Biden o qualunque altro candidato alla presidenza, il titolo di commento sarebbe stato scontato: "Attacco alla democrazia". E poi il dotto editoriale per spiegare perché sarebbero bastati pochi centimetri più in là e quel proiettile che ha sfiorato l'orecchio di The Donald avrebbe potuto far sprofondare l'America nel caos. Portandosi dietro il mondo.

Quindi: ci pensiamo noi a titolare "Attacco alla democrazia", anche se forse sarebbe bastato un più banale "Attentato a Trump". Ma The Donald, piaccia o meno, rappresenta metà dell'elettorato americano ed è uno dei pilastri di questa vecchia, travagliata, democrazia americana.

Quanto successo stanotte è grave tanto quanto l'assalto a Capitol Hill inscenato dai sostenitori trumpiani armati di cappello a forma di toro. Dunque ci si attende almeno pari indignazione, anche se non è scontata. Anzi: a leggere i primi commenti, nel non detto sembra quasi che Trump se la sia cercata o che abbia favorito il "clima di odio" che ci ha portati sin qui.

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La verità è che hanno creato un mostro ed era facile, se non ipotizzabile, che prima o poi sarebbe potuta finita così. Ci sono dei "mandanti morali", come ipotizza Francesco Giubilei? Forse. O forse no. Di certo in qualche modo il contesto conta, così come conta quel tentativo di disegnare il leader avversario come "un nemico da sconfiggere a qualsiasi costo". Anche se è complicato - se non impossibile - additare questo o quel soggetto come "responsabile" di quanto successo e chiedergli "un esame di coscienza", è tuttavia difficile non notare che solo pochi giorni fa Kamala Harris si era augurata di non vedere più Trump dietro ad un microfono. Stavano per accontentarla.

Il punto è che adesso si attendono intellettuali, benpensanti e sinceri democratici alla prova del nove. Se hanno vero rispetto per la democrazia, e il suo funzionamento, oggi dovrebbero condannare senza sé e senza ma l'atto scellerato di Thomas Matthew Crooks. E soprattutto considerarlo a tutti gli effetti un "attacco alla democrazia", proprio come avrebbero fatto qualora su quel palco ci fosse stato uno dei leader della sinistra. Italiana o mondiale.

Giuseppe De Lorenzo, 14 luglio 2024


In a much younger life, I was a newspaper reporter. A journalism-school graduate, I was going to help change the world, proclaiming truth and justice under my byline. The job didn't pay much, but with overtime we got by, and it was a heady experience for this young general assignment reporter to rub shoulders with politicians and celebrities and even have some of them return his phone calls.

Later in life, I had a long academic career in economics. I came to understand the mentality that has affected modern journalism for more than a century, and I believe that what we have seen in the past 25 years is the inevitable result of what happens when progressivism takes over.

Twenty years ago, I wrote in a Mises Wire piece that modern media was a Progressive-era relic that was imploding, and that implosion continues apace today. Since I wrote that article, the mainstream media has run over the cliff many times: in their coverage of the Duke lacrosse case, of covid-19 and its aftermath, and now of President Joe Biden's dementia. In each of these cases, the news coverage has tried to protect a progressive narrative and cast aside that inconvenient thing we call truth.

I was directly involved in the Duke case and saw firsthand how the media, led by The New York Times, stuck to the narrative that three Duke University lacrosse players raped a black stripper even when the combination of logic and DNA science proved otherwise. When North Carolina's attorney general investigated and declared the players innocent, most of the media quietly accepted the verdict and moved on. Several years later, journalists tried to resurrect the story. William Cohan's lauded book claimed the story was more complicated (maybe there really was a rape, but we'll never know). But the book was riddled with errors. (The book review in The New York Times also was full of errors. They never learned nor did they care.)

The Duke case solidified my view that the modern progressive media is worse than useless. For all its braying that it is "protecting democracy," our media today does nothing more than protect progressive narratives. Journalists wanted to believe that those dastardly Duke lacrosse athletes beat and raped a black woman because, after all, two white men murdered Emmett Till in Mississippi in 1955. (A Duke history professor wrote an op-ed to that point, and the press ate it up.)

The covid-19 coverage also followed the progressive narrative that truth comes primarily from progressive state-sponsored authorities, even when the truth consists of contradictory accounts. The dominant progressive narratives were that Anthony Fauci and Francis Collins spoke ex cathedra and that their pronouncements represented the very best of that holy concept known as science. Only later did Fauci admit that social distancing was not based on science. When a federal judge ended President Biden's mask mandate in 2022, the legacy media predicted mass infections that never materialized. In the end, progressive narratives overpowered real medical science, but by then, the media had moved on to other things.

The media turns on Biden

A few days before the disastrous presidential debate in late June, The New York Times published an article claiming that published recordings of the president having serious memory lapses and worse were "misleading videos" created by dishonest conservatives. After the debate, however, the NYT made a seamless pivot to demanding that Biden drop out of the presidential race due to his obvious diminished capacity.

If there ever was a "We have always been at war with Eastasia" moment, here it is. And not only did the NYT turn on a dime, but it has been publishing a number of op-eds by prominent people (like actor and Democratic Party activist George Clooney) to help push Biden out the door. Suddenly, the NYT has "discovered" what has been obvious even to casual observers for many years: Joe Biden is suffering from dementia and clearly is not mentally fit to be president.

One can accuse the NYT and other progressive media of hypocrisy and outright lying, but hypocrisy and outright lying have been a staple of progressive news coverage for years. This latest episode, while quite revealing, should not surprise anyone who follows American legacy journalism with any regularity.

When we see the progressive media having its "war with Eastasia" moments, the patterns always are the same. First, the media jumps in with both feet on something that fits a progressive narrative and ignores anything that might "cloud their vision." In the Duke case, for example, almost none of the media claims in the first few weeks were true, including the accusation that the lacrosse team had put up a "wall of silence."

When the DNA tests that the infamous prosecutor Michael Nifong claimed would reveal the alleged rapists came back negative, the NYT trotted out Peter Neufeld, co-founder of the Innocence Project, to declare that DNA was irrelevant. (The Innocence Project puts DNA evidence front and center to gain exonerations of wrongfully convicted people, but when media progressives wanted the lacrosse players to be guilty, all science went out the window.)

The NYT propped up the false case against the three accused lacrosse players for nearly a year despite the mountain of exculpatory evidence, promoting its progressive narrative against all science and reason.

Likewise, the NYT and its allied media pursued a political narrative on covid, ignoring sound epidemiology and medical science - all in the name of science.

Once a narrative has been proven false, one might expect a mea culpa from mainstream journalists. Think again. They simply move on. After its disastrous Duke coverage, the NYT basically congratulated itself on its coverage. There was no false narrative, only first-rate journalism.

It would seem relevant to the assassination attempt against Donald Trump that President Biden recently called for placing Trump "in a bullseye." After all, seven years ago, the NYT blamed Sarah Palin for the assassination attempt against Democratic Rep. Gabby Giffords of Arizona because Palin in a political document placed a printed target on Giffords' congressional district. The newspaper later put a small correction in its editorial, but it was too little, too late.

Will the media look inward this time? After all, we have been reading in the mainstream press that Donald Trump is the latest incarnation of Adolph Hitler and that he will impose a dictatorship if elected. Law professor Jonathan Turley has highlighted a number of similar claims by the media, including that Trump will unleash "death squads" on political opponents if elected.

One recalls that Trump already served four years as president and did not impose a dictatorship nor send out death squads to kill Democrats or recalcitrant Republicans. Not that it really matters to mainstream journalists. As we have seen, once their narratives are upended, their rallying cry is the equivalent of telling us we've always been "at war with Eastasia."

Note: The views expressed on Mises.org are not necessarily those of the Mises Institute.


Febbraio 2025: inizia l'offensiva delle frese meccaniche contro le masse rocciose per lo scavo del secondo tubo della galleria stradale del San Gottardo dove sono in corso gli ultimi lavori preliminari a sud e a nord del massiccio..

Il secondo tubo è previsto entrare in servizio nel 2030, anno in cui partiranno i lavori di risanamento del primo tunnel, quello attualmente in servizio e dal 2033 saranno quindi disponibili entrambe le gallerie.

Il tratto settentrionale del Gottardo è stato assegnato alla JV "secondo tubo" (Implenia 60%/Frutiger 40%) che ha avuto la meglio sul filo di lana anche di società italiane di engineering che sembravano essere favorite.

La commessa per il tratto di 7,9 km, che si estende fino al limite del lotto al centro della galleria, ha un valore di 467 milioni di franchi svizzeri (485 milioni di euro); la costruzione è prevista dal 2022 al 2029.

L'elemento centrale dell'opera è costituito da 7,3 km di galleria, con un diametro di 12,3 m, utilizzando una fresa per tunnel (TBM) e un rivestimento a segmenti. Questo si collega a un tratto di 160 m all'inizio, che sarà scavato in modo convenzionale. Il contratto comprende anche 430 m di galleria convenzionale attraverso la zona di faglia settentrionale, che sarà scavata dal tunnel di accesso settentrionale lungo 4 km, attualmente in fase di realizzazione.

A Göschenen, il lancio della talpa per il secondo tubo avverrà a oltre un chilometro dall'effettivo portale nord. Entro ottobre, sarà scavata una trincea d'approccio lunga circa 550 metri nella roccia friabile, dietro al già esistente tunnel lungo circa 600 metri. Gli elementi prefabbricati della talpa, lunghi circa 20 metri ciascuno, verranno quindi abbassati nella galleria di lancio appena dietro al tunnel a cielo aperto, installati sotterraneamente e poi spinti verso la posizione di partenza pianificata.

Anche ad Airolo l'ingresso del tubo iniziale è già oggi ben delineato. È formato da un enorme muro di sostegno e si trova a circa 200 metri dietro l'effettivo portale meridionale, tutelato dalle norme in materia di protezione del patrimonio culturale. I primi 40 metri della trincea di approccio sono già stati scavati. I lavori, che si protrarranno fino a giugno, prevedono una prima attuale fase di avanzamento con mezzi meccanizzati nella roccia friabile e, più avanti, una seconda fase di avanzamento con brillamenti nella roccia più dura. Una volta ultimato il tubo iniziale, una rampa laterale consentirà di posizionare la fresa meccanica nella galleria.

L'attuale galleria autostradale del San Gottardo ha oltre 30 anni di vita e deve essere risanata fra il 2020 e il 2025 (con misure transitorie al più tardi entro il 2035) per motivi tecnici di sicurezza. Il risanamento prevede interventi importanti alla soletta intermedia e alle pareti della galleria (con brillamenti). Una chiusura totale è pertanto inevitabile.

Il costo totale ammonta a circa 2,053 miliardi di franchi .

Le imprese svizzere Implenia e Frutiger si stanno occupando di un contratto per la costruzione di un tunnel del valore di quasi 436 milioni di euro in Svizzera. Le due società progetteranno e costruiranno il tunnel di Sisikon, lungo 4,4 km, nell'ambito di una joint venture di cui Implenia detiene il 60% e Frutiger il 40%.


Home / CEO di BlackRock: Bitcoin asset legittimo per ogni portafoglio! [VIDEO]

ORANGE LARRY

Larry Fink dichiara il suo amore per Bitcoin. Ecco cosa ha detto.

Gianluca Grossi 15/07/24 18:10 News

Larry Fink è a capo di BlackRock, il più grande gestore di capitali al mondo. E ha ammesso pubblicamente di aver fatto inversione a U su Bitcoin. Dopo essere stato a lungo scettico, ora è al 100% schierato pro-Bitcoin e crypto. Ed è tornato a ammetterlo in diretta su CNBC, con una dichiarazione d'amore che forse va oltre quelle dei più fervidi sostenitori di BTC.

Un asset sul quale investire quando ci si fida poco delle istituzioni - scarsa fiducia che secondo Fink sarebbe almeno in parte giustificata - e più in generale un asset che è più che legittimo e che dovrebbe far parte di ogni portafoglio.

Abbiamo condiviso in anteprima il video sottotitolato in italiano delle esternazioni di Larry Fink sul Canale Telegram di Criptovaluta.it. Entra per essere sempre aggiornato su tutte le novità che riguardano il mondo crypto!

Larry Fink: dichiarazione d'amore per Bitcoin

È una dichiarazione d'amore a tutti gli effetti. E difficilmente vedremo un uomo così rilevante nel mondo della finanza tradizionale parlare in questi toni di Bitcoin.

Il video con sottotitoli in italiano

E a dire il vero difficilmente vedremo qualcuno di questo calibro - almeno ancora una volta nel mondo della finanza classica - ammettere di essersi sbagliato.

  • Parere interessato?

Certamente sì. Dopotutto BlackRock sta vendendo un ETF su Bitcoin che è quello che ha più successo al momento sul mercato e da questa vendita ricava commissioni. Che non saranno laute, ma che sono comunque profitti per il gruppo.

Per quanto si debbano prendere con le pinze le conversioni repentine - almeno per chi guarda alle vere motivazioni di certe dichiarazioni - rimane un evento di grande importanza, sia per il palcoscenico (che è quello di CNBC, seguitissimo network finanziario) sia per il pubblico, che è fatto in larga parte da investitori vecchia scuola.

Una distanza siderale da Panetta

Le dichiarazioni di Larry Fink sono ancora più notevoli se messe a confronto con quanto affermato dal capo di Bankitalia Fabio Panetta - che ha confermato un punto di vista assai duro contro Bitcoin e anche Ethereum.

Bitcoin che non sarebbe moneta e che non sarebbe, secondo il capo della Banca Centrale Italiana, neanche un asset, ma semplicemente speculazione.

Per Larry Fink in molti non hanno ancora capito

E chissà se tra questi potremo scrivere in un prossimo futuro anche Fabio Panetta, che magari proprio come Larry Fink finirà per convertirsi dopo aver capito l'importanza di Bitcoin come asset e anche come strumento di libertà per tutti gli esseri umani.

Di tempo ce n'è: Bitcoin ha soltanto 15 anni e ne avrà ancora tanti per penetrare i cuori più duri e più resistenti alle alternative e al cambiamento.


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Il medico, già membro del Consiglio superiore di sanità: «Forse solo per l'antimorbillo è ragionevole tenerlo. I bimbi morti di parotite e rosolia erano 0,3 all'anno. Se un esperto muove dubbi non gli pubblicano lo studio».

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L'eurodeputata Virginie Joron: «Io considero queste elezioni una vittoria. Per la prima volta abbiamo collaborato con alcuni repubblicani».

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BitRiver annuncia un nuovo impianto da 100 MW per il mining in Siberia

Il 23 luglio verrà votata una proposta di regolamentazione del mining di asset digitali in Russia: l'obiettivo è stabilire un chiaro quadro normativo.

Secondo l'agenzia di stampa russa TASS, un disegno di legge che mira a legalizzare il mining di criptovalute in Russia è in attesa di una votazione alla Duma di Stato, il Parlamento russo, il prossimo 23 luglio. La proposta, presentata dal presidente della Commissione della Duma di Stato sui mercati finanziari Anatoly Aksakov, punta a stabilire un chiaro quadro normativo per le attività di mining.

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Attualmente il mining di criptovalute in Russia opera in una zona grigia, non essendo né esplicitamente legale né illegale. Ciò crea incertezze per coloro che operano o desiderano aprire nuovi impianti di mining nel Paese.

Requisiti della proposta legislativa

Se entrerà in vigore, la legge obbligherà i miner a iniziare a pagare tasse sui loro redditi. Inoltre i miner sarebbero costretti a segnalare le loro attività e a conformarsi ai protocolli anti-riciclaggio. L'agenzia anti-riciclaggio russa creerà una lista di indirizzi sospetti associati al riciclaggio di denaro e al finanziamento del terrorismo.

Le società e gli imprenditori individuali che vorranno condurre attività di mining in Russia dovranno iscriversi al registro ufficiale degli operatori. Al contrario i privati potranno esercitare il mining entro i limiti stabiliti di consumo energetico senza doversi iscrivere al registro.

I miner saranno anche tenuti a dichiarare la quantità di criptovalute minate e a mostrare alle autorità gli indirizzi su cui sono detenute.

Il governo avrà anche l'autorità di limitare il mining in determinate aree per prevenire problemi relativi al consumo energetico.

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Alexey Pertsev, uno degli sviluppatori di Tornado Cash, rimarrà in carcere per almeno un anno in attesa dell'udienza d'appello: negato il rilascio su cauzione da parte del tribunale olandese.

Secondo quanto riportato da DL News, una nuova sentenza della Corte d'Appello di 's-Hertogenbosch ha stabilito che lo sviluppatore di Tornado Cash, Alexey Pertsev, rimarrà in carcere in attesa dell'udienza d'appello. Il tribunale ha negato la richiesta di rilascio su cauzione presentata da Pertsev. Da due mesi Pertsev è detenuto in carcere con l'accusa di riciclaggio di denaro per $2,2 miliardi.

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Argomentazioni della difesa

Per gli avvocati difensori Keith Cheng e Judith de Boer Pertsev non intende lasciare il Paese e necessita di accesso a computer e internet per poter preparare la sua difesa. Secondo il tribunale la detenzione di Pertsev non ostacola la possibilità di preparare la difesa.

In merito al rifiuto del rilascio su cauzione De Boer ha dichiarato:

"In un caso che coinvolge questioni legali così fondamentali, la detenzione preventiva è inaccettabile […] questo caso senza precedenti affronta quando uno sviluppatore di software può essere ritenuto penalmente responsabile per l'uso improprio da parte di terzi".

Richieste alla prigione

A giugno durante un'udienza l'avvocato Cheng ha presentato 18 punti di preparazione per l'appello, inclusa la necessità che Pertsev abbia accesso a un computer. Cheng ha anche fatto richiesta presso il carcere dove Pertsev è detenuto per ottenere le infrastrutture digitali necessarie, come un buon computer, una connessione a internet illimitata, l'utilizzo di software specializzato e il supporto di dati esterni. Tale richiesta è stata rifiutata perché viola la politica di sicurezza del carcere. In seguito al rifiuto Cheng ha aggiunto che la detenzione di Pertsev viola la Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo, che garantisce il diritto a un processo equo.

Lo scorso maggio un giudice olandese presso la Corte d'Appello di 's-Hertogenbosch ha dichiarato Pertsev colpevole del suo ruolo nella creazione di Tornado Cash e lo ha condannato a 64 mesi di prigione.

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In questo articolo ti spiegherò quali sono le conoscenze e le competenze più utili e ricercate per lavorare nel settore della privacy. Vedremo insieme quali sono le normative e gli standard di settore più importanti, da studiare e conoscere, e quali sono i tre percorsi che potresti intraprendere per iniziare lo studio e la certificazione delle tue conoscenze.

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Il settore della privacy (o protezione dei dati, per i puristi) è molto variegato, ma alla base sussistono le stesse esigenze dettate dalla normativa vigente nei vari paesi del mondo.

Lavorare nella privacy significa quindi prima di tutto conoscere molto bene le normative rilevanti e il modo in cui queste impattano sull'operatività di aziende e pubbliche amministrazioni.

Sebbene però aziende e pubbliche amministrazioni siano soggette alle stesse leggi sulla privacy, le implicazioni sono spesso nella pratica molto diverse. Il che ci porta al secondo punto: essere in grado di applicare i requisiti normativi nel contesto concreto.

Conoscere gli articoli di legge non è quindi sufficiente. Oltre a saper applicare i principi normativi, lavorare nella privacy significa anche avere ottime conoscenze delle best practices, degli standard internazionali rilevanti e delle linee guida e interpretazioni delle Autorità di settore (come il Garante Privacy o lo European Data Protection Board).

Leggi, standard, linee guida, provvedimenti

Voglio cercare di essere il più chiaro possibile, soprattutto perché questi contenuti sono indirizzati a persone che vogliono iniziare una carriera in questi settori, ma che ancora non ne sanno nulla.

Nel campo della privacy, così come in quello della cybersecurity (tranquilli, arriveranno indicazioni anche per questo), ci sono diverse fonti che determinano le esigenze delle aziende e degli enti pubblici, e quindi anche la relativa domanda di professionisti competenti in questi settori.

Vediamo quali sono queste fonti:

  1. Normative sovranazionali: questi sono gli atti normativi di cui bisogna tenere più in considerazione, poiché sono gerarchicamente superiori ad atti normativi nazionali. Vale per l'Unione Europea, così come per gli Stati Uniti o la Cina. In UE abbiamo ad esempio il GDPR (poi ti spiego meglio); negli Stati Uniti la HIPAA; in Cina la PIPL.

  2. Normative nazionali: altri atti di legge con rilevanza nazionale, che spesso ratificano e dettagliano quanto disposto con la normativa sovranazionale. In Italia c'è ad esempio il Codice Privacy; in Germania il BDSG (Bundesdatenschutzgesetz); in California il CCPA (California Privacy Consumer Act), e così via.

  3. Standard internazionali: gli standard internazionali sono linee guida e requisiti riconosciuti a livello globale che aiutano le organizzazioni a migliorare la qualità dei loro processi e a gestire specifici aspetti delle loro attività. Spesso questi standard sono anche funzionali a rispettare i requisiti previsti dalle varie normative. La loro applicazione è facoltativa, e le organizzazioni che intendono certificarsi devono passare delle verifiche (audit) periodiche per assicurare che tutti i requisiti siano rispettati.

  4. Linee guida, provvedimenti delle Autorità e sentenze: sebbene le linee guida ed i provvedimenti delle Autorità non abbiano forza di legge, hanno comunque un grande impatto nel settore. Sono infatti queste Autorità che forniscono l'interpretazione delle leggi e che possono anche emanare atti d'indirizzo che poi saranno tenuti in considerazione nel verificare il rispetto della normativa da parte di aziende ed enti pubblici.

Le normative più rilevanti

Avendo compreso quali sono le fonti primarie che plasmano il settore, è possibile adesso capire anche cosa studiare e approfondire per acquisire le conoscenze necessarie a lavorare con la privacy.

Il General Data Protection Regulation (UE)

Il GDPR è la principale normativa sovranazionale dell'Unione Europea. È attualmente la fonte primaria del settore privacy. Stabilisce un quadro legale uniforme per la protezione dei dati personali all'interno dell'Unione Europea e si applica allo stesso modo in tutti i paesi membri.

Questo regolamento si applica a tutte le organizzazioni che trattano i dati personali dei cittadini dell'UE, indipendentemente dal luogo in cui si trovano tali organizzazioni (anche se stabilite fuori dall'UE).

Non è una norma eccessivamente complessa, ma non essendo prescrittiva ha molti aspetti di principio che necessitano di applicazione pratica. La legge non dice alle aziende *cosa* fare, ma solo qual è il risultato atteso. Pertanto, le aziende che vogliono rispettare il GDPR, sono tenute a implementare al loro interno dei veri e propri sistemi di gestione che tengano conto del contesto, dei rischi e della natura del trattamento.

La Direttiva 2016/680 (UE)

La sorella minore del GDPR. Uguale in quasi tutto, salvo che per l'ambito di applicazione. La direttiva, recepita anche dall'Italia, si applica all'ambito del trattamento di dati personali da parte delle autorità competenti a fini di prevenzione, indagine, accertamento e perseguimento di reati o esecuzione di sanzioni penali.

La Direttiva ePrivacy (UE)

La direttiva ePrivacy è vecchissima. Risale al 2002, ma ancora oggi regola la protezione dei dati nel settore delle comunicazioni elettroniche. È complementare al GDPR e si applica a tutte le forme di comunicazione elettronica, comprese le e-mail, i messaggi di testo, le chiamate telefoniche e i servizi di messaggistica istantanea.

Codice Privacy (Italia)

Il Codice Privacy italiano recepisce il GDPR e la Direttiva ePrivacy, oltre a disciplinare in modo specifico alcuni aspetti, come il trattamento di dati realizzato dagli enti pubblici e le relative basi giuridiche. È un testo da conoscere per chiunque lavori nel settore pubblico, delle telecomunicazioni e/o abbia a che fare con call center. Non è rilevante quanto il GDPR nei processi interni di compliance quanto il GDPR.

Federal Act on Data Protection (Svizzera) e legge Sanmarinese 2018, n. 171

Sia Svizzera che Repubblica di San Marino sono gli stati al di fuori dell'Unione Europea più vicini all'Italia, e con cui l'Italia ha molti rapporti commerciali. Recentemente si sono dotate di nuove leggi sulla protezione dei dati personali, analoghe al GDPR. Salvo lavorare direttamente con la Svizzera o con San Marino non è fondamentale approfondirle, ma è opportuno almeno esaminarne i tratti salienti.

Le linee guida delle Autorità per la protezione dei dati

Non mi è possibile qui indicare tutte le linee guida emesse dalle varie autorità europee, perché sono davvero tantissime. Tuttavia posso indicarti quali sono le autorità da tenere in considerazione e alcuni spunti da studiare durante il tuo percorso:

Garante Privacy (GPDP)

L'Autorità italiana per la protezione dei dati. Competente nel sorvegliare il rispetto della legge e nell'emanare provvedimenti sanzionatori e di indirizzo. Il sito web non è particolarmente ben fatto, ma è il luogo in cui trovare gli ultimi indirizzi e linee guida. L'ultimo, che ha fatto molto discutere, è quello sulla conservazione dei metadati della posta elettronica aziendale.

European Data Protection Board (EDPB)

Non è un'Autorità di supervisione, ma il Comitato composto da tutti i Garanti. Prima del GDPR prendeva il nome di "Article 29 Working Party". A questo ente spetta il compito di emanare interpretazioni e linee guida sulla normativa europea, e molto spesso sono proprio queste a guidare il lavoro dei professionisti e delle autorità locali. Fondamentale quindi conoscere i loro indirizzi. Dal loro sito web è possibile accedere a tutte le linee guida emesse nel corso degli anni. Consigliate le linee guida per la definizione dei ruoli di "data controller" e "data processor" nel contesto del trattamento di dati, un fattore di valutazione con cui molti fanno fatica agli inizi.

European Union Agency for Cybersecurity (ENISA)

L'ENISA è l'autorità europea d'indirizzo per la cybersicurezza. Tra i vari compiti, anche questa autorità emette spesso delle linee guida tecniche essenziali per chi lavora nella privacy e cybersecurity. Un esempio, le loro linee guida per la valutazione della gravità di una violazione di dati personali, elemento fondamentale del GDPR.

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Gli standard internazionali più rilevanti

Per quanto riguarda invece gli standard internazionali, ce ne sono due che possono potenziare le tue competenze nel settore privacy e dare un ottimo boost al tuo curriculum:

ISO 27001:2022

ISO 27001 è uno standard per l'implementazione di un Sistema di Gestione della Sicurezza delle Informazioni. Fornisce un framework per proteggere le informazioni all'interno di un'organizzazione, garantendo che siano sicure, riservate, integre e disponibili quando necessario.

La ISO 27001 È uno standard "tecnico" che non si limita soltanto ai dati personali (lo scopo è proteggere ogni informazione) ed è molto incentrata con la sicurezza delle informazioni, intesa come protezione della riservatezza, integrità e disponibilità.

Adottare uno standard 27001 può aiutare significativamente le organizzazioni anche a rispettare il GDPR, che prevede anche requisiti per la sicurezza dei dati. In quanto sistema di gestione (processi, politiche e procedure), conoscere la metodologia di applicazione di questo standard può aiutare molto un consulente o un dipendente chiamato a gestire un sistema interno per la privacy.

ISO 27701:2019

ISO 27701 è un'estensione dello standard ISO 27001, per l'implementazione di un Sistema di Gestione delle Informazioni sulla Privacy. In quanto estensione, può essere applicato in un'azienda solo dopo, o contestualmente, alla ISO 27001.

Questo fornisce un framework per assicurare il rispetto dei requisiti previsti dalle principali normative privacy, come il GDPR. Insieme, gli standard ISO 27001 e ISO 27701 forniscono al professionista della privacy uno strumento utile e comprensivo per implementare un sistema di gestione per la sicurezza e privacy delle informazioni, e per rispettare quasi tutto ciò che è richiesto dalla legge e dalle best practices di settore.

Ci sono poi altri standard che possono essere utili al professionista della privacy, come:

ISO 29134:2017

ISO 29134 è uno standard che fornisce linee guida per la conduzione di Valutazioni d'Impatto sulla Protezione dei Dati (DPIA - Data Protection Impact Assessment).

La valutazione d'impatto è il processo di valutazione del rischio per le persone previsto dal GDPR (art. 35). Questo standard è quindi utile per chi volesse una linea guida precisa e metodologica per sviluppare il processo di valutazione del rischio derivante dal trattamento di dati personali.

ISO 31000:2018

ISO 31000 è uno standard che fornisce principi e linee guida per la gestione del rischio1. Data la sua natura generale, è applicabile a qualsiasi tipo di organizzazione, indipendentemente dalle dimensioni, dal settore o dal contesto e a qualsiasi tipo di valutazione del rischio. La ISO 31000 definisce il concetto di rischio ("effetto dell'incertezza sugli obiettivi") e stabilisce un approccio sistematico per l'identificazione, la valutazione, il trattamento e il monitoraggio dei rischi. È quindi utile per chi volesse acquisire conoscenze trasversali in questo campo.

ISO 19011:2018

ISO 19011:2018 è uno standard che fornisce linee guida per la conduzione di audit dei sistemi di gestione (come quelli ISO 27001 e 27701), comprese le procedure per condurre un audit interno o esterno.

Stabilisce la metodologia per pianificare, condurre e documentare un audit di sistema di gestione. La verifica periodica del rispetto dei requisiti normativi (o di standard) per il trattamento di dati personali è un elemento centrale del lavoro del "privacysta". Acquisire una metodologia che possa aiutare a svolgere queste verifiche e analisi dei processi aziendali in modo coerente e dettagliato è quindi particolarmente importante.

Come studiare e certificare le tue conoscenze

Nelle sezioni precedenti ti ho spiegato quali sono le conoscenze primarie per iniziare una carriera nel settore della privacy. Ora vediamo però come studiare e come certificare queste conoscenze così da poterle anche dimostrare durante una selezione lavorativa.

Per quanto riguarda la normativa, esistono tre strade, complementari tra loro:

Corsi di formazione

Frequentare un corso di formazione ad hoc che possa aiutarti ad acquisire le conoscenze necessarie e che ti dia anche un attestato è spesso una buona buona scelta per chi preferisce un percorso guidato.

I corsi di formazione spesso danno anche la possibilità di avvicinarsi alle aziende che li sponsorizzano e che li usano anche per fare scouting. Alcuni corsi di formazione, quelli più strutturati (spesso organizzati nel contesto delle università), organizzano anche incontri, aiutano i partecipanti a ricercare occasioni di lavoro e danno anche la possibilità di acquisire certificazioni specifiche.

Un buon corso italiano, specifico sulla privacy, è quello erogato dall'Istituto Italiano Privacy, dalla durata di 160 ore. Non è uno specifico endorsement a questo corso, ma conosco colleghi che l'hanno fatto e ne sono stati sufficientemente soddisfatti.

La cosa migliore da fare, è leggere attentamente il programma e le possibilità date dal corso, ricercare i professori che terranno le lezioni, e considerare i feedback dai partecipanti delle edizioni pregresse

Menzione d'onore, anche per una persona interessata alla privacy, sono i corsi in cybersecurity di Cisco e Google:

I due settori, privacy e cybersecurity, sono interconnessi tra loro, e ti assicuro che avere delle competenze di base di cybersecurity ti aiuterà sia nella ricerca di lavoro che nell'acquisizione di nozioni e terminologia che ti serviranno nello svolgimento delle tue attività.

Certificazioni IAPP

La International Association of Privacy Professionals è un ente riconosciuto a livello globale, che offre percorsi di formazione e certificazione delle conoscenze estremamente autorevoli.

Te li descrivo qui:

  • Certified Information Privacy Professional (CIPP/E): fornisce le conoscenze necessarie sulla normativa europea privacy e ne certifica il possesso. Percorso molto teorico che approfondisce nel dettaglio ogni aspetto della normativa europea, incentrato sulla capacità di conoscere la legge nel dettaglio e saperla applicare in un contesto pratico. Ampiamente riconosciuto nel mercato del lavoro, soprattutto dalla Big Tech e settore corporate.

  • Certified Information Privacy Manager (CIPM): fornisce conoscenze pratiche sulla gestione quotidiana di un sistema privacy aziendale. Percorso molto incentrato sull'aspetto gestionale dei processi interni, come la mappatura del trattamento dati, la preparazione di politiche e procedure aziendali, la formazione del personale e così via.

  • Certified Information Privacy Technologist (CIPT): fornisce conoscenze tecniche fondamentali per mettere in pratica i principi di privacy by design e di sicurezza dei dati. È il percorso dedicato a chi ha interesse nell'aspetto più tecnologico della privacy, approfondendo le best practices nello sviluppo di sistemi IT, come integrare requisiti privacy nei sistemi e garantire la riservatezza e minimizzazione dei dati, e come gestire i rischi del trattamento dati.

La IAPP offre anche dei corsi di formazione, ma è possibile acquistare i manuali (circa $75) e poi dare direttamente l'esame.

Il basso costo si scontra però con l'alta complessità: studiare per le certificazioni IAPP non è semplice e richiede impegno: i manuali sono ricchi di nozioni e gli esami sono complessi. È possibile acquistare dei test d'esame per fare pratica.

Certificazioni Lead Auditor 27001 / 27701

Esistono poi numerosi percorsi di certificazione per attestare la conoscenza degli standard ISO di cui ti ho parlato prima.

Questi percorsi solitamente fanno riferimento alla figura di "auditor", "implementer" o "lead auditor". Il ruolo di "lead auditor" è quello più alto, a cui sono collegati i corsi più approfonditi. Il consiglio quindi è ricercare e puntare sempre ai corsi da lead auditor, così da poter conseguire fin da subito la certificazione più elevata.

Essendo il ruolo più elevato, i corsi per ottenere la certificazione da lead auditor 27001 spesso presuppongono alcune competenze pregresse, tra cui l'ottenimento di un attestato di frequenza e superamento di un corso di 16 ore sulla ISO 19011:2018 (metodologie di audit, te ne ho parlato prima). Gli enti fortunatamente offrono anche pacchetti "tutto incluso", così da poter svolgere tutto il percorso, comprensivo dei prerequisiti, in una sola volta.

Anche in questo caso, come per i corsi di formazione, esistono numerose versioni ed enti che erogano questo tipo di servizio. Per citarne alcuni attivi in Italia: BSI, BureauVeritas, DNV, TUV, CSQA.

Ottenere una certificazione da lead auditor 27001 può dare un grande boost al tuo curriculum, specie se unito ad altre certificazioni o corsi specifici più legati alla parte normativa / gestionale della privacy. Gli esami per l'ottenimento di una certificazione come lead auditor sono mediamente abbastanza semplici.

Qualche consiglio

Basandoti sui vari percorsi disponibili nel settore della privacy, cerca di capire quale potrebbe essere l'orientamento migliore per te, e poi fai reverse engineering delle posizioni richieste sul mercato (cosa chiedono?). Le possibilità sono molte, così come il background e le attitudini di ognuno. Cerca di capire cosa rientra più nelle tue corde e poi approfondisci le diverse opportunità d'apprendimento.

Ad esempio:

Se sei laureato in legge o lavori già come consulente legale, ma vuoi specializzarti nella privacy, allora sarà opportuno scegliere certificazioni che possano potenziare questo aspetto, come la CIPP/E IAPP, e magari cercare corsi di formazione su temi specifici.

Viceversa, se non hai un background legale, e ti piacerebbe lavorare nella privacy come dipendente in una grande azienda (privacy officer), potresti svolgere un corso di base sulla normativa e poi acquisire una certificazione come la CIPM IAPP, che ti fornisce gli strumenti pratici per gestire un programma privacy aziendale e le operazioni quotidiane.

O ancora, se sei più interessato al lato tecnico/informatico della privacy, potresti cercare qualche corso di formazione più orientato alla cybersecurity e prendere la certificazione CIPT IAPP. Oppure, se preferisci invece il taglio più consulenziale, potresti seguire fin da subito un percorso da lead auditor ISO 27001 e 27701.

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Attenzione! Non tutti i rischi sono uguali

Sia la ISO 31000 che 29134 forniscono una linea guida per la valutazione del rischio. La prima è più generalista, la seconda più specifica per quanto riguarda il trattamento dei dati. Attenzione però: le due competenze non si escludono l'una con l'altra. La normativa privacy, come il GDPR, prevede che un'organizzazione sia in grado di identificare, valutare e trattare i rischi per le persone (e no per l'organizzazione) derivanti dall'uso dei dati personali. La valutazione d'impatto serve a questo. D'altra parte, a un consulente privacy sarà sempre richiesto anche di valutare i rischi per l'organizzazione, spesso derivanti da possibili violazioni della normativa o da rischi di sicurezza dei dati. In questi casi, la valutazione del rischio sarà quindi orientata verso l'organizzazione, e il processo di risk assessment sarà diverso rispetto alla valutazione d'impatto.


Scrivo questo pezzo a pochissime ore dall'attentato subito da Donald Trump, avvenuto a Butler, in Pennsylvania, mentre da noi era da poco passata la mezzanotte. Grazie a uno dei tanti filmati (io utilizzo quello diffuso dalla BBC), è possibile notare alcuni elementi che meritano menzione.

Primo elemento: lo sparo

Mentre l'ex presidente sta parlando, si odono almeno tre colpi secchi in rapida sequenza, al che Trump porta una mano all'orecchio destro, per poi controllare se sulla stessa vi sia del sangue, nel gesto tipico di chi avverta di essere stato colpito da qualcosa, e subito si abbassa dietro al leggio del palco. Segue un "quasi silenzio" irreale, soltanto interrotto dalle grida di di un bambino, mentre gli uomini e le donne del Secret Service (quello che si occupa prevalentemente della sicurezza dei presidenti americani) si buttano sul corpo del ferito.

Qui si nota un elemento interessante. La gente che si trovava negli immediati pressi dell'ex presidente si abbassa, ma senza buttarsi a terra come si poteva immaginare, anzi, alcuni di loro restano in piedi e guardano avanti, probabilmente verso la direzione da cui hanno inteso i sommessi schiocchi dei colpi d'arma da fuoco.

L'operatore della telecamera compie una manovra che è esattamente opposta a quella che farebbe un dilettante in un caso del genere, ossia, invece che zoomare sul palco dell'oratore, allarga il campo, permettendo di riprendere l'intera scena con una ricchezza di particolari che certamente si riveleranno utili per ricostruire l'esatta cronologia degli accadimenti. A quanto si vede, ciascuno degli astanti, comunque, mantiene ordinatamente il proprio posto e ciò fa riflettere: cosa sarebbe accaduto in circostanze analoghe da noi? Pensatela come volete, ma gli americani sono gente tosta.

Secondo elemento: i soccorsi

Nella parte non visibile della scena, poiché coperta dal palco dell'oratore, si affrettano altri operatori della sicurezza in abito civile, nella consueta mise di abito grigio scuro e occhiali da sole. Sono trascorsi (il video ne è prova inconfutabile) meno di due secondi dallo sparo. Un tempo di reazione stupefacente, evidentemente frutto di una preparazione e allenamento di livello superiore. Altra cosa che salta agli occhi è l'avvicinamento di operatori foto/video al cuore della scena. Lo sappiamo, soprattutto oltreoceano, oggi più che mai le breaking news sono la spina dorsale dell'informazione.

Nel sostanziale silenzio delle migliaia di persone presenti all'accadimento, si odono distintamente le istruzioni di un capo della formazione di scorta che, evidentemente richiamando uno schema operativo ampiamente sperimentato, grida ai colleghi: "Are you ready? Go!" ed effettivamente, subito dopo, il candidato repubblicano alle prossime elezioni presidenziali viene accompagnato e fatto salire sul veicolo blindato parcheggiato a pochi metri dal palco.

Gli uomini e le donne della scorta, fanno scudo col proprio corpo a Trump, che si rimette in piedi e, per niente intimorito, incita col suo tipico gesto del pugno chiuso a tener duro, dicendo più volte "Combattiamo". Sono ben quattro le donne del servizio di sicurezza a circondare l'auto blindata di Trump e una di queste prende posto accanto all'autista, assai probabilmente un'altra donna, stando a quanto si evince dal filmato. Da noi le quote rosa obbligatorie.

Terzo elemento: la traiettoria del colpo

Non sarebbe serio avanzare teorie sull'aspetto strettamente balistico dell'attentato, e tale non sarà chiunque proverà a farlo non essendo sul posto e non avendo conoscenza dei luoghi esatti e dell'arma utilizzata (che pare essere stata recuperata).

Si potrebbe, tuttavia, escludere che sia stato impiegato un fucile di grosso calibro. Non avrebbe senso usarlo, dovendo il proiettile compiere un "viaggio" di alcune centinaia di metri per raggiungere con precisione il bersaglio, cosa che una moderna arma d'assalto a recupero di gas, come l'AR-15 (di solito in calibro 5,56 x 45 mm Nato) dimostra poter fare benissimo. Senza addentrarci nella materia, possiamo sintetizzare dicendo che le moderne munizioni di piccolo calibro ormai affermatesi rispetto ai calibri "storici" come il sorpassato 7,62 Nato, si stanno rivelando come efficacissime proprio nei fucili d'assalto, dove a efficacia e velocità dell'azione di fuoco si aggiunge sempre più la precisione richiesta dai combattimenti a fuoco in ambienti urbani.

Mi vorranno perdonare gli specialisti della balistica quando affermo che con i fucili a recupero di gas, almeno concettualmente, si ottiene qualcosa di simile all'uso della turbina nei motori a scoppio: una parte dei gas dell'esplosione interna, invece che essere rilasciato in aria, viene recuperata per aumentare la spinta. Assai probabilmente l'arma impiegata è quella che ci viene descritta dai report giornalistici. Il suo tiro utile (ossia quello con elevata probabilità di colpire il bersaglio) supera abbondantemente i 500 metri, ovviamente se dotato di ottica di puntamento, il che rende adatta l'arma utilizzata dall'attentatore. Che la distanza tra attentatore e Donald Trump fosse abbastanza ridotta lo testimonia il suono degli spari, chiaramente udibili nei filmati.

Si discute in ambiente giornalistico se un fucile d'assalto (come parrebbe essere quello impiegato in Pennsylvania) sia più o meno efficace rispetto ad uno "da tiratore scelto", quest'ultimo capace di superare il chilometro e mezzo di tiro utile. Ma sono discussioni puramente scolastiche, laddove le circostanze stanno dimostrando che l'attentatore (ucciso a sua volta dalle forze di polizia e del quale, per ora, si sa soltanto che era un ventenne) riteneva che la portata e precisione della sua arma potesse essere adeguata allo scellerato proposito che si proponeva.

Quanto fosse, o meno, un buon tiratore lo sapremo forse nelle prossime ore, ma sta di fatto che soltanto per pochi centimetri di errore di tiro l'episodio avrebbe potuto avere ben altro epilogo. Lascio ad altri le eventuali dietrologie: questi delle primissime ore dopo l'attentato, parrebbero elementi assodati.


Durante un comizio a Butler, Pennsylvania, l'ex Presidente Donald Trump è stato vittima di un attentato. Trump ha riportato una ferita alla parte superiore dell'orecchio destro, ma è riuscito a scampare per un soffio a conseguenze più gravi grazie alla rapida risposta dei servizi segreti. Purtroppo, l'attacco ha causato la morte di una persona presente al comizio e il ferimento grave di un'altra. L'attentatore sarebbe un giovane di 20 anni che avrebbe sparato con un AR-15 da un tetto nei dintorni. Paradossalmente, risulta iscritto alle liste elettorali dei repubblicani, nonostante sui social esprimesse il suo odio per questa ala politica. Non sapremo mai le reali motivazioni dell'attentato poiché Thomas Matthew Crooks è stato ucciso dagli agenti della sicurezza pochi secondi dopo aver sparato contro l'ex presidente. 451236989_537025708647787_4215381691002049469_n


Jerry-Seinfeld-Reading-Marcus-Auelius

Emperor of Rome from 161-180 AD, Marcus Aurelius is remembered as the "Philosopher King," largely because of his classic work Meditations, a cornerstone of Stoic philosophy that delves into such themes as reason, virtue, self-control, self-improvement, and finding peace in a turbulent world.

The book might seem like an odd choice for a comedian, but Seinfeld told Bensinger that the book helped him understand the impermanence of the physical world in which we live.

"Everything that you're worried about is going to be gone like that [snaps fingers]. The people that are criticizing you, they're going to be gone," he said. "You're going to be gone."

The actor, who recently turned 70, said the realization helped him appreciate how precious time is here, and how it shouldn't be squandered by fretting over things we can't control.

"[It's] wasted time and energy," Seinfeld said. "Marcus Aurelius says your only focus should be on getting better at what you're doing. Focus on what you're doing; get better at what you're doing. Everything else is a complete waste of time."

'Those Who Can Rule Themselves'

Though he might not have known it, Seinfeld's message is deeply entwined with the freedom philosophy. The idea that self-improvement is inherently pro-liberty is one FEE-founder Leonard Read explored in his 1962 book Elements of Libertarian Leadership:

All individuals are faced with the problem of whom to improve, themselves or others. Their aim, it seems to me, should be to affect their own unfolding, the upgrading of their own consciousness, in short, self-perfection. Those who don't even try or, when trying, find self-perfection too difficult, usually seek to expend their energy on others. Their energy has to find some target. Those who succeed in directing their energy inward-particularly if they be blessed with great energy, like Goethe, for instance-become moral leaders. Those who fail to direct their energy inward and let it manifest itself externally-particularly if they be of great energy, like Napoleon, for instance-become immoral leaders. Those who refuse to rule themselves are usually bent on ruling others. Those who can rule themselves usually have no interest in ruling others.

Read was essentially saying that the best way to improve the world is to improve your self, an idea that stretches all the way back to Plato (c. 427-348 BC).

The notion is pretty simple. In order to help others, one must first attend to his own needs. Or as Plato says, in order to ensure justice to others, first a man must set "his own house in good order and rule himself."

A Different Approach

The idea put forth by Seinfeld and Read, that man's first duty is to tend to the self, is embedded in Western philosophy. It's present in the American ethos of individualism, and in the economics of Adam Smith, who noted, "It is not from the benevolence of the butcher, the brewer, or the baker, that we expect our dinner, but from their regard to their own interest."

Yet it's not an idea you'll find in all philosophies.

Marxism, for example, takes a very different approach. One will look in vain within Marx's gospel for ideas like self-improvement or self-control, or bettering society through bettering oneself.

Instead, Marx's ideology is built on fixing what he saw as an unjust and broken world.

"The Communists disdain to conceal their views and aims," Marx declared in The Communist Manifesto. "They openly declare that their ends can be attained only by the forcible overthrow of all existing social conditions."

Read that last part again. The forcible overthrow of all existing social conditions.

This was not mere hyperbole by Marx. His philosophy aimed to destroy everything on which civilization was based, including:

  • Religion and Morality: "[Socialism] abolishes all religion, and all morality."
  • The Family: "On what foundation is the present family, the bourgeois family, based? On capital, on private gain".
  • Truth: "Communism abolishes eternal truths."
  • The Nation-State: "Working men have no country."
  • Individuality and Freedom: "The abolition of this state of things is called by the bourgeois, abolition of individuality and freedom! And rightly so. The abolition of bourgeois individuality."

The point isn't to argue on whether all the things on this list are good. The atheist might not object to abolishing religion, just as the anarchist may not object to abolishing the nation-state. The point is that Marx wanted to abolish it all.

'You Have Power Over Your Mind'

In his 1948 magnum opus, the scholar Richard Weaver declared that "ideas have consequences."

Whether we know it or not, ideas shape us. They shape not just the world we live in, but ourselves. Marx's personal life showed that he was indifferent toward, perhaps even hostile to, self-improvement. The reason for this was obvious: he was consumed with revolution.

The Stoics saw a better way.

"You have power over your mind, not outside events," Marcus Aurelius observed. "Realize this, and you will find strength."

This was the power that Jerry Seinfeld discovered. Don't worry about the things you can't control; focus on what you can control. Your self. This is where mastery is found.

Today, so many Americans fret over things beyond their control. Their emotions get trapped by external affairs like the stock market, injustice (real and perceived), or who's President of the United States.

It's not that these things aren't important. They are. But our ability to control events and systems is minimal. Embracing a philosophy that acknowledges our limits-instead of one that seeks to overthrow the world-is a path to individual growth, which is the source of human progress.

In a sense, much of the disorder (and warfare) of our modern age stems directly from the ideas of Marx, whose worldview sought to overturn both the natural order and the institutions on which Western Civilization was based. Ayn Rand observed the solution to this dilemma decades ago.

"The present state of the world is not the proof of philosophy's impotence, but the proof of philosophy's power," Rand wrote in For the New Intellectual. "It is philosophy that has brought men to this state-it is only philosophy that can lead them out."

How the struggle of ideas will play out is something we cannot possibly know today, but Leonard Read would no doubt say that victory for the right ideas begins by ruling ourselves. And the first step toward this end begins by embracing the simple wisdom Seinfeld gleaned from his readings of Marcus Aurelius: "Focus on what you're doing; get better at what you're doing."

Additional Reading:

Meditations by Marcus Aurelius

Elements of Libertarian Leadership by Leonard Read

Individualism: A Deeply American Philosophy by Patrick Carroll and Dan Sanchez

The Wealth of Nations by Adam Smith

For the New Intellectual by Ayn Rand

'Puss in Boots: The Last Wish' Reveals the Key to Human Happiness by Jon Miltimore

3 Stoic Lessons That Can Help Heal Our Toxic Political Culture by Richard Mason


L'articolo #laFLEalMassimo - Il pilota automatico delle istituzioni proviene da Fondazione Luigi Einaudi.


Vari funzionari statunitensi e leader di organizzazioni per i diritti umani si sono uniti a una manifestazione a Washington l'11 luglio per chiedere la fine della persecuzione del Falun Gong inflitta dal regime comunista cinese da 25 anni.

«Gli Stati Uniti, in modo bipartisan, sono al fianco del Falun Gong», ha dichiarato il deputato Pat Ryan (D-N.Y.) alle migliaia di persone riunite al National Mall.

«[Gli Stati Uniti, ndr] sostengono la libertà religiosa e si oppongono agli attacchi diretti del Partito Comunista Cinese a questa libertà religiosa».

Anche Asif Mahmood, della Commissione statunitense per la libertà religiosa internazionale, ha dichiarato che «gli Stati Uniti condannano con la massima fermezza la brutale repressione del Partito Comunista Cinese nei confronti dei praticanti del Falun Gong».

«Gli Stati Uniti devono rimanere vigili poiché la persecuzione del Falun Gong da parte della Cina si estende ben oltre i suoi confini. Le autorità cinesi si impegnano regolarmente nella repressione transnazionale, anche negli Stati Uniti», ha aggiunto Mahmood, citando il caso dei funzionari serbi che a maggio hanno arrestato i praticanti del Falun Gong per compiacere il regime cinese.

Quest'anno ricorre un quarto di secolo da quando il Pcc ha iniziato una vasta campagna di repressione contro questa pratica spirituale che è stata descritta come un genocidio.

Il mese scorso, la Camera dei Rappresentanti statunitense ha approvato una legge, co-sponsorizzata da Ryan, che chiede la «fine immediata» della persecuzione del Falun Gong. La legge prevede anche sanzioni per coloro che sono coinvolti nel prelievo forzato di organi da parte del regime.

In un'intervista rilasciata a Ntd, il media gemello di Epoch Times, Ryan ha definito la normativa una «legge cruciale per la vita e la morte».

Il legislatore ha descritto il prelievo forzato di organi da parte del regime come «la più grave e disgustosa violazione di un essere umano, della sua dignità e dei suoi valori».

id90251-07112024-DSC00818-Rep-Pat-Ryan-1200x800-1-1024x683Il deputato Pat Ryan (D-N.Y.) interviene durante una manifestazione che chiede la fine dei 25 anni di persecuzione del Partito Comunista Cinese contro i praticanti del Falun Gong in Cina presso il National Mall di Washington l'11 luglio 2024. (Madalina Vasiliu/The Epoch Times)

Il Falun Gong, noto anche come Falun Dafa, è una pratica spirituale che prevede cinque esercizi meditativi e insegnamenti morali basati sui principi di verità, compassione e tolleranza. Introdotta al pubblico in Cina all'inizio degli anni novanta dal signor Li Hongzhi, la pratica ha rapidamente guadagnato una vasta popolarità, in gran parte grazie ai suoi benefici per la salute e quasi interamente attraverso il passaparola. Secondo le stime ufficiali, prima della fine del decennio, tra i 70 e i 100 milioni di persone avevano iniziato a praticarla.

Sentendosi minacciato dalla sua popolarità, nel 1999 il Pcc ha avviato una campagna di massa per «sradicare» il Falun Gong, diffamando la pratica e incarcerando, torturando e distruggendo la reputazione dei praticanti che si rifiutavano di rinunciare alle loro credenze spirituali. Il 20 luglio è la data in cui il Pcc ha lanciato la persecuzione, una campagna che persiste tuttora.

Nel 2006, Epoch Times ha riportato per la prima volta le rivelazioni secondo cui il regime cinese preleva forzatamente gli organi dei praticanti del Falun Gong imprigionati per alimentare la sua lucrosa industria dei trapianti. Nel 2020, un tribunale popolare indipendente ha concluso che Pechino ha ucciso prigionieri di coscienza per i loro organi «su scala significativa» e che i praticanti del Falun Gong imprigionati sono la fonte principale di questi organi.

Victims of Communism Memorial Foundation (Voc) è una delle numerose organizzazioni che hanno documentato le prove del prelievo di organi vivi perpetrato dal Pcc contro i praticanti del Falun Gong.

«Abbiamo bisogno di questa testimonianza costante da parte di persone esterne, dall'Occidente, contro i crimini del Partito Comunista Cinese contro il Falun Gong», ha dichiarato il presidente e amministratore delegato di Voc, Eric Patterson, durante la manifestazione.

id90252-LDB2706-1200x800-1-1024x683Praticanti del Falun Gong chiedono la fine dei 25 anni di persecuzione del Partito Comunista Cinese nei confronti di questa pratica spirituale durante una manifestazione al National Mall di Washington l'11 luglio 2024. (Larry Dye/The Epoch Times)

Piero Tozzi, direttore della Commissione bipartisan del Congresso-Esecutivo sulla Cina e consulente senior del deputato Chris Smith (R-N.J.), ha citato due leggi della Camera sulla questione, tra cui la «Stop Forced Organ Harvesting Act» del deputato Smith, approvata dalla Camera nel marzo 2023.

E mentre la Camera dei Rappresentanti sta facendo la sua parte, le aziende devono fare la loro parte per evitare di favorire involontariamente l'industria dei trapianti di organi di Pechino, secondo quanto dichiarato da Tozzi ad Epoch Times americano.

Tozzi ha affermato di aver incontrato due familiari di praticanti del Falun Gong che si trovano attualmente in una prigione cinese. Uno dei detenuti, Zhou Deyong, sta scontando otto anni per le sue convinzioni. Ha perso quasi tutti i denti a causa della persecuzione.

id90253-LDB2525-1200x800-1-1024x683Praticanti del Falun Gong chiedono la fine dei 25 anni di persecuzione del Partito Comunista Cinese nei confronti di questa pratica spirituale durante una manifestazione al National Mall di Washington l'11 luglio 2024. (Larry Dye/The Epoch Times)

«Non si tratta solo di statistiche. Si tratta di individui, persone con familiari», ha dichiarato Tozzi.

Sean Nelson, consulente legale di Alliance Defending Freedom International, ha ringraziato i sostenitori internazionali per aver continuato a sensibilizzare l'opinione pubblica sul Falun Gong.

«Molte persone hanno sostenuto che il Pcc ha lanciato una guerra alla fede, e i Falun Gong ne sono stati le prime vittime 25 anni fa», ha affermato. «Migliaia e migliaia di persone sono state gettate in prigione ogni anno nella speranza che la gente li dimenticasse, ma sono così felice che nessuno di voi li abbia dimenticati».

Greg Scarlatoiu, direttore esecutivo del Comitato per i diritti umani in Corea del Nord, ha ricordato la propria esperienza di partecipazione al movimento anticomunista che ha portato alla fine del regime del dittatore rumeno Nicolae Ceausescu. Considera il Falun Gong un modello per i sostenitori dei diritti umani in tutto il mondo.

id90254-07112024-DSC08803-25years-of-persecution-Falun-Gong-parade-1200x800-1-1024x683Praticanti del Falun Gong marciano durante una parata che chiede la fine della persecuzione della pratica spirituale da parte del Partito Comunista Cinese, che dura da 25 anni, presso il National Mall di Washington l'11 luglio 2024. (Madalina Vasiliu/The Epoch Times)

«Nonostante le campagne repressive e spietate del Pcc per sradicare questa antica pratica spirituale fondata su millenni di autentica tradizione cinese e universale che comprende la verità, la compassione e la tolleranza, i praticanti sono sopravvissuti», ha osservato.

Alla manifestazione sono intervenuti anche la presidente di Christian Freedom International, Wendy Wright; il direttore esecutivo degli Amici del Falun Gong Alan Adler; la presidente del Centro Tuidang, Zhongyuan Yi; il presidente dell'Organizzazione mondiale per indagare sulla persecuzione del Falun Gong, Zhiyuan Wang; e Chen Jingyu, praticante del Falun Gong e vittima della persecuzione del Pcc.

Dopo la manifestazione, migliaia di praticanti del Falun Gong hanno partecipato a una marcia di oltre un chilometro lungo Pennsylvania Avenue, che si è conclusa a Freedom Plaza. Dopo il tramonto, centinaia di persone sono tornate al National Mall per una veglia a lume di candela per commemorare coloro che sono stati perseguitati a morte dal Pcc.

Storie di persecuzioni

La persecuzione del Falun Gong da parte del Pcc non si è mai fermata dal 1999. Alcuni partecipanti alla manifestazione, che l'hanno vissuta in prima persona, hanno condiviso le loro storie con Epoch Times.

id90255-07112024-DSC08538-Chen-Jingyu-1200x800-1-1024x683Chen Jingyu (a destra), praticante del Falun Gong, con il marito e la figlia durante una manifestazione al National Mall di Washington l'11 luglio 2024. (Madalina Vasiliu/The Epoch Times)

La sorella di Chen Jingyu, Chen Jinghui, è stata una delle decine di persone arrestate questa primavera a Changchun, nella provincia di Jilin, nel nord-est della Cina. Entrambe le sorelle praticano il Falun Gong e la stessa Chen era stata mandata in un campo di lavoro quando viveva in Cina.

A marzo, circa sette agenti di polizia hanno aspettato fuori dall'appartamento della sorella e l'hanno arrestata mentre usciva. La signora Chen sospetta che la polizia stesse monitorando la sorella da un po' di tempo. È venuta a conoscenza dell'arresto solo settimane dopo che era avvenuto, tramite un'amica.

«La mia famiglia non ha ricevuto alcuna spiegazione», ha dichiarato la signora Chen a Epoch Times. Inizialmente la polizia non ha informato la famiglia dell'arresto della sorella né del luogo in cui era incarcerata. Non c'era alcun mandato d'arresto o altra documentazione. Sia l'avvocato della sorella che il figlio sono stati respinti alla richiesta di visita.

La sorella è l'unica a prendersi cura dei genitori, entrambi ottantenni. Il trombo del padre si è aggravato dopo l'arresto ed è ancora ricoverato in ospedale per essere curato, secondo la signora Chen.

id90256-LDB2464-1200x800-1-1024x683Una praticante del Falun Gong tiene una corona di fiori in memoria di un uomo morto a causa della persecuzione del gruppo di fede perpetrata dal regime cinese per 25 anni, durante una manifestazione a Washington l'11 luglio 2024. (Larry Dye/The Epoch Times)

La signora Chen, 53 anni, lavorava in una società di revisione contabile a Changchun. Sia lei che il marito hanno perso il lavoro a causa della persecuzione. Nel periodo iniziale delle Olimpiadi di Pechino del 2008, la polizia l'ha arrestata; alla stazione di polizia hanno aperto tutte le finestre e le hanno ordinato di sdraiarsi sul pavimento freddo, nel tentativo di tormentarla. In seguito l'hanno mandata in un campo di lavoro, dove ha lavorato più di 10 ore al giorno per realizzare prodotti, come parti di bambole di pezza, da esportare in Giappone.

Diversi praticanti che conosceva sono stati condannati a nove o dieci anni di prigione. Uno di loro è stato condannato all'ergastolo.

«Possono torturare qualcuno per estorcere una confessione, per farti dire che hai fatto questo o quello sbaglio», ha spiegato. «Ho vissuto queste paure, la paura per la propria vita. Pensate: quante persone sono state torturate a morte, a quante sono stati prelevati gli organi?»

id90257-EpochImages-1257916208-xl-1200x800-1-1024x683Praticanti del Falun Gong marciano durante una parata che chiede la fine dei 25 anni di persecuzione del Partito Comunista Cinese contro i praticanti del Falun Gong in Cina, presso il National Mall di Washington, l'11 luglio 2024. (Larry Dye/The Epoch Times) id90258-EpochImages-3518362656-1200x800-1-1024x683Praticanti del Falun Gong marciano durante una parata che chiede la fine dei 25 anni di persecuzione del Partito Comunista Cinese contro i praticanti del Falun Gong in Cina, presso il National Mall di Washington, l'11 luglio 2024. (Madalina Vasiliu/The Epoch Times) id90259-EpochImages-7375347736-xl-1200x800-1-1024x683Praticanti del Falun Gong marciano durante una parata che chiede la fine dei 25 anni di persecuzione del Partito Comunista Cinese contro i praticanti del Falun Gong in Cina, presso il National Mall di Washington, l'11 luglio 2024. (Madalina Vasiliu/The Epoch Times) id90260-EpochImages-2313143400-xl-1200x800-1-1024x683Praticanti del Falun Gong marciano durante una parata che chiede la fine dei 25 anni di persecuzione del Partito Comunista Cinese contro i praticanti del Falun Gong in Cina, presso il National Mall di Washington, l'11 luglio 2024. (Larry Dye/The Epoch Times) id90261-EpochImages-5539796896-1200x800-1-1024x683Praticanti del Falun Gong marciano durante una parata che chiede la fine dei 25 anni di persecuzione del Partito Comunista Cinese contro i praticanti del Falun Gong in Cina, presso il National Mall di Washington, l'11 luglio 2024. (Madalina Vasiliu/The Epoch Times) id90262-EpochImages-7442355649-xl-1200x800-1-1024x683Praticanti del Falun Gong marciano durante una parata che chiede la fine dei 25 anni di persecuzione del Partito Comunista Cinese contro i praticanti del Falun Gong in Cina, presso il National Mall di Washington, l'11 luglio 2024. (Larry Dye/The Epoch Times) id90263-EpochImages-9425400207-1200x800-1-1024x683Praticanti del Falun Gong marciano durante una parata che chiede la fine dei 25 anni di persecuzione del Partito Comunista Cinese contro i praticanti del Falun Gong in Cina, presso il National Mall di Washington, l'11 luglio 2024. (Madalina Vasiliu/The Epoch Times) id90264-EpochImages-8444606284-xl-1200x800-1-1024x683Praticanti del Falun Gong si raccolgono per una veglia a lume di candela per commemorare la persecuzione a morte dei praticanti del Falun Gong in Cina perpetrata dal Partito Comunista Cinese presso il National Mall di Washington, l'11 luglio 2024. (Madalina Vasiliu/The Epoch Times) id90265-EpochImages-6957469158-xl-1200x800-1-1024x683Praticanti del Falun Gong si raccolgono per una veglia a lume di candela per commemorare la persecuzione a morte dei praticanti del Falun Gong in Cina perpetrata dal Partito Comunista Cinese presso il National Mall di Washington, l'11 luglio 2024. (Madalina Vasiliu/The Epoch Times)

id90266-EpochImages-6019695479-1200x800-1-1024x683Praticanti del Falun Gong si raccolgono per una veglia a lume di candela per commemorare la persecuzione a morte dei praticanti del Falun Gong in Cina perpetrata dal Partito Comunista Cinese presso il National Mall di Washington, l'11 luglio 2024. (Madalina Vasiliu/The Epoch Times)

Articolo in lingua inglese: Rally in Washington Calls for End to CCP's 25-Year Persecution of Falun Gong

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L'articolo Manifestazione a Washington chiede la fine dei 25 anni di persecuzione del Falun Gong sembra essere il primo su Epoch Times Italia.


Due commissari al timone dell'Autorità di sistema portuale, un vicepresidente facente funzioni al vertice della Regione Liguria. L'unico zattera di salvataggio in un mare a dir poco tempestoso, è rimasto a Genova il Sindaco, Marco Bucci. E come sua abitudine consolidata non si è certo tirato indietro, anche difronte alle pinne di molti squali che nuotano in cerchi sempre più stretti attorno alla sua zattera.

Alla vigilia della visita a Genova del ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, il Sindaco ha lanciato un nuovo guanto di sfida, portando in approvazione alla Giunta comunale la delibera "Visione 2030″.

La visione di una città di mare, con il mare e per il mare che Marco Bucci ha presentato alla Fiera Internazionale Mipim di Cannes intervenendo a gamba tesa sul Piano regolatore del porto, sfruttando a fondo quanto previsto dalla legge in tema di pareri al PRP. Non l'ha certo fatto in contrapposizione con l'Autorità portuale bis-commissariata, ma con l'evidente convinzione che un amministratore pubblico debba decidere, fare e governare i processi.

In un plastico e su una mappa del territorio genovese spiccano 106 interventi non di una città che verrà ma di una città che sta già diventando a partire dal Waterfront di levante, progettato da Renzo Piano nelle aree che per decenni hanno ospitato i quartieri espositivi della Fiera del mare e del Salone Nautico e che stanno diventando a tappe forzate un polo attrattivo di una nuova Genova arricchita di canali che collegano il porticciolo Duca degli Abruzzi, noto per uno dei più prestigiosi Yachting Club italiani, con il Porto Antico, e con una vocazione spiccata per la nautica da diporto.

Nel mega affresco di Bucci trova posto un tunnel subportuale che consentirà di bypassare e ripensare la sopraelevata che dagli anni 60 fornisce il maggiore asse di scorrimento fra levante e ponente ma che è anche elemento di separazione fra il Centro Storico e il suo porto.

Ma non è solo un viaggio nel futuro della città. Bucci non abbassa la guardia nel momento in cui quella reputazione internazionale che la città e il porto sembravano aver riconquistato e rilancia proprio sullo scalo marittimo ribadendo direttamente e indirettamente che le scelte vanno fatte e subito.

Procedendo verso Sampierdarena, in area portuale il Comune conferma Ponte Somalia, nonostante la bocciatura al Tar, come il luogo idoneo per lo spostamento dei Depositi chimici. Confermati tutti i riempimenti nel porto di Sampierdarena (anche come a Calata Concenter, oggetto dell'inchiesta giudiziaria) l'ipotesi del nuovo terminal traghetti al traverso dei Ponti Ronco e Canepa e l'avanzamento del compendio Bettolo-Rinfuse-Spinelli verso il mare, con la rettifica della banchina per farne un grande polo container.

Molte aree ex-Ilva viaggiano verso una conversione a funzioni logistiche. Nel bacino di Multedo il Comune si pensa a un ridimensionamento del Porto Petroli per fare spazio ad attività cantieristiche.

E a Prà-Voltri è l'allargamento della penisola artificiale del terminal container di Pra' .


Why I'm here instead of some superstar is one of those anomalies that defies explanation. But allow me to congratulate you on earning your degrees.

Almost without exception, a college commencement speaker is a high achiever whose mere presence will tell graduates making it big is possible. The message they deliver varies widely in details and tone, but there are some common lines of thought among the most popular. Let's look at a few of them:

  • Steve Jobs, Stanford University, 2005: "Don't let the noise of others' opinions drown out your own inner voice. And most important, have the courage to follow your heart and intuition."
  • Ellen DeGeneres, Tulane University, 2009: "It was so important for me to lose everything because I found out what the most important thing is, is to be true to yourself."
  • Chimamanda Ngozi Adichie, Wellesley College, 2015 (I really like this one): "Do not twist yourself into shapes to please. Don't do it. If someone likes that version of you-that version of you that is false and holds back-then they actually just like that twisted shape, and not you."

And one more:

  • Michael Keaton, Kent State University, 2018: "You have to take risks. . . . Make mistakes, take chances. . . . And what that will lead to is self-discovery, and it will lead you back to your natural authentic self."

Do you detect an individualist theme in these passages? "You" permeates their messages. Be true to yourself. Don't try to be someone you're not.

Your school probably encouraged the opposite of what these speakers said.

They encouraged groupthink, meaning go along to get along-there is no "I" in "team," you're reminded. Make sure your group is diverse, not in thought, but racially, sexually, and culturally. Where did that nonsense come from?

Your opponent, you've heard, is capitalism. Can any of you tell me what capitalism is? Probably not. But capitalism-we hear-is the great evil, even if it's the reason most of you are sitting here today.

Capitalism delivers the goods, okay? Those goods can promote civilization or lead to its decline. You get to choose. But choose with your head, not your skin color or sex.

Whether they know it or not, the speakers I quoted are encouraging a mindset that could lead to capitalist production-get out there and take risks, be true to yourself. Provide people with more and better products. Don't be another Steve Jobs. Be yourself and do better.

The political establishment is counting on you to treat the speakers' messages as bromides. Easy to forget. But the speakers are people who have been in the trenches and came out on top. They might be bromides to someone else, but they're heartfelt to them.

Anyone trying to get ahead in this world faces a reality dominated by politics. Another way of saying that is government increasingly encroaches on our lives. Or you could just say government is corrupt.

Thomas Paine-remember him? American History 101. His pamphlet Common Sense ignited a drive for secession. Paine fought corruption throughout his life. In a footnote to his book Rights of Man he wrote, "It is scarcely possible to touch on any subject, that will not suggest an allusion to some corruption in governments." In other words, government is not only corrupt, it's thoroughly corrupt. He wrote that in the late eighteenth century.

Ok, that was then. What about today?

In 2016, the late law professor and author Butler Shaffer asked if the inflation, wars, torture, looting, genocides, and endless levels of taxation are what you would consider "indispensable elements of a sane, decent, free, and productive society?"

If your answer is no, if you think people are capable of much better, then listen up.

Governments control us in blatant and subtle ways but mostly by controlling the information we get and the money we use. Many of the horrors we see every day have their origins in bad information and bad money. The legacy media has become an Orwellian Ministry of Truth. Money has been fiat currency they create from nothing, much like a child playing make-believe but with devastating results.

It's a racket, of course, a racket that favors government and its close friends.

When you have lies issued under the heading of truth and money that government created out of nothing through its hired hand and fall guy the central bank, you have a society on the road to collapse. You have the wars, inflation, genocides, looting, and every other horror Paine and Butler fought against.

What can you do about this? I mean each of you sitting here waiting to take the stage-what can you do? Is it too unpleasant to think about? Is it too deeply entrenched to uproot?

Not if you're a fighter. Are there any fighters out there? Raise your hands, please. Or better yet, stand up.

Okay, fighters, keep in mind two things:

First, understand that governments today are all counterfeiters. If you don't believe it, take that as your assignment to prove. Governments are counterfeiters. They are printing money without any commodity backing. It amounts to trading something for nothing. Did they ask you if they could do this? Of course not. Why would they-it's theft. But they call it monetary policy. Monetary policy today is counterfeiting.

If we had a free market in money, monetary policy would cease to exist.

Every state today has a central bank to do its dirty work. The people who determine the money supply for over 340 million Americans have stellar educations. They're the "best and the brightest." Truly.

But they don't know what they're doing. They've accepted the premise that a growing economy needs an expanding money supply. Consequently, they see counterfeiting as a positive force, as long as they're the only ones doing it. If you or I get caught trying it, off to prison we go. Counterfeiters don't like competition. And a counterfeiter with a legal monopoly on violence can penalize anyone else who tries it. Governments and their pals reap great benefits from counterfeiting-at our expense. That's the first thing to remember.

Second, people need to hear the truth. Yet, truth is government's enemy, as seen in their efforts to suppress it. Therefore, it controls outlets through which information passes to make sure what we get is within the range of its approved narratives. These outlets include the mainstream media, churches, and schools, almost all of which have been drafted as junior partners.

Think of them as the proverbial pipers that the government pays. Government gets to call the tune, only in this case government is doing it with our money.

How many of you took an economics class and were told government is a counterfeiter? Maybe they mentioned an "inflation tax" but I doubt they called it counterfeiting-which is how they create the inflation tax. It's prudent not to call it counterfeiting if you're on the take from government. And who isn't these days? Government calls the tune, and it doesn't like being called a counterfeiter.

Remember those two points: Information and money. Lies, distortions, and counterfeiting are the bread and butter of today's government.

Now, how to fight. In your everyday lives, make a point of speaking out whenever you can. In spite of attempts to censor it, the World Wide Web is still a welcome recipient of truth in many cases. Find those places and get your message out. Don't pull your punches. Don't worry about your popularity but do worry about what you're saying. You need to self-educate, constantly. I repeat, you need to self-educate, constantly. Make sure you understand that government is not in the business of protecting our rights or guaranteeing our liberty. Government is a criminal gang, period. The lies, cover-ups, and the covid-related deaths of the past few years should make that obvious.

But it doesn't have to be this way. The free market is our unacknowledged government. We need to let it flourish.

We absolutely need to let it flourish.

Fighting for freedom in today's world makes you an underdog. But have heart-if underdogs never won, they'd be martyrs. We know they sometimes win. But to win, underdogs need to keep fighting like mad dogs. You want inspiration? Research the uplifting story of the actor who played Superman, Christopher Reeve, who in real life was the epitome of courage. Study the American Revolution, especially the Battle of Trenton, where George Washington's army found inspiration in Thomas Paine's words, "These are the times that try men's souls."

As humans distinguished with the power to think, we all have a dog in the fight for freedom.

Don't ever quit. A better world is possible, but only if we fight for it.

Good luck, and thank you for listening.

Note: The views expressed on Mises.org are not necessarily those of the Mises Institute.


Beati coloro che hanno una voce. Se gli animali che vediamo ormai sempre più di frequente cadere vittima dell'inaudita quanto insensata crudeltà giovanile avessero delle voci simili alle nostre, non basterebbe l'intero cielo a contenere il grido del loro dolore. Un dolore muto o quasi, e che per questo sembra meno struggente alle nostre orecchie. Alcuni recenti casi di cronaca riguardanti le sevizie inferte da ragazzini verso animali inermi ci colpiscono come un pugno allo stomaco e ci riportano, con drammatica efficacia, alla squallida realtà quotidiana.

Una realtà che vede una generazione di ragazzi sempre più incline verso la barbarie che verso quella società progressista e tollerante che tanti dei loro coetanei desiderano ardentemente. Su questo sito abbiamo raccontato (per primi) la storia dell'agnellino seviziato e lasciato morire dagli "studenti" della scuola agraria di Fabriano, nelle Marche. A tale tragica vicenda possiamo aggiungere la bravata di un gruppo di ragazzini in Sardegna, i quali hanno lanciato da un ponte un gattino grande quanto il pugno di chi lo lanciava, filmando il tutto e postandolo sui social a guisa di uno scandalizzato pubblico.

L'ultima sadica trovata ha per sfortunati protagonisti dei gabbiani. Siamo a Napoli. Il solito manipolo di giovanissimi ha pensato bene di gettare in mare dei pezzi di pane per attirare i gabbiani, farli posare sull'acqua per poi tuffarcisi sopra a peso morto. Sempre a favore di video social chiaramente. A rimetterci la vita è stato uno dei poveri volatili, evidentemente schiacciato dal peso di uno dei tuffatori. Come non ricordare poi la capretta di Anagni, uccisa a forza di calci, pensate, durante una festa di compleanno per i 18 anni.

Alla violenza nei confronti degli animali in società si dà solitamente poco peso, considerandola come una sorta di rito di passaggio ineliminabile verso l'età adulta. Poco più che una bravata. E come tutte le bravate, dopo l'inevitabile reprimenda, finiscono nel dimenticatoio. Se negli Stati Uniti fare del male ad un animale senza motivo è la spia di una possibile personalità sadica, da noi tutto si esaurisce in una condanna formale, specie se i carnefici sono minorenni come in molti dei casi raccontati. Ovunque, in particolare nelle scuole (come quella di Fabriano ad esempio) a seguito di simili azioni cruente si parla di educazione, rieducazione e necessità educative. Parole difficili da accettare se messe a confronto con la crudeltà di simili gesti.

Una scuola che non educa non può "rieducare" perché alla base non c'è nessuna educazione da ricostruire. E se le scuole ormai somigliano sempre più a dei "parcheggi" ove far sostare gli ingombranti ragazzini durante l'orario lavorativo dei genitori, anche la tanto decantata istituzione familiare non se la passa certo bene. Se anziché riflettere solo sulle tematiche concernenti l'identità sessuale, il gender, la non-binarietà, si accompagnassero i giovani e giovanissimi scolari in un percorso di profonda riflessione durante tutto l'arco scolastico sul valore della vita, di ogni vita, magari simili nefandezze potrebbero accadere meno spesso. O forse, banalmente, bisogna abbandonare ogni speranza e osservare con malinconica rassegnazione il triste sfacelo di una generazione che pare ormai perduta.

Al contempo vittima e carnefice di sé stessa, azzoppata dalla retorica e dal buonismo, incomprensibile peraltro alla luce di tanta crudeltà. Gli ex alunni della scuola agraria in cui è stato torturato l'agnello hanno scritto una lettera indirizzata al dirigente scolastico invocando una punizione esemplare; in essa ancora una volta appare la parola "rieducazione". Ai nostri occhi disincantati rieducare coincide spesso con ignorare e, soprattutto, con dimenticare. Forse solo la fermezza nella punizione può sortire qualche effetto. La paura spesso raffredda la crudeltà.

Sempre sgomenti di fronte alla profondità della cattiveria insensata, lanciamo questo atto d'accusa, consapevoli che probabilmente finirà nel vuoto. Come la rieducazione dei colpevoli. E come le grida silenziose degli animali innocenti torturati. Beati quelli che hanno voce.

Francesco Teodori, 15 luglio 2024

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Arrivano degli spari che feriscono Donald Trump durante un comizio pubblico, l'ex-presidente reagisce con il pugno alzato e BTC segue con un'impennata nel prezzo..

Sta per arrivare l'ETF su Ether, mentre il governo tedesco ha scaricato tutti i bitcoin che aveva..

Questo e molto altro in questo breve, ma intenso episodio.

Buon CryptoMonday!


GRAZIE KOREA

Una grande mano dalla Corea del Sud per tutto il settore crypto. Tasse rimandate al 2028?

Gianluca Grossi 15/07/24 11:05 News

C'è un'altra buona notizia, oltre alle tante che stanno muovendo il mercato al rialzo. Secondo quanto è stato riportato direttamente sul sito del parlamento della Corea del Sud, ci sarebbe la volontà politica di rimandare l'implementazione di un regime di tasse relativamente punitivo rispetto a quello attuale. E questo potrebbe favorire gli acquisti in un paese che è tra i più attivi su questo mercato.

Si tratta di una tassazione del 20% che inizialmente sarebbe dovuta entrare in vigore già due anni fa e che continua invece a essere rimandata. La nuova scadenza sarebbe quella del primo gennaio 2025, che però potrebbe essere, appunto, ancora una volta rimandata, questa volta al 2028.

La settimana si apre dunque con una sorta di tempesta perfetta per il mondo crypto. Una tempesta perfetta della quale puoi venire a discutere anche sul nostro Canale Telegram, nato proprio per vivere il mondo crypto 24 ore su 24.

Un altro favore della Corea del Sud al mondo crypto?

Il mercato della Corea del Sud è tra i più attivi su Bitcoin e crypto. E ogni cosa che accade da quelle parti può avere delle ripercussioni molto importanti sui prezzi delle principali crypto.

L'ultima notizia che arriva da Seul riguarda la possibilità - citata direttamente sul sito internet del parlamento coreano - di rimandare ancora una volta l'entrata in vigore di un regime di tassazione per i gain crypto. Si tratta di un regime di tassazione che porterebbe al 20% le tasse da pagare sui gain crypto e che appunto ha avuto degli effetti negativi sul mercato.

Senza girarci intorno: un regime di tassazione più basso non può che favorire certi investimenti, in particolare in un paese dove i volumi sono tra i più elevati al mondo.

Sono gli effetti dell'arrivo al potere del partito che aveva già promesso durante la campagna elettorale una maggiore apertura al settore, che dovrebbe almeno in parte contro-bilanciare politiche restrittive sia in termini di identificazione degli investitori, sia appunto sul piano fiscale.

Ne sapremo di più a fine mese

Mancherebbe comunque ancora la conferma da parte del Ministero delle Finanze, che è quello poi che si occupa di tassazione in Corea del Sud.

La conferma potrebbe arrivare già a fine mese, quando appunto il ministero dovrà pubblicare eventuali emendamenti al codice fiscale del Paese. Si tratterebbe, tenendo conto anche dell'arrivo in concomitanza degli ETF su Ethereum, di una notizia ottima per il mercato.


Home / Balena muove 1.000 Bitcoin che erano FERMI dal 2012!

BALENA 2012

Una Balena ha spostato 1.000 Bitcoin che risalgono al... 2012. E ora?

Gianluca Grossi 15/07/24 9:34 News

Si risveglia un altro wallet dell'era "primordiale" di Bitcoin. A muovere 1.000 Bitcoin è infatti un indirizzo che li aveva ricevuti nel 2012, e dunque appunto quasi 12 anni fa, quando quei 1.000 BTC valevano la bellezza di 12.000$ circa.

Oggi sono invece denaro a sufficienza per andare in pensione e probabilmente per mandarci anche un altro paio di generazioni, con Bitcoin che è tornato sopra i 60.000$, valendo così per il misterioso wallet oltre 62 milioni di dollari di controvalore. Non è chiaro però se siano stati inviati ad un exchange o semplicemente ad un altro indirizzo.

È relativamente insolito vedere movimenti consistenti da wallet della preistoria di Bitcoin, e prima di allarmarsi dovremo pur tenere conto del fatto che, anche immaginando una vendita, non si tratterà in alcun modo di qualcosa in grado di impattare sul prezzo di Bitcoin, trattandosi appunto di cifre minime rispetto a quelle che vengono scambiate ogni giorno sulle piazze.

Un misterioso milionario della prima era di Bitcoin

Nel 2012 erano davvero in pochi a conoscere Bitcoin. Qualcuno però, anche ai tempi, ci aveva visto lungo e aveva deciso di accumularne per quanto possibile. È il caso dell'indirizzo di cui vi parliamo oggi, che aveva ricevuto 1.000 BBitcoin quasi 12 anni fa.

È l'indirizzo 1EhXAfSTJbfpzJp9AQCrWHAPTnqWFgeEQv, che poi ha deciso di inviarli ad un indirizzo nuovo di pacca e che non sappiamo se appartenga o meno ad un exchange.

La cifra coinvolta, per quanto cambierebbe senza ombra di dubbio la vita di molti, è in realtà contenuta. Parliamo infatti ai valori di oggi di quasi 63 milioni di dollari in Bitcoin, somma sì importante per un individuo o una famiglia, ma che difficilmente può avere un impatto significativo sul mercato di BTC.

Mercato di BTC che tra le altre cose, negli scorsi giorni, è stato in grado di assorbire vendite ben più sostanziose e sostanziali, come le decine di migliaia di BTC che sono stati liquidati in fretta e furia dalla Germania.

Parte però il toto… identità

Per quanto sarà un esercizio certamente futile, è già partita sui social la caccia al neo-milionario, caccia che però, dati i pochi indizi che si hanno a disposizione, difficilmente otterrà un qualunque tipo di risultato.

Per il resto, rimane interessante vedere come spesso i conti dei Bitcoin persi, nei quali vengono inclusi talvolta i Bitcoin che non si muovono da un decennio, non siano sempre il massimo dell'accuratezza.


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Donald Trump sopravvive a un tentato assassinio (favorito da un clima di odio) e a un ingiustificabile disastro della sicurezza. Eppure c'è ancora chi dà la colpa a lui.

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Sembrerebbe inutile sottolinearlo, ma è giusto ricordare che all'indomani del 7 ottobre 2023, giorno dell'attacco ai civili israeliani ad opera di Hamas, organizzazione terroristica finanziata principalmente dall'Iran degli ayatollah, quasi tutto il mondo era inorridito.

L'operazione oblio

È altresì giusto ricordare che, praticamente in diretta, le immagini dell'orrore furono condivise dai terroristi stessi sulla quasi totalità dei social. Il massacro di famiglie intere, gli stupri, i neonati bruciati vivi nei forni delle cucine delle loro case, e tutta la serie di orrori di una gravità tale che per trovarne di simili nei confronti della popolazione ebraica bisogna tornare indietro nella memoria fino alla Seconda Guerra Mondiale.

Perché scrivo che è giusto ricordare? Il motivo è semplice, è giusto ricordare a tutti, ma proprio a tutti, quello che per motivi di convenienza si vorrebbe dimenticare e far dimenticare.

Questo perché l'operazione oblio, coordinata da tante di quelle organizzazioni internazionali che è davvero impossibile elencarle tutte, in collaborazione con molti governi e corti internazionali è cominciata, per mezzo del solito megafono a senso unico, all'indomani della reazione militare israeliana che ha portato alla guerra in corso.

Palestinesi senza colpa?

In molti obiettano che la popolazione palestinese della Striscia di Gaza sta soffrendo senza colpa di questa situazione. A costoro io rispondo che è vero che stanno soffrendo, su questo non ci sono dubbi, è il senza colpa che deve essere analizzato.

Partiamo dall'inizio, e cioè dalle elezioni che portarono Hamas al potere nella Striscia di Gaza e del conseguente colpo di stato che cancellò l'Autorità nazionale palestinese alla quale il governo israeliano aveva lasciato la gestione di quel territorio dopo il suo ritiro unilaterale.

Pertanto: è necessario ricordare che a distanza di pochi giorni ciò che era stato segretamente concordato, cioè ritiro israeliano e controllo ANP, è completamente saltato e ha lasciato l'intera area in mano ai terroristi di Hamas e della Jihad Islamica? È giusto ricordare che il popolo della Striscia, quello che oggi sta soffrendo a causa della guerra, festeggiava la presa del potere dei terroristi distribuendo dolcetti per le strade? Comportamento tra l'altro visto a ogni attentato quando una vita israeliana valeva cinque pasticcini al miele.

È giusto ricordare che il 7 ottobre 2023, mentre i giovani israeliani che al Nova Festival stavano ballando e si volevano divertire sono stati attaccati e ammazzati a sangue freddo, le ragazze stuprate in gruppo e poi fatte a pezzi e le famiglie dei kibbutz di frontiera venivano massacrate mentre la città di Sderot era messa a ferro e fuoco, il popolo della Striscia di Gaza, quello che ora sta soffrendo per la guerra, mangiava pasticcini al miele e ballava al ritmo di Allāhu Akbar?

Allora io chiedo: se la stessa cosa fosse successa in una qualsiasi città di frontiera di un altro Stato, cosa avrebbe preteso dal suo governo la popolazione colpita in quel modo dal terrorismo? Rispondete sinceramente, se quello che è successo in Israele il 7 ottobre fosse accaduto da un'altra parte, il massacro sarebbe stato dimenticato con la stessa velocità che abbiamo visto in questo caso?

E poi c'è anche da chiedersi: ma davvero i cittadini della Striscia di Gaza non immaginavano quale, e di che potenza, sarebbe stata la reazione israeliana? Anziché ballare e distribuire dolcetti, perché non si sono dati da fare per trovare i rapiti israeliani e riconsegnarli immediatamente o almeno dare indicazioni su dove si trovassero? Non dico per aiutare quello che considerano il nemico, un nemico che comunque ha sempre dato lavoro a migliaia di pendolari palestinesi che proprio grazie a Israele avevano una vita più che dignitosa, o per evitare sofferenze inenarrabili a civili innocenti, ma almeno per limitare i danni della reazione dell'esercito israeliano.

Aiutare a ritrovare i civili rapiti e liberarli sarebbe stato nell'interesse dei palestinesi stessi, ma nessuno ha parlato, tutti solidali con i terroristi, per ideologia o per paura, e francamente fra le due è difficile capire quale possa essere la peggiore.

Le parole bambini e palestinesi, legate al racconto delle peggiori infamie, sono state usate e abusate. Ma anche qui è necessario fare chiarezza. Come dicevo all'inizio, il ricordo del massacro dei bambini e dei neonati israeliani il 7 ottobre 2023, insieme alle loro famiglie, è stato rapidamente dimenticato, accantonato e, dove possibile, anche insabbiato. Anche se, è giusto ricordarlo, nelle celle frigorifere dell'Istituto Patologico di Tel Aviv ci sono ancora diversi corpi e pezzi di corpi carbonizzati ai quali non si riesce a dare un nome.

Queste vittime, per assurdo, sono state dimenticate prima ancora di essere identificate. Mentre i bambini e neonati israeliani vengono dimenticati, quelli palestinesi sono costantemente ricordati, ogni giorno, più volte al giorno. E anche su questo tema tragico è necessario mettere un po' di ordine.

Innanzitutto il numero delle vittime dato da Hamas è risultato falso, non lo dico io ma l'Onu anche, se i giornalisti continuano a ripetere come vero un falso conclamato. Non è però il numero ad essere un fattore importante, la perdita di vite, soprattutto di giovani vite è sempre una tragedia.

Scudi umani palestinesi

Ciò che fa davvero rabbia è l'uso cinico che viene fatto di questa tragedia da coloro che fanno finta di addolorarsi della perdita di bambini palestinesi, sì, fanno finta, e per capirlo ci vuole poco: basta un minimo di onestà intellettuale.

Per quale motivo la comunità internazionale, l'Onu, il G7, l'Unione europea e gli Stati Uniti del presidente Biden e dell'apostolo Blinken non hanno chiesto all'Egitto di Al Sisi di aprire il confine con la Striscia di Gaza per far evacuare almeno donne e bambini? Ricordate le donne ucraine che con i loro figli entravano in Polonia e poi si disperdevano in Europa per scampare alla guerra? Perché lo stesso trattamento non è stato applicato anche alle donne e ai bambini palestinesi?

Perché i governi del mondo libero, quelli che si trovano subito in accordo nel condannare Israele qualsiasi cosa faccia, non hanno chiesto di applicare il diritto umanitario internazionale che prevede, in caso di pericolo, il diritto di rifugiarsi nel primo Paese sicuro?

Non era certo possibile andare in Egitto a protestare, sappiamo bene cosa succede in quei casi, ma perché non è stata organizzata una manifestazione di piazza o in qualche università in una qualsiasi città d'Europa o del Nord America? Per quale motivo il Consiglio di Sicurezza dell'Onu non ha fatto passare una risoluzione in merito?

Non è per caso che i bambini palestinesi e le loro mamme servivano lì dove sono rimasti per bloccare e rallentare l'esercito israeliano nella sua avanzata? Non è per caso che la loro presenza, obbligata dalla chiusura dei valichi di frontiera con l'Egitto, serviva come una sorta di scudo umano? Yahya Sinwar, il capo indiscusso di Hamas ha detto: "Ci serve il sangue e il sacrificio del popolo palestinese".

Non è per caso che le morti di donne e bambini, persone che potevano essere salvate allestendo dei campi profughi in territorio egiziano o in qualsiasi altra nazione disposta ad accoglierli momentaneamente, sono state invece cinicamente usate come aiuto alla causa palestinese? Non è per caso che le televisioni, i giornali, i social e tutti i mezzi di informazione hanno sfruttato questa situazione solo e unicamente per i loro fini commerciali? Solo il tempo potrà dare le risposte a questi difficili quesiti.


Il meccanismo della tassazione è il principale strumento con cui lo stato raccoglie risorse dalla popolazione. Questi fondi vengono poi redistribuiti secondo le priorità politiche del momento, ma cosa si nasconde dietro questa redistribuzione? In primo luogo, lo stato utilizza la tassazione per premiare i suoi "clienti". I politici spesso usano le risorse raccolte tramite le tasse per sostenere gruppi di interesse e fedeli sostenitori. Questo crea una rete di dipendenza, dove alcuni segmenti della società diventano clienti abituali dello stato, aspettandosi benefici continui. È un modo per mantenere il controllo e assicurarsi che questi gruppi rimangano leali, evitando critiche o opposizioni alle politiche governative. Questo sistema di redistribuzione distorce anche il mercato. Le risorse non vengono allocate in base alle necessità reali della popolazione, ma secondo criteri politici. Le aziende e gli individui che ricevono sussidi o incentivi statali possono prosperare non perché offrono beni o servizi migliori, ma perché sono favoriti dal sistema. Questo frena l'innovazione e la crescita, poiché le persone e le imprese non sono incentivati a migliorarsi e a competere in un mercato libero. Infine, tutto questo ha un effetto sulla libertà economica. Le risorse vengono sottratte a chi le ha guadagnate con il proprio lavoro e investite in modi che spesso non rispecchiano le reali esigenze e preferenze della popolazione. Questo frena l'innovazione e la crescita, poiché le persone e le imprese non sono incentivati a migliorarsi e a competere in un mercato libero. 451042723_536159578734400_3994785967529963319_n


Un fantasma si aggira nei palazzi del potere. A Chigi lo chiamano il «Conte Max». Forse per la somiglianza con il protagonista del celebre film nell'attenzione agli abiti - cuciti ad arte da Paolo di Fabio, il suo sarto preferito che condivide anche con Lollobrigida, Tremonti e Maione (pres. Mps) - compresa la candida pochette, o magari quell'ammirazione peri poteri forti. Sicuramente per le abilità trasformistiche.

Ma, come nel film, ora Giuseppe Conte è a un bivio del suo curriculum vitae: o rivoluziona tutto o lascia le cose così come sono, condannando il Movimento Cinque Stelle ad una inesorabile scomparsa. Il suo gruppo parlamentare lo ha capito e ora chiede uno scatto in avanti, anche la base vuole innovazione, così come la nuova classe dirigente. «Giuseppi» sa bene che lo scontro più duro sarà con Grillo&co., però sa anche che il comico genovese non vuole perdere il bottino di 300mila euro l'anno e che ormai il suo non è più «il Verbo» e, ancora, che non esistono più irriducibili legati al concetto «né a destra né a sinistra».

Dalla sua Beppe Grillo, rimasto icona dei 5S delusi, per riprendersi il Movimento è pronto ad «amnistiare» i quaranta grillini espulsi, rei di aver negato al tempo la fiducia a Mario Draghi. Ma il «camalecontico» Peppiniello ha nove vite come un gatto e, malgrado la disfatta elettorale alle europee, è riuscito a collocare il M5s nell'eurogruppo di estrema sinistra «The Left» - lo stesso di Sinistra Italiana con Ilaria Salis e di Carola Rackete - che gli garantisce finanziamenti, struttura e visibilità, seppur con la spada di Damocle sulla testa per sei mesi, per meglio valutare se c'è una reale convergenza politica. In effetti, mettersi in casa uno che ha esordito in Europa con Nigel Farage, padre della Brexit, poi con liberali, socialisti, verdi e rossobruni, per la sinistra europea non è un bel biglietto da visita.

Tuttavia, l'ex avvocato del popolo a volte comprende come si sta in campo. Dimostrazione ne è la vittoria di Alessandra Todde in Sardegna che, grazie al lavoro politico e ad una comunicazione efficace, gli consente oggi di stare seduto ai tavoli che contano (vedi autonomia differenziata, in cui la Sardegna è capofila delle regioni progressiste contro Calderoli); inoltre, sta ricompattando i gruppi, cercando di velocizzare la struttura sui territori puntando sui giovani iscritti; desidera persino ricucire con il suo Rocco Casalino, ridandogli in mano tutta la comunicazione fino alle prossime politiche, nelle quali sarà candidato. Conte, antagonista del Pd a sinistra, però sbanda nella sua Regione, a Bari, attaccando De Caro ed Emiliano, con risultati disastrosi propagatisi in tutta Italia. L'intento era quello di contendersi la leadership dell'opposizione. E invece si è beccato 15 punti in meno di differenza dal Pd.

Da qui sarebbe d'obbligo una profonda riflessione sulla sconfitta. Ma per ora Conte ha in testa più procedure e bon ton. Nello Statuto del partito, che si è scritto da sé, vieta il turpiloquio. Con lui, il movimento nato dai «vaffa day» tenta di rientrare a palazzo dalla porta principale. Discute necessariamente sull'abolizione del divieto del doppiomandato per eleggere i fedelissimi. Ragiona sulle alleanze nelle Regioni, da Nord a Sud, come in Campania, dove il 5S Roberto Fico sogna. A settembre è previsto il primo congresso dove si cercherà di capire cosa è rimasto del Movimento. Tra i temi sul tavolo, come detto, il terzo mandato. La soluzione sarà cerchiobottista: chi ha fatto due mandati in Parlamento non si potrà candidare per la terza volta, ma potrà presentarsi a comunali, regionali ed europee.

Altro tema da dirimere: i nuovi vicepresidenti. C'è malcontento: a parte Paola Taverna, Conte vorrebbe cambiarli tutti. Qualcuno parla dell'ingresso di Michele Santoro, molti ragionano invece sulle donne: Chiara Appendino, tra le migliori, ma azzoppata dai giudici, Taverna impegnata a gestire i territori, e poi la già glorificata Todde, soprannominata il talismano di Conte. Un'altra donna forte è la ex «fatina» Virginia Raggi, che lavora sottotraccia per riportare il M5s alle antiche origini, con il supporto di Toninelli e pochi altri. E il Pd? Sanno che se Conte perde il duello, il M5s torna quel contenitore chiuso con cui è impossibile dialogare e perciò hanno capito che attaccarlo non conviene. Quindi guardano e incrociano le dita, consapevoli che senza M5s non si governa.

L'amletico Conte, meglio prima che poi, dovrà decidersi. Anche per non ricadere nel modus operandi di quando era premier: le sue incertezze nel gestire i dossier più delicati erano proverbiali. Incapace di punire Autostrade, ha messo le basi per riempire i Benetton di soldi; su Ilva, in una famosa riunione con la famiglia Mittal, sembrava il loro avvocato, anziché quello degli italiani; sul commissariamento della Popolare di Bari solo un furioso Franceschini sbloccò un indeciso presidente del Consiglio ostaggio di Bankitalia. Poi la pandemia, i Dpcm a mitraglia, i pieni poteri, la follia delle dirette Facebook per comunicare le quote di libertà sottratte ai cittadini, i deliri di onnipotenza. Questa la parabola. Conte, che «non aveva mai votato Movimento Cinque stelle», ora vuole trasformarlo - Grillo permettendo - in qualcosa che lui voterebbe.

Consapevole che nessuno, per ora, metterà in discussione la sua leadership, alle prossime regionali in Umbria rischia però di finire dietro Fratoianni. La scialuppa che sta costruendo per traghettare alcuni fedeli parlamentari alla prossima legislatura ha bisogno di rinforzi, altrimenti affonda. Il risultato sarà che si ricreerà il sistema della Quercia (PdS) e i suoi cespugli. O, meglio, ricorderà più l'Asinello di Prodi (2014) e al massimo potrà aspirare ad un ministero, senza portafoglio. Sarebbe un miracolo, ma Padre Pio, il suo Santo preferito, è generoso.

Luigi Bisignani, 14 luglio 2024

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I liberal alla Barack Obama promettevano di combattere le discriminazioni anagrafiche. Ora trattano Joe Biden da vecchio scimunito. È un ritorno alla realtà: le diversità saranno pure una ricchezza, ma fissano anche dei limiti oggettivi a ciò che ognuno può fare.

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I ricercatori farmaceutici testano nuovi farmaci confrontandoli con un placebo, una pillola che sembra il farmaco ma non contiene nulla di rilevante. L'obiettivo è determinare se il farmaco sia più efficace del placebo. È interessante però notare che spesso le persone che assumono il placebo sperimentano effetti positivi. Se questi effetti sono pari a quelli di chi assume il vero farmaco, il farmaco è considerato non riuscito.

Questo effetto è noto come «effetto placebo». Placebo in latino significa «io piacerò». Di solito rappresenta un tipo di effetto psicologico rispetto all'effetto «reale» di un medicinale.

La prima volta che un placebo è stato utilizzato come termine medico risale a più di 200 anni fa, quando il medico scozzese William Cullen (1710-1790) lo introdusse nel 1772 per confortare i pazienti che richiedevano farmaci di cui non avevano bisogno, dando loro qualcosa per soddisfare le loro richieste e aspettative.

Un libro pubblicato nel 1801 dal medico britannico John Haygarth riportava che i pazienti con «reumatismi» riducevano il loro dolore con un trattamento placebo.

Nel 1937, uno studio controllato con placebo pubblicato in Jama riportava che l'effetto di un placebo sul dolore cardiaco nei pazienti ambulatoriali era tanto buono quanto i farmaci testati, come le xantine (teobromina e aminofillina).

L'effetto placebo è un fenomeno complesso con profonde verità sottostanti che non sono state adeguatamente spiegate al pubblico.

Auto-guarigione

Nel 2009, i ricercatori hanno condotto un piccolo ma interessante trial clinico che ha scoperto il primo componente dell'effetto placebo.

Dei pazienti con sindrome dell'intestino irritabile (Ibs) sono stati assegnati casualmente in due gruppi. Al gruppo A non è stato dato alcun trattamento, mentre al gruppo B è stato dato un placebo chiaramente etichettato come: «Pillole placebo fatte di una sostanza inerte, come pillole di zucchero, che hanno dimostrato nei studi clinici di produrre un miglioramento significativo nei sintomi dell'Ibs attraverso processi di auto-guarigione mente-corpo».

Dopo tre settimane, il 30 percento dei pazienti del gruppo A ha riportato un sollievo adeguato, rispetto al 60 percento del gruppo B.

La percentuale di alleviamento della malattia nel gruppo A ha rivelato il primo fattore chiave dell'effetto placebo: il tempo guarisce. Oppure, utilizziamo un termine più accurato evidenziato nella nota ricevuta dal gruppo B: i nostri corpi hanno capacità di «auto-guarigione».

La maggior parte delle persone lo ignora, e i media mainstream non lo hanno enfatizzato abbastanza. Tuttavia, è uno dei componenti essenziali della guarigione da una malattia ed è il concetto centrale delle terapie naturali.

L'auto-guarigione non è nulla di misterioso. Nei pazienti con Ibs, la funzione intestinale può essere influenzata da stress, mediatori infiammatori o diete specifiche.

Se le persone aggiustano i loro stili di vita, come ridurre i livelli di stress, evitare cibi scatenanti e promuovere la salute intestinale attraverso l'esercizio fisico, spesso alleviano naturalmente i loro sintomi di Ibs.

Anche senza alcuna azione, l'intestino, il microbioma e l'immunità possono lentamente guarire da soli nel tempo.

Idee positive

Il raddoppio dell'efficacia nel gruppo B è intrigante poiché i pazienti di questo gruppo hanno ricevuto un placebo insieme a una nota rassicurante sull'autoguarigione.

L'idea positiva associata al farmaco suggeriva che sarebbe stato efficace. Ogni farmaco noto è legato a certe convinzioni associate al marchio.

La stessa cosa può accadere con un placebo.

Prendere semplicemente un placebo, come una pillola di zucchero, credendo che sia un medicinale, ha il potenziale di migliorare dolore, ansia, depressione, ridurre la pressione sanguigna, guarire le ulcere gastrointestinali e potenziare il sistema immunitario.

Persino la chirurgia placebo, in cui i pazienti vengono messi sotto anestesia, tagliati e poi suturati senza alcun intervento effettivo, ha avuto un impatto positivo sui risultati dei pazienti.

Questo potere delle idee è spesso trascurato nella medicina moderna, mentre è stato enfatizzato e sviluppato nelle pratiche spirituali e nelle terapie psichiatriche.

Il messaggio conta

Il messaggio trasmesso a un paziente dal proprio medico riguardo l'esito previsto del trattamento può influenzare significativamente il processo di guarigione del paziente.

Ad esempio, in uno studio condotto da Alia Crum, professoressa associata di psicologia alla Stanford University, i medici hanno somministrato ai pazienti un test cutaneo alla istamina. Dopo sei minuti, hanno applicato una crema placebo. Il test cutaneo alla istamina è utilizzato per produrre una reazione allergica, che causa un'eruzione cutanea sull'avambraccio.

Il medico ha informato metà dei partecipanti che era stata loro data una crema antistaminica per trattare l'eruzione cutanea. L'altra metà è stata informata che la crema era un agonista dell'istamina e avrebbe peggiorato l'eruzione cutanea.

Il gruppo a cui è stato detto che la crema avrebbe peggiorato l'eruzione ha sperimentato irritazione entro 10 minuti dall'applicazione. Coloro a cui è stato detto che la crema avrebbe migliorato l'eruzione hanno visto miglioramenti (5,1 mm rispetto a 4,7 mm).

I risultati dello studio suggeriscono che il messaggio ha un impatto sull'esito del trattamento.

Compassione con autorità

In uno studio precedente, il team del Dr. Kaptchuk ha reclutato 262 pazienti con Ibs e li ha assegnati casualmente a tre gruppi.

  1. Il primo gruppo di pazienti non ha ricevuto alcun trattamento.
  2. Il secondo gruppo ha ricevuto un placebo, con una minima interazione medico-paziente.
  3. Il terzo gruppo ha ricevuto lo stesso placebo del secondo gruppo, ma i loro medici li hanno ascoltati attentamente e con pazienza.

Nel primo gruppo che non ha ricevuto alcun trattamento, il 28 percento dei partecipanti ha sperimentato un sollievo adeguato dai loro sintomi, il che può essere attribuito alla guarigione naturale della malattia. Nel gruppo placebo con minima interazione, il 42 percento dei partecipanti ha sperimentato un sollievo adeguato. Tuttavia, nel gruppo in cui i partecipanti sono stati coinvolti e hanno ricevuto un trattamento interattivo dai loro medici, il 62 percento ha riportato un sollievo adeguato dai loro sintomi.

Semplicemente, l'interazione coinvolgente tra medici e pazienti prima del trattamento può produrre i risultati più efficaci, anche con un placebo.

Inoltre, la compassione di un medico combinata con la sua autorità può influenzare enormemente l'esito della guarigione di un paziente. Durante lo studio del test cutaneo alla istamina condotto dalla dott.ssa Crum, un gruppo di pazienti è stato trattato da un medico che ha instaurato una connessione personale con loro. Invece di chiedere solo informazioni di base, il medico ha chiesto delle loro esperienze personali, con domande come «dove sei nato?» e «com'era crescere in Ohio?» Il badge del medico indicava che era un «Fellow presso il Centro di Allergologia di Stanford» e la procedura è stata condotta in una stanza impeccabile con grande precisione.

Dimostrando compassione e competenza, il medico ha aumentato le aspettative dei pazienti attraverso feedback positivi sull'efficacia della crema. Questa credenza ha migliorato notevolmente la guarigione del paziente (5,1 mm rispetto a 4,3 mm).

In un altro scenario, il medico era distaccato e per nulla accogliente. Guardava lo schermo del computer e chiedeva: «Data di nascita, luogo di nascita. […] Prossima domanda». Il suo badge riportava «Dottore in formazione» e la sua scrivania era disordinata. Ha esitato quando ha messo il bracciale per la pressione sanguigna al paziente.

In questo scenario, il paziente non ha mostrato alcuna reazione al test cutaneo (5,1 mm rispetto a 5,0 mm).

L'impatto della nostra mentalità dipende dall'ambiente in cui essa si sviluppa. Segnali sociali, come il calore umano e la competenza, sono significativi nel plasmare le nostre credenze e nell'aggiungere senso e profondità.

Quando abbiamo fiducia in un trattamento, non è solo per l'efficacia del trattamento stesso, ma anche perché abbiamo fiducia nelle conoscenze e nell'esperienza del nostro medico, che tiene conto delle nostre necessità individuali e personali.

Non solo psicologico

Spesso si presume che la risposta al placebo non sia mediata da meccanismi fisici o chimici ma sia puramente psicologica. Nonostante questa convinzione prevalente, un vecchio e relativamente piccolo esperimento potrebbe far pensare altrimenti.

Ricercatori canadesi hanno somministrato a sei pazienti affetti da malattia di Parkinson un trattamento con L-dopamina o pillole placebo per studiare i meccanismi di un placebo.

Un cambiamento patologico chiave nella malattia di Parkinson è la mancanza di dopamina nel cervello. Questo esperimento ha utilizzato isotopi di ligandi radioattivi per fornire una lettura precisa del livello di dopamina.

Lo studio ha fornito prove che i pazienti con malattia di Parkinson che hanno ricevuto un placebo hanno avuto un rilascio sostanziale di dopamina endogena nei loro cervelli. L'effetto placebo è stato potente quanto il trattamento farmacologico ed è stato mediato dall'attivazione dell'area cerebrale nota come via nigro-striatale, una delle principali vie della dopamina.

Il placebo induce il cervello a rilasciare le sostanze chimiche di cui i pazienti con malattia di Parkinson hanno bisogno. C'è una vera e propria farmacia dentro ognuno di noi.

I pensieri positivi non sono solo psicologici. Pensare positivamente agli altri può persino innescare reazioni chimiche che potenziano la funzione del sistema immunitario, inclusa la produzione di interferoni che combattono i virus.

Anziché fare solo affidamento sul potere dell'immaginazione, i placebo funzionano mimando le capacità naturali di guarigione del corpo attraverso neurotrasmettitori e circuiti cerebrali.

Sfruttare il potere dei placebo

L'effetto placebo rimane un fenomeno affascinante e spesso sottovalutato nella medicina moderna. Ciò che è iniziato come un semplice controllo dei test si è rivelato un complesso intreccio di fattori psicologici, neurologici e fisiologici.

Rivelare questi componenti poco familiari dell'«effetto placebo» ci offre una nuova opportunità per capire il vero significato delle buone terapie, pensando al potere delle nostre capacità di auto-guarigione, dei pensieri, delle idee e delle interazioni sociali sul nostro benessere complessivo.

Il sistema sanitario del futuro dovrebbe riconsiderare la connessione tra mente e corpo ed esplorare nuovi approcci olistici alla cura della salute, che utilizzino le capacità naturali di guarigione del corpo.

Il dottor Yuhong Dong è un editorialista medico senior di The Epoch Times. È un'ex esperta medico-scientifica senior e leader della farmacovigilanza presso la sede centrale di Novartis in Svizzera e vincitrice di quattro premi Novartis. Ha esperienza di ricerca preclinica in virologia, immunologia, oncologia, neurologia e oftalmologia, e ha anche esperienza clinica nelle malattie infettive e nella medicina interna. Ha conseguito la laurea in medicina e il dottorato in malattie infettive presso l'Università di Pechino in Cina.

Le opinioni espresse in questo articolo sono dell'autore e non riflettono necessariamente quelle di Epoch Times.

Versione in inglese: The Real Healing Effects of Placebos on Diseases Are Obscured by Drugs

NEWSLETTER*Epoch Times Italia*

L'articolo Gli effetti reali dei placebo sulle malattie, un cambio di prospettiva sembra essere il primo su Epoch Times Italia.


nella serata di lunedì 15 luglio alle ore 21:00, presenteremo, in una conferenza virtuale alla quale potrà accedere tramite il seguente link https://us02web.zoom.us/j/82103924067 il libro "Mi mancano i vecchi comunisti. Confessione inaudita di un libertario" insieme a:

- GIOVANNI SALLUSTI, Giornalista;

- FERDINANDO ADORNATO, Giornalista;

- PIERLUIGI BATTISTA, Giornalista.

L' evento sarà trasmesso in diretta sulla nostra pagina Facebook.

→ Qui le istruzioni per scaricare la piattaforma Zoom ed effettuare il primo accesso!

.Augurandoti una buona giornata, rinnoviamo il nostro più sentito ringraziamento per il supporto mostrato .

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L'articolo Presentazione libro "Mi mancano i vecchi comunisti. Confessione inaudita di un libertario" proviene da .


In Italia esiste lo stesso problema: per molti è più attraente vivere di welfare che cercare un lavoro, seppur a basso reddito. Sarebbe anche comprensibile, se non fosse che il welfare è pagato da chi invece - malgrado tutto - sta lavorando. 451046215_536751252008566_7842823319390280347_n


FAKE NEWS CINA

Un account non esattamente al top, che viene però nobilitato dal RT di un grande CEO del mondo crypto...

Gianluca Grossi 15/07/24 15:58 News

La Cina pronta a riaprire alle crypto? Non è la prima volta che ci troviamo a commentare dei rumors di questo tipo. E se prima erano nel dominio quasi assoluto e totale di Justin Sun e di diversi personaggi del mondo crypto, ora si aggiungono i soliti account su X che - tra uno spam e l'altro di presale - riempiono l'etere digitale di fesserie.

Peccato però che questa volta abbiano trovato sponda anche da Mike Novogratz, che non è esattamente il primo che capita (è a capo di Galaxy, che gestisce con Invesco anche degli ETF crypto negli USA). E che la cosa dunque abbia fatto il giro del web.

Ma c'è davvero la possibilità che la Cina riapra ad un mondo crypto che ha quasi completamente espulso dai suoi confini? Vieni a parlarne all'interno del nostro Canale Telegram.

Cina ancora sulle crypto? Sempre occhio alle fonti

Una buona rule of thumb, una regola di base detta all'americana, è non prendere per buono NULLA di quello che si legge su X. Il tema di oggi è quello della riapertura della Cina alle crypto e a Bitcoin. Un tema del quale si parla in realtà da tempo e che è tornato alla ribalta per due motivi.

  1. È stato twittato da un account molto seguito

Account molto seguito che però diffonde continuamente rumors infondati e che poi si rivelano essere sempre delle fake news. Anche questa volta non vi è nulla di concreto: si tratta del classico tweet acchiappalike e senza sostanza. Sul tema però torneremo ancora una volta più avanti nel corso di questo approfondimento.

  1. È stato rilanciato da Mike Novogratz

Sì, è quel Mike Novogratz che è a capo di Galaxy, società che è al centro dei movimenti crypto e Bitcoin degli USA a livello istituzionale. Non ha confermato, ma ha twittato il solito "se è vero…". Non lo è. O meglio, potrebbe essere, ma non perché lo ha scritto l'account di cui sopra.

Se diffondono pre-sale, sono poco affidabili

Anche se non hai tempo o voglia di verificare le fonti, basta dare una rapida lettura agli ultimi articoli o agli ultimi tweet di un sito per rendersi conto di che tipo di soggetti abbiamo davanti.

Una regola molto semplice per evitare di cadere in tranelli: se sponsorizzano pre-sale con una certa costanza, puoi star certo di avere davanti delle fonti inaffidabili, che non hanno alcun altro obiettivo che quello di fare click.

Su Criptovaluta.it - leggi qui il nostro codice etico - facciamo le cose diversamente. Anche se questo dovesse significare perdere qualche click.


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A colloquio coi protagonisti.

Alain De Benoist: «Non è una sorpresa: Donald era stato dipinto come il male». Il teorico della Nuova Destra: «Lo hanno sempre demonizzato trattandolo da nemico, non da avversario. Ora vincerà di certo».

Rod Dreher: «Adesso rischiamola guerra civile: no alle vendette». L'intellettuale conservatore: «Trump non mi entusiasma, ma va votato per fermare la sinistra, che ha le mani sporche di sangue».

Lo speciale comprende due articoli.

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di Michael Lebowitz

Di recente i media generalisti hanno avvertito dell'imminente fine dell'accordo sul petrodollaro, comunemente chiamato petrodollaro. Con tali narrazioni arriva l'ansia degli investitori soprattutto se si prendono in considerazione i seguenti titoli sull'argomento.

• L'OPEC interromperà il legame con il dollaro per la determinazione del prezzo del petrolio - The New York Times

• Il petrodollaro è morto e questo è un grosso problema - FX Street

• Dopo 50 anni la morte del petrodollaro segnerà la fine dell'egemonia statunitense - The Street Pro

Prima di saltare alle conclusioni, discutiamo di cosa è e cosa non è il petrodollaro. Con questa consapevolezza potremo poi affrontare le preoccupazioni sulla sua presunta morte. Inoltre possiamo screditare titoli minacciosi come: L'accordo sul petrodollaro scade: perché questo potrebbe innescare il "collasso di tutto".

Prima di iniziare è necessario fare un disclaimer: l'articolo del New York Times di cui abbiamo parlato sopra non è recente, l'ho aggiunto per dimostrare che questa non è una storia nuova. L'articolo del giugno 1975 inizia così:

LIBREVILLE, Gabon, 9 giugno - I Paesi produttori di petrolio hanno concordato oggi di recidere il legame tra i prezzi del petrolio e il dollaro e di iniziare a quotare i prezzi in Diritti Speciali di Prelievo, ha detto il governatore della banca nazionale iraniana, Mohammed Yeganeh.

Cos'è il petrodollaro?

Nel 1974, in seguito all'embargo petrolifero in cui il prezzo del petrolio greggio al barile aumentò di quattro volte, provocando quindi un'impennata dell'inflazione dei prezzi e indebolendo l'economia, gli Stati Uniti cercarono disperatamente di evitare un altro embargo a tutti i costi. I politici statunitensi teorizzavano che un rapporto più forte con l'Arabia Saudita avrebbe contribuito notevolmente al raggiungimento del loro obiettivo.

Fortunatamente anche i sauditi speravano in una relazione vantaggiosa con gli Stati Uniti e avevano bisogno di investimenti affidabili per le loro nuove ricchezze; desideravano anche un migliore equipaggiamento militare. All'epoca l'Arabia Saudita fece registrare un enorme surplus di bilancio a causa dei guadagni derivanti dagli alti prezzi del petrolio e dalle esigenze di spesa relativamente minori provenienti dall'interno del Paese.

Sebbene non sia mai esistito un patto formale sul petrodollaro, è opinione diffusa che gli Stati Uniti e l'Arabia Saudita abbiano stipulato un accordo sottobanco per soddisfare i reciproci bisogni. L'Arabia Saudita fu incoraggiata a investire il proprio surplus in titoli del Tesoro statunitensi, in cambio gli Stati Uniti avrebbero venduto attrezzatura militare all'Arabia Saudita. Entrambi speravano che una relazione migliore sarebbe stata un sottoprodotto di questo accordo.

Il petrodollaro non riguardava realmente il dollaro

Ritengo che le discussioni sul petrodollaro riguardassero principalmente l'Arabia Saudita che necessitava di un luogo sicuro per i propri surplus e gli Stati Uniti che cercavano dollari per finanziare i propri deficit fiscali. Anche se il dollaro sarebbe stata la valuta per tali transazioni, probabilmente non era il fulcro dei colloqui.

Nell'affrontare gli immensi costi della guerra in Vietnam e l'ambiziosa spesa sociale per pacificare i disordini sociali, l'America cercò finanziamenti in deficit; l'Arabia Saudita aveva bisogno di investire le sue eccedenze. Considerata la liquidità e la sicurezza senza precedenti del mercato dei titoli del Tesoro statunitense rispetto ad altre opzioni, l'"accordo" aveva molto senso per entrambe le parti. Inoltre, poiché i proventi petroliferi sauditi sarebbero stati utilizzati per acquistare titoli del Tesoro statunitensi, era logico che l'Arabia Saudita richiedesse ad altri acquirenti di petrolio di pagare in dollari.

Condivido due grafici per apprezzare meglio il deterioramento della posizione fiscale statunitense in quel momento. Il primo grafico qui sotto evidenzia i deficit durante la metà degli anni '70. Oggi molti considererebbero ridicolo un deficit di $50 o $60 miliardi; d'altra parte i deficit rappresentavano un netto allontanamento dalla norma.

Il secondo grafico fornisce il contesto adeguato: la nazione stava sperimentando deficit federali più significativi tra la metà e la fine degli anni '70 rispetto a quelli affrontati durante la seconda guerra mondiale. Considerata l'immensa spesa per quest'ultima, tale fatto fu sorprendente per molte persone all'epoca.

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L'Arabia Saudita non ha dollari da investire

Oggi la situazione è diversa. L'America ha ancora un disperato bisogno di finanziamenti, ma l'Arabia Saudita non ha surplus di bilancio da investire. Secondo un articolo di Bloomberg intitolato Il petrodollaro è morto, lunga vita al petrodollaro:

Avanti veloce fino ad oggi e l'Arabia Saudita non ha affatto un surplus da riciclare. Invece il Paese si sta indebitando pesantemente sul mercato del debito sovrano e sta vendendo asset, comprese parti della sua compagnia petrolifera nazionale, per finanziare i suoi piani economici. È vero, Riyadh detiene ancora importanti riserve in valuta forte, alcune delle quali investite in titoli del Tesoro statunitensi, ma non li accumula più. La Cina e il Giappone hanno molto più denaro immobilizzato sul mercato del debito americano rispetto ai sauditi.

Il monopolio sulle riserve

Molti credono che il governo degli Stati Uniti costringa i Paesi stranieri a utilizzare il dollaro, forzandoli così ad avere riserve in dollari. Ciò sembra logico in quanto le riserve devono essere investite e possono contribuire a finanziare i nostri deficit.

Non sappiamo cosa dicono i nostri politici agli altri Paesi a porte chiuse, ma presumiamo che una certa "persuasione" spinga altri Paesi a utilizzare il dollaro. Indipendentemente da ciò, non ci sono molte opzioni oltre al dollaro.

Gli Stati Uniti offrono ad altre nazioni il posto migliore in cui investire per quattro ragioni principali:

Le quattro ragioni, lo stato di diritto, la liquidità dei mercati finanziari e la potenza economica e militare, garantiscono che la morte del dollaro non avverrà in tempi brevi.

Nessun altro Paese possiede tutte e quattro queste caratteristiche. Cina e Russia non dispongono dello stato di diritto e di mercati finanziari liquidi; inoltre la Russia ha un'economia piccola e fragile. L'Europa non ha mercati dei capitali sufficientemente liquidi, né potenza militare.

Si dice spesso che l'oro e Bitcoin siano candidati a usurpare il dollaro. Tanto per cominciare, non guadagnano un ritorno sull'investimento e i loro prezzi sono incredibilmente volatili. Ci sono molte altre difficoltà che impediscono loro di ottenere lo status di valuta a pieno titolo, che tratterremo però in un altro articolo.

Riepilogo

Anche se ci fosse stato un accordo formale, il petrodollaro non andrà da nessuna parte. Anche se l'Arabia Saudita accetta rubli, yuan, pesos, od oro per il suo petrolio, dovrà convertire quelle valute in dollari in quasi tutti i casi.

L'Arabia Saudita mantiene ancora il suo valore valutario ancorato al dollaro, come mostrato nel grafico qui sotto. Detengono inoltre circa $135 miliardi in titoli del Tesoro statunitensi, il massimo degli ultimi tre anni. Sembra davvero che l'Arabia Saudita stia cercando di dissociarsi dal dollaro e dai mercati finanziari statunitensi?

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Storie come quella sul petrodollaro e sulla sua morte "imminente" del dollaro circolano da decenni. Un giorno avranno ragione e il dollaro seguirà la strada delle precedenti valute di riserva mondiali, ma affinché ciò accada è necessario che ci sia un'alternativa migliore e ad oggi non esiste nulla che ci si avvicini.

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[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/

Supporta Francesco Simoncelli's Freedonia lasciando una "mancia" in satoshi di bitcoin scannerizzando il QR seguente.

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La storia spesso assume modalità impensabili per ripetersi. Tutti noi ritenevamo l'attentato politico come qualcosa di ormai sorpassato, inattuale, quantomeno nelle democrazie avanzate. Eppure, ecco che la storia ci sorprende nuovamente e ci rammenta che è bene non ignorarla. Osiamo azzardare un paragone. L'attentato dal quale Trump è uscito miracolosamente illeso assomiglia in modo impressionante a quello che a Sarajevo costò la vita all'arciduca Francesco Ferdinando d'Austria nel 1914. Anche in quel caso uno sparo, un attentatore giovane con simpatie estremiste e, soprattutto, anche allora uno scenario internazionale incendiato, in bilico verso una guerra globale che sarebbe di lì a poco scoppiata e di cui l'uccisione dell'erede al trono asburgico fu il pretesto.

Fortunatamente, Trump non è stato ucciso.

Forse qualcuno avrebbe preferito che il proiettile centrasse il bersaglio ma così non è andata.

In un precedente articolo sul raro spazio di libertà che è questo sito abbiamo messo in luce quanto la situazione politica del mondo contemporaneo sia tremendamente simile al contesto internazionale che ha preceduto la Prima guerra mondiale.

Il ritrovato imperialismo violento russo; l'espansionismo finanziario e neo-colonialista cinese; la guerra tra Israele e il fondamentalismo islamico nel medio oriente; il caos politico in Europa (un' Europa che assomiglia sempre di più all'Austria-Ungheria prima del suo crollo con una spruzzata di programmazione economica dal sapore sovietico).

L'incandescente contesto americano va ad aggiungersi alla disgregazione che sembra incombere sul mondo e le coincidenze storiche, che coincidenze non sono mai, si moltiplicano.

Il tentativo di uccidere Trump, leader politico legittimamente scelto da gran parte dell'elettorato della più grande democrazia del mondo, unito alle minacce dei missili russi puntati sulle capitali europee sono gli ultimi tasselli di un mosaico che si fa ogni giorno più cupo.

Per un soffio Butler in Pennsylvania non è stata come Sarajevo nel 1914. Ma la storia ci insegna che un espediente può emergere da qualunque avvenimento, anche il più impensabile come un attentato ad un candidato presidente.

Camminiamo sull'orlo dell'abisso e ogni tanto inciampiamo pure.

Francesco Teodori, 15 luglio 2024

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🧐 Cosa regola l'AI Act e a chi si rivolge? Il nuovo Regolamento Europeo sull'Intelligenza Artificiale è stato pubblicato in questi giorni nella Gazzetta Ufficiale dell'Unione Europea e sarà applicabile integralmente entro il 2026. L'AI Act garantisce che le applicazioni di intelligenza artificiale siano implementate e utilizzate in modo sicuro, etico e rispettoso dei diritti fondamentali e delle libertà individuali. Inoltre, definisce regole e limiti degli attori coinvolti in materia di AI: fornitori, distributori, rappresentanti, importatori e deployers (coloro che utilizzano sistemi di AI, assoggettati ai particolari obblighi elencati nell'art. 26 in quanto sistemi ad alto rischio) appartenenti a qualsiasi comparto economico. Nel nuovo Regolamento, vi è un'ampia sezione dedicata ai diritti degli utenti nei confronti dei fornitori di servizi di AI. 🧐 Quali sono le principali tutele per gli utenti sancite dall'AI ACT? In particolare ci sono 5 elementi da conoscere del nuovo AI Act per la tutela degli utenti: 1. Divieti di Pratiche Dannose: il regolamento vieta pratiche di AI che possono essere dannose per le persone, come l'uso di tecniche subliminali o manipolative, lo sfruttamento di vulnerabilità legate all'età o alla disabilità, e la creazione di banche dati di riconoscimento facciale tramite scraping non mirato di immagini 2. Trasparenza e Etichettatura: i fornitori devono garantire che i sistemi di AI destinati a interagire con persone fisiche informino chiaramente gli utenti che stanno interagendo con un sistema di AI. Inoltre, i contenuti generati o manipolati artificialmente devono essere chiaramente etichettati 3. Requisiti per Sistemi di AI ad Alto Rischio: i sistemi di AI ad alto rischio devono soddisfare requisiti specifici per garantire la tutela della salute, della sicurezza e dei diritti fondamentali. Questi includono la valutazione dell'impatto sui diritti fondamentali e la conformità a norme armonizzate 4. Sanzioni per Violazioni: il regolamento prevede sanzioni pecuniarie significative per i fornitori che violano le disposizioni, con multe che possono arrivare fino al 7% del fatturato mondiale annuo totale o 35 milioni di euro, se superiore. 5. Spazi di Sperimentazione Normativa: sono previsti spazi di sperimentazione normativa dove i fornitori di sistemi di AI possono sviluppare, addestrare, testare e validare le loro tecnologie prima della loro immissione sul mercato, garantendo che i sistemi di AI rispettino le normative vigenti. 🧐 Quali garanzie specifiche offre l'AI ACT agli utenti e quali sono i fattori di rischio che vengono ridotti? A dare risposta immediata a tali quesiti interviene Lexroom AI Act, la nuova piattaforma basata sull'intelligenza artificiale generativa di Lexroom.ai per studiare e interrogare il Regolamento Europeo sull'Intelligenza Artificiale, in pochi secondi. 😊 Come funziona Lexroom AI Act Basta porre dei quesiti giuridici in linguaggio naturale perché la piattaforma generi in pochi secondi un semilavorato di parere o una risposta pragmatica, in base alle proprie necessità, che cita le fonti giuridiche utilizzate. È proprio la citazione delle fonti a rendere Lexroom.ai uno strumento d'eccellenza e di utilità per chi opera in campo legale: le informazioni che restituisce la piattaforma sono attinte da dataset di fonti istituzionali grazie a un insieme completo di algoritmi generativi avanzati, per garantire contenuti sempre pertinenti e accurati. L'obiettivo di Lexroom AI Act, ideato e progettato con la collaborazione di professionisti del settore da Lexroom.ai - startup che semplifica la ricerca legale, - è permettere agli utenti, avvocati in primis, ma anche a tutti coloro che vogliono conoscere in modo approfondito l'AI Act, di navigare con facilità la normativa, risparmiando tempo prezioso e garantendo risposte accurate e aggiornate.

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AI generated image

The last 24 hours will go down in the history books. Something has changed.

Unless you have been living under a rock, you will know that there was an assassination attempt on Trump.

First of all, I've seen enough. Trump will almost guaranteed win the election after this, he is getting sympathy from everyone.

And the image of Trump, blood running down his face, standing up and raising his fist will go down as a defining moment in history.

But I'm here to give you the other side of the story that you won't hear in the mainstream media.

Namely, because the mainstream media is complicit in what happened. Years of hatred and divisive rhetoric against not only Trump, but also against Conservatives in general, has led to this moment.

We were merely an inch away from Trump being assassinated live on air. Somehow the bullet barely missed his head, hitting him in the ear.

Unfortunately, Trump supporters in the firing line was not so lucky, with one person who tried to protect his family being murdered.

The far-left is a danger to democracy - The mainstream media will not tell you this.

So here is my expert political analysis that you won't get from anyone else…

If you aren't already, become a paid subscriber today to support my work as an independent journalist. I need your help to expose the mainstream narrative.

And you get exclusive articles such as this one where you get my expert political analysis, giving you the other side of the story!

I myself have been the victim of far-left attacks, with the family dog being poisoned. So your support is highly appreciated and helps me to keep going.

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Vi segnalo, perché l'ho letto oggi, anche se è un po' nascosto sui giornali, che riguarda Kamala Harris, non esattamente una che passava in là fischiettando, ma è vicepresidente degli Stati Uniti e dovrebbe sostituire Biden se si rincoglionisce del tutto. Kamala Harris, prima che ci fosse l'attentato, in un comizio, ieri, non 8 anni fa, ma prima del comizio, sapete cosa ha detto? "Non dovremmo mai più pensare di vedere Donald Trump dietro a un microfono".

Perfetto, perfetto. Allora, chi è che incita all'odio? Il vicepresidente degli Stati Uniti che dice che non vuole mai più vedere Donald Trump dietro a un microfono? Che cazz* vuol dire 'non vedere mai più Donald Trump dietro a un microfono'? Che uno prende, gli spara e quello dietro al microfono non lo vedi più.

Allora, sto esagerando? Sì, forse sto esagerando. Però quando si fa un'analisi del fatto che Donald Trump è stato colpito, non a morte, ma per un millesimo, problema qual è secondo i giornali? È che è divisivo per l'America?

Leggi anche:

Sì, certamente. Tutti i politici sono divisivi, lo era anche Berlusconi. Forse solo quelli di sinistra mettono tutti d'accordo e quelli che non sono d'accordo sono dei testi di minchia, però quando uno è divisivo, Milei è divisivo, che facciamo, lo ammazziamo perché è divisivo? Giustifichiamo il fatto che uno possa fare un attentato perché è divisivo?

Non voglio parlare di campagna d'odio. Ma se il vicepresidente degli Stati Uniti, Kamal Harris, dice che Trump non dovrebbe mai più stare dietro ad un microfono, io penso che il commento da fare è "l'odio c'è, le campagne sono divisive, ma qualche caz** di responsabilità, questi signori che considerano Trump un minus abens, con il loro presidente di cui vorrei parlare, beh, insomma ce lo devono avere".

dalla Zuppa di Porro del 14 luglio 2024


Disfattista no, non aiuta, è un sentimento negativo ti dicono, ma qual è il confine tra disfattismo e realismo? Arriva la notizia di Trump ferito in Pennsylvania da un cecchino, una storia pazzesca, irreale, un tiro da sopra un palazzo da 150 metri, il colpo che si mangia un pezzo d'orecchio, quella dietro di lui centrata in pieno e ammazzata, mezzo centimetro, il fremito impercettibile del dito sul grilletto del fucile di precisione, di quelli a quanto pare "adatti per le stragi", da non credere, da non pensare allo scenario: mondo impazzito, sul ciglio della guerra totale, venti sconvolti, sommovimenti di rivolte, di sobillazioni, l'America oltre l'orlo dell'isteria. No, meglio non pensarci, meglio credere al soffio provvidenziale di un dio che stanco di conflitti, di autocombustoni, ci risparmia per il momento il focolaio più grosso, forse definitivo. Ma leggi la notizia e, da disfattista che conosce i suoi polli, non ce la fai a non chiederti cosa dirà la sinistra incarognita e stupida: Trump si è sparato da solo? Ha pagato qualcuno? Se l'è cercata, se l'è meritata in quanto divisivo e fomentatore di odio? Non passano dieci minuti e su X si trova tutto questo e di più, ogni ipotesi cervellotica, demenziale o indecente. Non sarà che è la realtà ad essere disfattista, che il cinismo è ormai l'ultima spes della ragione?

A sinistra, quella nostrana in particolare, l'unica preoccupazione è sviare i sospetti, non importa se al prezzo di rivelarsi scemi o ignobili; mistificare, senza riuscire a nascondere i veri sentimenti dalla esaltazione per il tycoon sporco di sangue al rimpianto per quel centro mancato in fronte. Poi subentra la rabbia per la reazione orgogliosa, ma dettata dalla disperazione e dallo shock: il miliardario settantottenne che resta in piedi, la faccia una maschera di sangue, solleva il pugno, ringhia qualcosa (lo vedi quanto è divisivo, lo vedi quanto è stronzo che non è neanche morto?) e "datemi le scarpe dove sono le mie scarpe?" a quelli della sicurezza che per proteggerlo lo hanno travolto, schiacciato a terra.

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Scena da film, ma la consapevolezza che è tutto vero la rende agghiacciante, toglie via ogni altra suggestione. Non per la sinistra italiana, schizofrenica tra risata e rimpianto, atterrita ad una ed una sola prospettiva: adesso quello vince sicuro, adesso non servirà più neanche accusarlo di genocidio. E giù imprecazioni da curva e da bettola per quel mezzo centimetro troppo spostato sull'orecchio. Ma che si deve fare? Che possiamo fare, adesso, davanti a questa tragedia mancata che per noi è una tragedia compiuta? Diverse testate, tutte quelle della sinistra progressista e schleiniana, della agenda globale, si lanciano subito, come stormo di bombardieri, con enfasi non sospetta ma chiarissima, sulla indiscrezione del Washington Post, la presunta matrice repubblicana del cecchino, con ogni evidenza anche fisiognomica un tarato: ma poi che c'entra, che vuol dire se un ventenne pazzo criminale la pensa come la pensa e magari nel suo delirio drogato considera Trump, vai a sapere per quali vortici malati, uno da eliminare? Che i non democratici sono tutti pazzi assassini? Che si ammazzano tra loro? O che, come immancabilmente sgorga dagli anfratti della sinistra cogliona, che questa è la conseguenza delle armi facili, che bisogna abolire le armi, la Nemesi della destra guerrafondaia e armaiola?

Nel nichilismo disfattista uno si potrebbe magari chiedere, anche solo per giocare alla fantapolitica, quanto costa un cecchino psicopatico, quale possa essere la sua tariffa per cambiare idea. Ma nessuno vuole saperlo davvero, tanto più che non può rispondere, lo hanno abbattuto. Poi ci sarà tempo per le ricostruzioni, le ipotesi, le dietrologie e le domande destinate a non trovare risposta, per esempio come ha fatto un ragazzino matto a sistemarsi tranquillo su un palazzo ad appena 150 metri dal suo bersaglio. Certo quei pochi millimetri di differenza, quel mondo a pochi millimetri dallo sbando, fanno paura, autorizzano i sospetti più sfrenati e non c'è dubbio che non ci faremo mancare niente, che ne sentiremo di tutti i colori.

Ma, prima dei sospetti, una certezza che poi è una conferma: ad essere oltre lo sbando è una sinistra, particolarmente la nostrana alla puttanesca, che ha definitivamente rinunciato alle elementari categorie del buon senso, della prudenza, della decenza, della solidarietà istintiva. Almeno Biden è più umano: appena saputa la notizia, ha chiesto di parlare col presidente Kennedy e si è sincerato che Lee Oswald fosse stato tolto di mezzo.

Max Del Papa, 14 luglio 2024

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Con questo libro, denso, pensato per gli addetti ai lavori ma leggibile anche da un pubblico più vasto, Maurizio Sacconi e Francesco Verbaro presentano un'appassionata difesa della riforma della pubblica amministrazione voluta dal primo governo Amato e disattesa o rivista dagli esecutivi successivi. Ciò è in netto contrasto con la narrazione prevalente di quel convulso 1992 che vede il primo passaggio di Giuliano Amato a Palazzo Chigi. Ricordiamo per sommi capi la scansione degli avvenimenti. Siamo in piena Tangentopoli: il 17 febbraio viene stato arrestato Mario Chiesa, presidente del Pio Albergo Trivulzio. La tempesta monta con sorprendente velocità, arrivando a travolgere il Partito socialista. Eppure, in una Roma mai così lontana dal Nord nel quale crescono le "leghe" (allora si usava il plurale, come oggi con le "destre"), dopo le elezioni di aprile si prevede tutt'altro: Giulio Andreotti pare destinato al Quirinale e, una volta eletto Presidente, richiamerebbe Bettino Craxi a Palazzo Chigi. Le cose, com'è noto, vanno diversamente. Per ragioni extra-politiche: la strada ad Andreotti la sbarrano le bombe di Capaci, a Craxi le bordate del tribunale di Milano.

Tocca ad altri. Al Colle, a causa di Marco Pannella, a succedere a Cossiga è Oscar Luigi Scalfaro, un democristiano di Novara che appartiene alla destra del partito e che verrà ricordato come nemico irriducibile di Silvio Berlusconi. In modo più lineare, al posto di Craxi a Palazzo Chigi va Giuliano Amato. Amato oggi è un monumento della Repubblica. All'epoca è il Topolino di Forattini e, nella rappresentazione mediatica, un politico a vocazione funzionariale, intelligente quanto grigio. Tutt'oggi, il suo governo (che pure pilotò l'Italia in una tempesta terribile) viene ricordato, per il prelievo forzoso del 6 per mille dai conti correnti, la notte fra il 9 e il 10 luglio 1992. Nel racconto di quegli anni che s'impone col passar del tempo, Amato presidente del consiglio è ridotto a una sorta di anticipatore del primo tecnico, Carlo Azeglio Ciampi. A quest'ultimo viene di solito attribuito quanto di buono avviene nel momento del canto del cigno della prima repubblica.

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Sacconi (che nel governo Amato era sottosegretario, appunto, alla funzione pubblica) e Verbaro sono due "revisionisti". Da una parte, sottolineano come "la Democrazia Cristiana e il Partito Socialista avevano affrontato le elezioni con una prospettiva condivisa di lungo periodo consapevoli, ben più di quanto sia stato loro riconosciuto, dei cambiamenti necessari".

Dall'altra, ricordano che se l'arrivo a Palazzo Chigi di Giuliano Amato avviene in un momento di accelerazione delle difficoltà finanziarie e politiche, egli

dice esplicitamente di non volere limitarsi ad attraversare 'la nottata' e, nella difficoltà, alza il livello delle ambizioni. Il clima nel governo, sin dai primi giorni, almeno per il Presidente e coloro che gli sono più vicini, è quello di reagire alla tempesta con azioni forti, coraggiose, che mettano al riparo l'Italia, diano spinta alla crescita e dimostrino l'orgoglio di un ceto politico nella fase del probabile declino.

Le inchieste milanesi hanno una tale forza che si abbattono come un martello mediatico su tutta la classe politica. Il grosso dell'opinione pubblica ebbe, del governo Amato, l'impressione di un tentativo destinato a fallire: i partiti, sotto assedio, si difendevano alla bell'e meglio.

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Sacconi e Verbaro rivendicano invece a quell'esperienza qualcosa che raramente i successori ebbero. Una visione e nello specifico una visione in larga misura ispirata al principio che per funzionare meglio il pubblico avrebbe dovuto assomigliare di più al privato. Che il cittadino dovesse essere riconosciuto come più simile a un "consumatore" dei servizi pubblici per cui pagava, tramite le imposte, un prezzo non negoziabile. E che perché ciò avvenisse dovevano cambiare gli incentivi all'interno della PA. Già nel presentarsi alle Camere, Amato annunciò una riforma del pubblico impiego improntata a obiettivi di "flessibilità, mobilità ed efficienza". Per Sacconi e Verbaro:

La tendenziale omologazione tra lavoro pubblico e privato diventa per il governo la leva sulla quale costruire una, per quanto possibile, 'aziendalizzazione' delle funzioni pubbliche (…) La riforma vuole segnare il passaggio alla centralità degli obiettivi e dei risultati. Lo stesso contenimento della spesa corrente, che è tanta parte del buon governo di Giuliano Amato (primo), deve essere obiettivo quantificabile con risultati poi misurabili. Si usa, per spiegare la riforma, lo slogan 'dagli atti ai fatti'.

La parola "aziendalizzazione" ricorda ai più soprattutto il cambiamento di natura giuridica che investe le Unità sanitarie locali e i presidi sanitari più importanti. La riforma della sanità del 1992 identifica la "strumentalità" di quegli enti, provando a sciogliere una relazione perversa con gli enti locali e a legare l'erogazione del servizio a obiettivi di efficienza. Consentirebbe, sulla carta, l'organizzazione di forme di concorrenza all'erogatore di diritto pubblico, favorendo esperimenti di quasi-mercato da parte delle Regioni. L'anno successivo il governo Ciampi "salverà il sistema sanitario nazionale", come si legge nel resoconto offerto di quelle vicende su un sito Internet, e la riforma Amato/De Lorenzo verrà ulteriormente riscritta da Rosy Bindi, ministro della sanità nel governo di centro-sinistra. L'unica Regione a sfruttare le possibilità offerte da quella legge del 1992 sarà, nel 1997, la Lombardia guidata da Roberto Formigoni.

Con la riforma della funzione pubblica, secondo Sacconi e Verbaro, è avvenuto qualcosa di simile: il potenziale delle iniziative del governo Amato non è stato mai davvero sfruttato, anzi gli esecutivi successivi hanno recitato la parte del gambero.

Perché? Forse perché il pubblico impiego rappresenta il gruppo di interesse più potente in qualsiasi Paese, ma soprattutto in un Paese nel quale lo Stato intermedia all'incirca la metà del prodotto. Mentre gli altri gruppi d'interesse (dalle imprese private ai lavoratori) sperimentano raramente una piena convergenza dei propri obiettivi, il pubblico impiego tende a trovarla nella conferma dello status quo.

Il governo Amato tentò di unire il controllo della spesa e un profondo ripensamento di carattere organizzativo, quest'ultimo funzionale al primo.

La delega e ancor più il decreto delegato sono infarciti di presidi alla spesa. E per evitare la ricerca del consenso da parte dei ministri, viene istituita l'agenzia per la contrattazione ARAN secondo il modello invalso nei due maggiori enti delle partecipazioni statali. La politica deve dare all'agenzia indirizzi e risorse in base alla predeterminazione dei relativi accantonamenti di bilancio. I controlli devono essere quindi ex ante ma anche poi ex post. Nonostante questo rigido corsetto alle relazioni collettive di lavoro, il nuovo impianto le vuole avvicinare a quelle del settore privato. (…) L'obiettivo è, come già affermato, di partire dal riconoscimento alle amministrazioni degli stessi poteri del 'privato datore di lavoro', liberandole dalle molte inibizioni derivanti dai rapporti tra politica e sindacati.

Non è neppure il caso di ricordare che le cose andarono diversamente e i mali della pubblica amministrazione non vennero debellati. Forse vale la pena di interrogarsi sul perché quelle riforme vennero scritte nel 1992, e poi furono largamente disattese. L'amara verità è che, in una democrazia avanzata di 50 (allora) o 60 (oggi) milioni di abitanti, nella quale ampio e pervasivo è il ruolo dello Stato nell'economia e conseguentemente ampia e articolata la rete dei gruppi d'interesse che ne vivono, le riforme sono possibili solo se c'è una leadership fortissima a spingerle (à la Thatcher) oppure se a dettarle è la necessità.

Per tornare alla consapevolezza dei cambiamenti necessari da parte dei protagonisti dell'epoca. Nell'accomiatarsi dal Parlamento, con uno dei più discorsi più densi che un premier italiano abbia mai pronunciato, Giuliano Amato si dimostrò convinto di essere innanzi a un cambio di regime: "il regime fondato su partiti che acquisiscono consenso di massa attraverso l'uso dell'istituzione pubblica nasce in Italia con il fascismo e ora viene meno". Nel discutere su fascismo, prima, seconda e forse terza repubblica, in tanti hanno parlato di tutto. In pochi si sono soffermati su questo punto sottolineato da Amato (la relazione fra sistema politico e allocazione della spesa pubblica) o sul ruolo della PA al centro del libro di Sacconi e Verbaro. Tema meno appassionante di certe querelle infinite, ma non necessariamente meno importante.

Maurizio Sacconi e Francesco Verbaro, 1993. Il tentativo di reinventare lo Stato. Attualità e prospettive di una riforma, prefazione di Stefano Parisi, Roma, Studium, 2023, pp. 176.

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